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Disabile violentata all’Oasi di Troina, operatore sanitario incastrato dall’esame del Dna

Anche l’esame del Dna confermerebbe l’accusa di violenza sessuale da parte di un operatore sanitario nei confronti di una giovane disabile, ospite dell’Oasi di Troina. Il 37enne avrebbe stuprato la ragazza ad aprile, approfittando del fatto che la 26enne fosse ricoverata nella struttura in quanto positiva al Covid19. Dalla violenza, la giovane è rimasta incinta.

La comparazione del materiale biologico dell’indagato e del feto disposto dal procuratore Massimo Palmeri e dai sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo svelano come il padre del bimbo che la giovane porta in grembo sia proprio l’operatore sanitario. L’esame, possibile grazie a una moderna tecnica, ha permesso l’estrapolazione del Dna del nascituro con esami eseguiti sul sangue della mamma. L’esito ha dato una compatibilità del 99,9%. Sul neonato sarà successivamente compiuta una successiva estrazione del Dna per una ulteriore conferma.

Il sospettato, durante l’interrogatorio della squadra Mobile della Questura di Enna, aveva confessato il reato. Dunque era scattato il fermo, poi  confermato dal Gip.

La Procura ha acquisito anche le perizie di due esperte, una neuropsichiatra ed una psicologa, che hanno sostenuto la totale incapacità della giovane a dare il proprio consenso ad un rapporto sessuale, poiché la vittima risponde già con difficoltà ai bisogni primari. Un’ipotesi investigativa che prende corpo è “l’indagato abbia reiterato nel tempo il reato di violenza sessuale”.

Sono in corso indagini per verificare se l’uomo abbia avuto in affidamento altre donne nell’Oasi di Enna. Al termine dell’analisi dei dati raccolti dalla squadra mobile, la Procura valuterà se disporre accertamenti medici per verificare l’ipotesi di casi di eventuale violenza sessuale su altre ospiti della struttura.
E.G.

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Redazione

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