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Acireale, depuratore biologico: vige il pensiero “not in my backyard”

Zappalà: "Ignoranza e protervia impediscono la realizzazione dell'impianto"

L’addio al divieto di balneazione resterà ancora un sogno. Professionisti e tecnici parlano del depuratore biologico ad Acireale. “Da 30 anni si parla di costruire un depuratore. Acireale è ottimale” sostiene l’Ing. Meli

Locandina evento

Si è tenuta ieri, presso il salone dell’Associazione Costarelli, in Piazza Duomo ad Acireale, un tavolo d’incontro per parlare del depuratore biologico che, si auspica, verrà costruito prossimamente ad Acireale. A presenziare all’incontro la cittadinanza, i club service, professionisti e addetti ai lavori.

Questione centrale il depuratore biologico, dibattito vivo da circa 30 anni ad Acireale. Il Dottor Sebastiano Zappalà, socio dell’Associazione Costarelli e Responsabile di “Fare Verde Acireale”, spiega nel dettaglio i benefici che potremmo trarne dalla sua costruzione.

“I depuratori servono alla raccolta delle acque reflue bianche ovvero quelle piovane, e nere, ovvero quelle fognarie”, spiega l’ing. Zappalà. “Una volta raccolte e deputate possono essere scaricate ovunque, senza arrecare danni e inquinamento”.

L’ignoranza e la protervia non permettono ciò che è possibile

“Il problema centrale sembra essere la locazione dei depuratori”, continua l’ingegnere. “I luoghi migliori sono nell’acese, considerato che si trova nella parte bassa di un bacino di comuni che va da Trecastagni a San Giovanni La Punta. Ma l’amministrazione continua a ribadire che la costruzione in territorio acese porterebbe ad un calo dell’affluenza turistica”.

“Vige il pensiero di not in my backyard e i tempi si allungano”, incalza Zappalà. “Questo comporta ciò che è accaduto nel 2018. Il Sindaco Alì ha dovuto emettere ordinanza con divieto di balneazione a Capo Mulini. L’ignoranza e la protervia non permettono ciò che è possibile”.

“In Sicilia esistono tre comuni che possiedono depuratori  funzionanti, ed hanno ottenuto la bandiera blu per la balneabilità. Sono Menfi, Santa Teresa Di Riva e Ispica”.

La costa ionica e il divieto di balneazione

Una riflessione più pregnante riguarda la costa ionica, già investita dal divieto di balneazione negli anni scorsi. Depurando le acque reflue avremmo un mare più pulito, senza inquinamento e senza divieto di balneazione.

“I depuratori servono a raccoglie acque reflue nere e le acque piovane – continua Zappalà – ma necessita che i depuratori siano messi in uno stato ottimale per il loro perfetto funzionamento, quindi per depurare e avere reflui depurati” .

“Acireale si trova nella condizione ottimale per raccogliere questi reflui, acque bianche  e nere, e poterle depurare”, sostiene l’ing. Meli. La città si trova nella parte bassa del  bacino che va da Trecastagni a San Giovanni La Punta.

“Se il depuratore venisse costruito in altre zone  – spiega Zappalà –  spenderemo più soldi e avremmo sempre il rischio che le condutture esplodono e non funzionino bene, con tutto ciò che ne verrebbe come conseguenza. Versamenti degli scarichi fognari in giardini, in appezzamento di terreni o per le strade”.

“Il depuratore, per tutto il bacino interessato, sarebbe ottimale nella zona dell’acese grazie alla naturale conformazione del territorio” continua Zappalà. “Se si dovesse realizzare il depuratore, avrebbe un peso del 60% per Acireale, che in ogni caso dovrebbe costruirlo di grande mole. Le dimensioni, comunque, dovrebbero aumentare visto che i comuni limitrofi gettano nella nostra zona le acque reflue”.

“Ci si deve preoccupare di rendere il tutto funzionante e funzionale. Si può fare e senza problemi per la popolazione. Ci vorranno anni per allacciare tutte le fognature e le condotte, ma ancora siamo fermi e non si fa nulla cosi come vorrebbero fare alcuni amministratori”.

L’incontro ha portato in superficie questioni di spessore importanti. Importanti saranno le iniziative che verranno intraprese.

[Immagine di repertorio by Charme Service]
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