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Diritto alla bigenitorialità: l’Italia si dichiara negligente

Diritto alla bigenitorialità negato in Italia per negligenza

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per non aver rispettato uno dei diritti umani fondamentali dei padri e dei loro figli: il diritto alla bigenitorialità.  A dichiararsi colpevole dinnanzi al Tribunale di Strasburgo è stata l’Italia per evitare una condanna definitiva e il pagamento di un risarcimento.

Il Belpaese ammette la sua colpa ma, imbrigliata in un sistema che non funziona, non riesce a dar seguito alla sentenza della Corte Europea sul diritto alla bigenitorialità.

In gioco per anni c’è stato il diritto di un padre a stare con il figlio nato da una relazione finita. Un padre separato che non può vedere il figlio a causa della madre. Una battaglia legale infinita, una spesa economica spesso insostenibile e il ricorso a Strasburgo come ultima spiaggia.

La sentenza di della Corte di Strasburgo ha più volte rimproverato all’Italia di non aver predisposto un sistema giuridico adeguato a tutelare il diritto inviolabile del genitore di esercitare il naturale rapporto familiare col figlio.

(leggi il precedente del Cedu sul caso Lombardi)

La storia di Luca e suo figlio

I futuri genitori del bambino, dopo una lunga relazione, si separano prima ancora che il padre Luca sappia della nascita del figlio. Quando però il padre scopre che sta per divenire padre rinuncia ad un imminente trasferimento per restare in Italia per assumersi le proprie responsabilità.

La madre ostacola in ogni modo il rapporto padre-figlio, tanto da impedire al padre di vedere suo figlio in modo spontaneo e libero. Si apre una battaglia legale infinita che dura anni e che inevitabilmente arreca danni a Luca e al bambino.

Finalmente la giustizia italiana si muove. Vista la situazione d’emergenza e i disagi per il minore, si affida il bambino ai Servizi Sociali e al servizio specialistico della ASL. Viene incaricata l’Associazione Bambini nel Tempo Onlus di attivarsi per la ripresa, in tempi contenuti, della relazione tra il padre ed il figlio. Tutto si blocca di nuovo perchè il Tribunale sbaglia l’invio del fax ai soggetti incaricati che, quindi,  si rifiutano di agire senza la ricezione del fax da parte del Tribunale.

C’è di più, l’Associazione Bambini nel Tempo Onlus, incaricata dal giudice, indica al padre due strade: entrare in convezione privata con l’associazione, pagando 100 euro ad incontro con il figlio o stare in una lista di attesa con tempi incerti. Il padre, tramite il Suo legale, scrive due volte al giudice del Tribunale dei minori chiedendo chiarimenti ma non riceve mai risposta. L’Associazione Bambini nel Tempo Onlus a cui viene tolto l’incarico, per opposizione di Luca, aveva tutto l’interesse a prolungare l’intervento.

Dopo anni Luca ottiene di poter stare liberamente con il figlio grazie a Strasburgo

«La cosa triste è che per 4 anni, non avevo visto mio figlio, nè lui me. I due fratellini sapevano dell’esistenza l’uno dell’altro, ma non si erano mai potuti conoscere. Solo quando il più piccolo compì tre anni potè incontrare il fratello maggiore. Il mio obiettivo – afferma oggi Luca – è assistere tutti coloro, (associazioni, gruppi, etc, ndr ) che possano aiutare le persone come me a ricorrere a Strasburgo e obbligare lo Stato italiano a un maggior rispetto reale e legale dei cittadini. Il sistema italiano non è stato, nè è in grado, di garantire il diritto alla bigenitorialità reale e aiutare le persone come me a combattere per la parità di genere».

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