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Psiche e Società

Dipendenza. L’attesa del piacere è essa stessa il piacere

Dipendenza. Solitamente sappiamo cosa ci provoca piacere, e cosa no. Cosa accade quando non possiamo fare a meno di quella cosa che ci fa stare bene? Se questo desiderio rispetta determinati criteri per almeno 12 mesi siamo difronte ad una dipendenza.

La dipendenza non è un proseguimento del divertimento, non si diventa dipendenti per sbaglio.

La dipendenza ha origini più profonde di una semplice “bevuta”: è una compensazione della realtà percepita come dolorosa.

Ma partiamo dal principio. Cosa significa essere dipendente o addiction?

Essere dipendente significa desiderare una determinata sostanza nonostante le conseguenze negative.

Esistono diversi tipi di dipendenza, alcool, oppiacei, stimolanti, tabacco, caffeina e anche non correlati a uso di sostanza, il gambling o gioco d’azzardo. Nelle nuove ricerche si sta sempre più concretizzando anche la dipendenza affettiva (Massimo Borgioni).

Anche se il tabacco e il caffè sono visti di normale uso comune, ma se ci pensiamo bene, hanno degli effetti collaterali e soprattutto degli effetti da astinenza.

Sappiamo che fa male, perché lo facciamo lo stesso?

Chi è dipendente è alla costante ricerca del piacere. Unica fonte di piacere per un dipendete è la sostanza.

Si cerca la sensazione del piacere a tutti i costi, nonostante le conseguenze.

Gli effetti collaterali vengono dimenticate nel momento stesso in cui si presenta una nuova occasione di piacere. Questo ha come risultato la nascita di un legame viscerale con la sostanza, che sostituisce in tutto il legame con un’altra persona.

I rapporti fondamentali, per esempio con il partner con i genitori o con i propri figli, perdono di valore. Si assiste a un disimpegno relazionale, insieme ad una totale assenza di emozioni.

Totale assenza di emozioni perché non sono più capaci di provare emozioni spontanee, solo grazie alla sostanza riescono a sentirsi vivi, a percepire il desiderio.

L’oggetto del desiderio è solo la sostanza. A causa di questa dinamica chiedere aiuto da parte di chi fa uso di sostanze è difficile.

Cosa succede al dipendente?

Queste persone da un lato provano ambivalenza per la sostanza, da un lato provano piacere all’idea, dall’altro desiderano di liberarsi della dipendenza.

La maggior parte delle persone dipendenti prova vergogna, in quanto sono perfettamente consapevoli dell’assurdità del proprio comportamento. Per tale motivo possiamo affermare che nessuno è più giudicante rispetto alla dipendenza che il dipendente stesso. Chiedere aiuto quindi, significa esporsi alla società come una persona sconfitta.

Dal canto suo anche la società stigmatizza e vede con disapprovazione le dipendenze.

Di conseguenza per il dipendente ammettere di avere questo tipo di problema significa ammettere una sconfitta sia a sé stesso che con gli altri. La persona con diagnosi di dipendenza se vuole chiedere aiuto, deve rivolgersi a centri qualificati in cui sono presenti sia psicologi che personale medico sanitario.

La persona che decide o è costretto a smettere sa che andrà incontro ai sintomi dell’astinenza, che possono essere differenti a seconda della sostanza e dalla persone che li assume.

L’astinenza fa paura 

I sintomi si manifestano sia da un punto di vista fisico che psicologico entrambi con la stessa importanza. Per evitare i sintomi, per esempio gli alcolisti bevono. Si innesca così un circolo vizioso.

Vorrei, ma non posso. Esistono dei trattamenti farmacologici che favoriscono il superamento della fase di astinenza, per questo bisogna chiedere aiuto ad un centro qualificato o in ospedale.

Stare vicino a queste persone è difficile, e tenere a loro significa anche affidarli e affidarsi a chi può fornirli un concreto aiuto.

Il dipendente stesso è in una situazione di difficoltà, in quanto la dipendenza non è nata allo scopo di autodistruggersi, bensì con quello di sopravvivere e crescere percependo la realtà che vive come un continuo pericolo. Per quanto sbagliato possa sembrare, questo metodo di sopravvivenza è l’unico che è stato capace di risolvere questa determinata situazione.

La sostanza è l’unica alternativa ad un precipizio depressivo (M. Borgioni).

Quindi, è responsabilità del dipendente migliorare la propria vita, ma come società è anche una nostra responsabilità aiutare queste persone, a fargli riscoprire il piacere di una relazione autentica fatta di accettazione senza giudizi.

Tutti possiamo sbagliare.

 

 

 

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