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Distanti in chiesa, ammassati in discoteca

In chiesa valgono rigorose regole sul distanziamento

Partecipare ad un matrimonio al tempo del Covid significa occupare in due una panca lunga 3 metri, indossando rigorosamente la mascherina. In discoteca invece si balla in pista ammassati. È il più grande controsenso che ha caratterizzato la grande mole di norme confuse entrate in vigore da quando siamo stati colpiti dalla pandemia. In Sicilia, il caso vuole, le sale da ballo aprono anzitempo, anticipando la fase tre. Le linee guida sono molto flessibili, inverosimilmente. In uno stabilimento balneare bisogna misurare preventivamente la temperatura e registrare la propria presenza. In discoteca è richiesto semplicemente la misurazione della temperatura all’ingresso e tutti liberi senza mascherina all’interno del locale.

A Catania, da ieri, impera l’isteria di massa

da quando cioè è circolata la notizia che un giovane che aveva partecipato al mercoledì “face the music” dell’Afrobar alla playa era risultato positivo al tampone. Secondo le stime di chi ha partecipato all’evento erano presenti 2.500 persone e i video pubblicati sembrano confermarlo. In una pista da ballo stracolma si balla e si suda appicicati gli uni con gli altri. I telefoni dell’Asp sono intasati da ieri per avere notizie, hanno tutti paura e c’è da crederlo se al face hanno partecipato 2.500 ragazzi, un numero che si moltiplica all’ennesima potenza se si pensa alle famiglie di questi 2.500.

E mentre si pensa alla modalità con cui torneranno a scuola bambini e ragazzi e si cercano soldi per adeguare strutture e compare banchi monoposto, in Sicilia si va in discoteca come se nulla fosse.

La colpa non è dei titolari e dei gestori delle sale da ballo

Loro si attengono alle norme, a parte quando fanno entrare troppa gente, il punto è che a qualcuno faceva comodo che le discoteche ritornassero attive e non erano solo i proprietari delle discoteche. Bisogna guardare alla politica sicula che nell’isola ha spinto perché si facesse prima. Mentre il Decreto nazionale di Conte fissava per metà luglio la riapertura, a inizio giugno si aprivano i battenti delle discoteche senza neanche fissare regole rigide. Chi degli onorevoli della maggioranza ha interessi nelle sale da ballo? Chi quel deputato regionale noto organizzatore di serate che ha contribuito a stilare le linee guide e ha spinto con con grande insistenza per la riapertura?

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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