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Dissesto e disastro. Tagli all’indennità? La ricetta di Bianco ‘Salva Catania’

Tutti pazzi per il dissesto. Politici e cittadini della Città di Catania tirano dal cilindro soluzioni fantasiose. Organizzano cortei e manifestazioni come se una marcia su via Etnea potesse risanare la voragine che la Corte dei Conti ha riscontrato nelle casse comunali. Ognuno è pronto a dire la sua, anche l’ex sindaco Enzo Bianco accusato di essere il principale responsabile del disastro che terrorizza un’intera città.

“L’operazione verità” di Enzo Bianco

Cronostoria

La difesa d’ufficio dell’ex sindaco, oggi consigliere comunale seduto tra i banchi dell’opposizione, non passa indifferente e inosservata sui social. Centinaia le visualizzazioni e altrettanti i like ricevuti.

«Io smisi di fare il sindaco il 31 dicembre 1999. Lasciai i conti del Comune di Catania in questo modo: un avanzo di amministrazione per 3,8 milioni di euro e un fondo cassa positivo di 38 milioni di euro». Checché se ne dica, la Primavera di Bianco fu un trionfo macchiato solamente dall’ambiziosa scelta di lasciare la città per il Ministero dell’Interno che i catanesi si legarono al dito.

«Il 17 giugno del 2013, quando torno a fare il sindaco di Catania non c’era più un avanzo di amministrazione, ma un saldo di cassa negativo», ricorda Bianco. «Mancavano cioè per anticipazioni di tesoreria 123,6 milioni di euro. E l’ultimo consuntivo approvato dall’amministrazione di Stancanelli, chiudeva con un disavanzo di esercizio al 31 dicembre del 2012 con quasi 140 milioni di deficit». Il lettore attento noterà che i 140 milioni di deficit corrispondono a neanche il 10% del buco lasciato dall’amministrazione Enzo Bianco per l’ammontare di 1,6 miliardi di euro. Inoltre, sarebbe bene ricordare che l’ex sindaco, oggi senatore in quota Diventerà Bellissima – FDI, ereditava a sua volta una situazione ancora più devastante.

L’eredità di Umberto Scapagnini

Dopo le dimissioni di Umberto Scapagnini nel 2008, il ragioniere generale della Regione Siciliana nominato commissario, Vincenzo Emanuele, mise mano ai conti.

Nel 2003, i debiti di Palazzo degli Elefanti ammontavano a 778 milioni di euro di cui 565 milioni per i mutui contratti con varie banche e la Cassa depositi e prestiti, 130 milioni per debiti accumulati nei confronti dei fornitori del Comune, 83 milioni di disavanzo finanziario relativi al periodo 2003-2004. Il piano di risanamento predisposto dal commissario interveniva sugli affitti, sulla rimodulazione delle quote di ammortamento del debito e sui debiti commerciali del Comune.

In riferimento al rendiconto 2006 del Comune di Catania, i magistrati della Corte dei Conti riscontrarono la presenza di gravi irregolarità. In particolare «carente attendibilità delle strutture contabili, indeterminatezza delle risorse, parziale e carente gestione dei residui, mancato effettivo ed efficace finanziamento dei debiti fuori bilancio e dei disavanzi Amt, insufficienza delle risorse destinate al disavanzo 2003». Inoltre, secondo la Corte dei conti il disavanzo di amministrazione per il 2006 ammontava a 58,9 milioni. Quindi, un secondo deficit da parte della seconda amministrazione targata Scapagnini.

Enzo Bianco accusa Roberto Bonaccorsi

«Avrei potuto dichiarare comodamente il dissesto del Comune di Catania», afferma nel suo video Enzo Bianco. «La responsabilità era dei miei predecessori. E invece non l’ho fatto! Ho cercato di lavorare e di salvare i conti della vita della mia città», dichiara l’ex sindaco.

A questo punto, l’accusa a Bonaccorsi. «L’unico vero grande errore di quel piano di dissesto predisposto dall’attuale assessore Bonaccorsi era che clamorosamente sottovalutava i debiti fuori bilancio del Comune di Catania. Diceva che c’erano 8 milioni di euro di debiti fuori bilancio ma la cifra era enormemente più grande. E non lo dico io questo. Lo dice la Corte dei Conti, proprio nella relazione del Procuratore Generale che ha chiesto il dissesto per il Comune di Catania».

