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Di Guardo protesta e i vigili lo multano

Accanto a lui la moglie. Le forze dell'ordine gli chiedono di sgomberare l'area davanti al Municipio.

Di Guardo raccoglie più verbali dei Vigili Urbani che firme di sodali al banchetto di via San Antonio Abate a Misterbianco. Con lui c’è anche la moglie che prova a censurare il marito invitando la stampa ad andare via. Cosa teme? Domande che potrebbero rivelarsi indiscrete all’ex sindaco? Il marito avrebbe già parlato troppo oggi, secondo la signora. Quindi, ripete in loop la sua estraneità ai fatti contestati.

L’ex sindaco di Misterbianco sorvegliato a vista dai Carabinieri

Nino Di Guardo non accetta che la sua amministrazione sia stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Con un camper e un banchetto, cerca di raccogliere firme a sostegno della sua battaglia. Sul banchetto, dei cappellini con la scritta: “Io sto con Di Guardo”. La moglie è al suo fianco e cerca di dissuadere la stampa a intervistarlo. A sostenerlo qualche cittadino che alla vista dei nostri microfoni casualmente si dilegua.

I Vigili urbani di Misterbianco gli elevano due multe: una per divieto di sosta per il camper posteggiato davanti il Municipio e un secondo verbale per occupazione di suolo pubblico riferibile al tavolino di plastica e relative sedie poste accanto il marciapiede e davanti il camper. Qualcuno gli porta dell’acqua, poi arrivano i Carabinieri che gli chiedono di sgomberare. Di Guardo alza la voce: «Di qua non me ne vado! Mi hanno anche fatto la multa». Le sue urla fanno affacciare qualche curioso. I militari si allontanano dal banchetto, ma solo di qualche metro.

«Mia moglie non vuole», esclama imbarazzato l’ex sindaco di Misterbianco alla vista delle telecamere. La sua consorte incalza:  «È stanco. Forse più tardi o domani. Arrivederci». Un atteggiamento incomprensibile. Chi fa una manifestazione di questo tipo, generalmente vuole visibilità. Di Guardo alla fine cede: «Gliela rilascio, si accomodi».

Di Guardo nega tutto: «Quadro probatorio fasullo»

L’ex sindaco di Misterbianco Nino Di Guardo continua a negare tutti i fatti e riferimenti contestati alla sua amministrazione accusata di essere legata alla mafia. Nega la conoscenza di membri della famiglia Placenti e di qualsiasi altro soggetto legato alla mafia. E sbotta: «Tutto si basa su delle intercettazioni del 2012 di quattro delinquenti analfabeti che non sanno cosa dicono. Qui ci sono stati poi tre commissari che sono rimasti sei mesi. Vorrei sapere cosa hanno trovato. A me sembra nulla.  A questo punto mi chiedo perché si è sciolto uno dei migliori comuni della Sicilia».

Sul suo ex vicesindaco, accusato per intestazioni fittizia di beni, Di Guardo sostiene che il reato nulla centra con le attività del Comune. «Non ne sapevo nulla. Sono fatti privati». Poi conclude: «Qui chiedo che venga restituita l’onorabilità al mio Comune. È stato un abbaglio del Prefetto di Catania”.

 

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Salvatore Giuffrida

Classe 70. Giornalista per passione ma nella vita passata chimico e topo di laboratorio. Un buon vino ed un piatto tipico sono sempre ben accetti. Per gli animali un amore sconfinato.

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