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Diana: Ipnotiche Melodie Pop

Diana è una ragazza misteriosa. Una ragazza che vi ammalia con sonorità ipnotiche, costringendovi a fare i conti con i suoi pensieri e i suoi sogni (ma in fondo anche con i vostri). Diana è colei che porta alla luce e ci permette di ascoltare le belle composizioni di Roberta Arena, canzoni che, pur ricordando band come gli Slowdive, i Jesus and Mary Chain di Psychocandy oppure gli Stone Roses del primo album omonimo, vivono una vita propria, risultando in fin dei conti di difficile classificazione.

Copertina dell’EP And You Can’t Build The Night

Roberta, dopo diverse avventure musicali vissute con buon successo tra Catania e Palermo, ha deciso di mettersi alla prova e, alla fine del 2015, ha intrapreso un percorso da solista che si preannuncia piuttosto interessante come dimostrano le tracce dell’EP And You Can’t Build The Night (vi segnaliamo almeno Ottanta e He Was Angry).

Un cuore che, dunque, batte per la musica. Due cuori, se considerate che, dal settembre scorso, il progetto Diana si avvale, nelle performance dal vivo, anche delle qualità artistiche di Sonja Burgì.

Giusto, infine, ricordare che Roberta e Sonja hanno avuto la soddisfazione di ricevere il premio della critica all’ultima edizione dell’INDIE CONCEPT e di vincere l’Arezzo Wave Band Sicilia, vittoria che le porterà il prossimo giugno a Milano per la finale nazionale dell’ambìto concorso.

Da dove viene fuori il nome Diana?

«Diana è il mio secondo nome, il mio alter ego musicale che si fa vivo nei momenti di riflessione, tristi e gioiosi, quei momenti sognanti in cui immagini una melodia, delle parole, quando hai un’orchestra dentro di te… Diana per me è l’inconscio, l’espressione di un pensiero che non riesci ad esprimere in altri modi, che ti sorprende e ti richiama. È quell’angolo di paradiso che ognuno di noi crea per sopravvivere, per stare bene».

Da progetto solista a duo, almeno nelle tue esibizioni dal vivo. Cosa ti ha spinto a questa scelta? L’ingresso di Sonja quale contributo pensi abbia portato al tuo sound?

«Sicuramente, almeno all’inizio, la scelta è stata dettata dalla necessità di riprodurre dal vivo ciò che era stato registrato in studio, quindi è stata a primo impatto un’esigenza tecnica. Devo dire che l’aiuto di Sonja mi ha dato molta forza. Si è calata perfettamente nei panni di Diana e, con la sua bellissima voce e il suo indubbio gusto musicale, affina e porta nella giusta direzione il sound del progetto. Amo comporre da sola testi e musiche e, per una questione di purezza di pensiero, ho deciso di intraprendere la strada solista. Allo stesso tempo, credo però nella condivisione e che l’incontro con altri “mondi” sia alla base della nostra esistenza in tutto ciò che facciamo».

Diana – Roberta Arena e Sonja Burgì

Come potrebbe evolversi nel prossimo futuro il tuo sognante universo musicale?

«Sono contenta che tu abbia usato il condizionale! In questo momento sono orientata verso la composizione in lingua italiana, con una buona dose di elettronica… ma non mi precludo nulla ed ho anche diversi brani in lingua inglese. Devo dire che mi faccio trasportare dal momento, cerco di non impormi troppe “regole”, di essere me stessa e di fare ciò che mi rappresenta di più in quel preciso istante. Sicuramente una cosa che mi piacerebbe fare è chiudere un album e riuscire a pubblicarlo!».

Come nascono i tuoi brani? Parti dalla musica e poi scrivi il testo o succede il contrario?

«I brani nascono come un’esigenza di espressione, come quando hai qualcosa da dire e non riesci in altro modo se non con la musica. Credo di essere più portata a creare delle atmosfere, a descrivere dei momenti immaginati o vissuti. La maggior parte delle volte musica e testo nascono insieme, si accompagnano l’una con l’altro; certe volte non è così, ma preferisco di gran lunga quando il brano esce tutto in un unico respiro. Poi, ci sono le rifiniture, i ritocchi, ma l’anima del pezzo esce veramente quasi subito: basta la notte, l’ispirazione e un buon bicchiere di vino».

Riconoscimenti prestigiosi come quelli di Arezzo Wave Band Sicilia o del catanese INDIE CONCEPT danno un aiuto concreto allo sviluppo di una carriera in ambito artistico?

«Servono a farti conoscere da tante persone che magari non ti avrebbero mai ascoltato se non avessi vinto uno di questi premi. Ci sono tantissimi bravi artisti che purtroppo rimangono nell’ombra, perché magari non hanno avuto la loro occasione. Farsi “scoprire” è diventato ormai sempre più difficile. Questi premi ti danno un’opportunità importante che devi saper sfruttare al meglio. Sicuramente aiutano una carriera nel breve termine, ma devi saper cogliere l’attimo. A me più che altro hanno dato tanta soddisfazione, mi hanno spronata, mi hanno reso più sicura, perché quando vinci un premio è come se ti sentissi capita. Hai lasciato qualcosa dentro chi ti ha ascoltato e questa è la cosa più importante e bella».

Diana – Disegno di OninO

In base alla tua esperienza, potresti affermare che, negli ultimi anni, i gusti del pubblico sono peggiorati e che oggi manca quasi del tutto quella curiosità che è essenziale per scoprire ed apprezzare la tanta buona musica che si suona in ogni parte del mondo?

«Devo dire che la curiosità è veramente l’anima di tutto. Mio malgrado, ho riscontrato che gli interessati alla musica inedita sono, per la maggior parte dei casi, altri musicisti o addetti ai lavori. Le persone attente che ascoltano inediti solo per il gusto di farlo sono diventate veramente poche. Forse perché il messaggio che passa dall’alto sia quello di una musica standardizzata, che porta ad un profitto sicuro. Probabilmente, finché si continuerà a produrre la “musica del momento” senza mai rischiare, finché vedremo tutto questo solo come un business, le cose non cambieranno. L’orecchio come la mente va educato, si dovrebbero creare degli stimoli diversi, già nelle piccole realtà che ci circondano. Noi musicisti dobbiamo mettercela tutta perché questo si realizzi».

Hai vissuto la scena musicale catanese e ora vivi quella palermitana. Analogie e differenze?

«Spesso mi capita di riflettere su questa cosa: ogni volta che torno a Catania gli amici mi dicono che ormai tutto si è spento e che non è più come un tempo. Io devo dire che credo di essermi beccata i migliori periodi musicali di queste due bellissime città a cui sono molto legata allo stesso modo. Inoltre, penso che molte volte, se siamo attenti alle tante piccole realtà che organizzano concerti e manifestazioni, c’è sempre qualcosa di interessante da vedere o da fare. La scena musicale è viva in tutta l’isola! Noi musicisti rimpiangiamo solo il fatto di non avere degli spazi dove poterci esprimere e tanti locali disponibili ad accogliere la musica inedita, che andrebbe vista come una risorsa e non come una scommessa. Sicuramente la Sicilia è sempre stata abituata a grandi cose dal punto di vista musicale. Qui l’arte la respiriamo e la musica fa parte della nostra vita».

Diana – Roberta Arena

 

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