In base alla delibera illustrata da Enzo Bianco, il Procuratore Generale riscontrava che i debiti fuori bilancio erano pari a 712 milioni di euro e non di 8 milioni come aveva dichiarato l’assessore Bonaccorsi nel 2012. Bianco però omette di dire che entro i primi 6 mesi dal suo insediamento avrebbe potuto rimodulare il piano di riequilibrio che oggi contesta. Perché non lo ha fatto?

Il “mea culpa”

«Ciononostante, io ho mandato avanti il Comune facendo risparmi molto più ampi rispetto a quelli che erano previsti nel piano. Di questo me ne da atto la stessa Corte dei Conti nella sua deliberazione n.200 del 2015, richiamata di recente nel 2018», incalza l’ex sindaco.

«Nonostante su alcune voci abbiamo anche sbagliato spendendo più di quello che avevamo previsto, nel complesso, vi è un risparmio di quasi 20 milioni di euro».

Praticamente oggi, con il piano di rientro di una annualità predisposto durante la sindacatura di Enzo Bianco, si arriverebbe a coprire il pagamento di una mensilità dei dipendenti comunali che, appunto, hanno un costo che si aggira intorno ai 20 milioni al mese.

«Questo risparmio è stato fatto attingendo da voci come il costo della politica».

Nel video, Enzo Bianco legge uno schema. “La riduzione delle indennità di sindaco, giunta e consiglieri, ha portato a un risparmio di quasi 2 milioni di euro nel 2014 e altrettanti nel 2015”.

«Pensate», afferma. «Per tutto un anno non ho preso un euro come sindaco e per gli altri 4 anni mi sono ridotto la mia indennità del 50 per cento senza fare alcuna pubblicità su questo», confessa. “Ma considerando che in tutta la consiliatura si è presentato solo due volte in aula…”, bisbigliano i detrattori.

Di fatto, quei 2 milioni di euro rappresentano una goccia d’acqua nell’oceano. Ma oggi più che mai, misura necessaria non tanto per colmare il grande debito fuori bilancio, quanto per non allontanare ulteriormente i cittadini dalla cosa pubblica. La pratica associata al partito pentastellato, infatti, ad altro non serve se non a mantenere viva la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Fiducia, oggi, sempre più flebile negli umori dei catanesi.

L’unica colpa imputabile ai cittadini, se di colpa si può parlare, è avere votato le persone sbagliate. E di certo, proporre di addebitare in bolletta il deficit del Comune ai cittadini come è stato fatto dal sindaco Salvo Pogliese, non è una idea saggia e in forte dubbio la reale fattibilità. I cittadini non sono complici di un ladrocinio compiuto a loro stesso danno. Su questo dovrebbe indagare la Procura. A proposito, qualcuno li ha avvisati?

La ricetta salva dissesto di Enzo Bianco

«Il dissesto avrebbe potuto essere evitato? Certamente», ammette l’ex sindaco. «Ma non è solo una mia opinione. Lo dice chiaramente anche il Ministero dell’Interno. Sino al 30 novembre c’è il tempo di riuscire a fare un nuovo piano. La Corte dei conti ha deciso di no. La giunta ha deciso di no. Ovviamente la giunta se ne assume la responsabilità».

«Ma noi daremo una mano lo stesso per evitare che siano i catanesi a pagare per tutto questo».

Collaborazione politica e assoluzione dei catanesi. Con la chiusura del suo discorso sembra avere messo al tappeto il sindaco Salvo Pogliese.

«Come presidente del consiglio nazionale dell’Anci mi impegno con tutte le mie forze per ridurre per esempio il costo dei mutui che l’amministrazione Stancanelli ha posto in essere con la Cassa Depositi e Prestiti e per cui adesso paghiamo un tasso del 5,5 – 6 per cento».

«Faremo un’azione congiunta insieme con l’amministrazione attuale per far sì che il costo del dissesto non lo paghino per intero i catanesi».

 

 

 

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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