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D’Antoni, l’allarme del Coni: “Grandi eventi e prevenzione: Sicilia non competitiva”

La Sicilia? Poco competitiva. Nonostante i grandi eventi. Sergio D’Antoni non perde il vizio di contestare il sistema, lui che da una vita l’ha fatto come sindacalista, oggi si ritrova a farlo da presidente del Coni Sicilia. Anche se, come presidente del Coni Sicilia, con quel sistema è costretto ad andarci a braccetto: “L’amministrazione regionale si è mostrata molto disponibile col mondo dello Sport – sostiene – Purtroppo, però, sono le risorse quelle che mancano: abbiamo pochi soldi da redistribuire sotto forma di contributi alle società che ne fanno richiesta, e le erogazioni passano attraverso un iter burocratico farraginoso e complesso. Stiamo cercando di cambiare le cose…”

D’Antoni è ospite della Fipav ad Acireale, in occasione della presentazione dei tre grandi eventi volleystici in programma nell’estate catanese: la tappa italiana del Grand Prix femminile di pallavolo che si disputerà dal 16 al 18 luglio; le finali del campionato italiano di Beach Volley, in calendario dal 3 al 9 agosto; e il campionato europeo under 22, sempre di Beach Volley, che si terrà dal 13 al 20 settembre.

Tre grandi eventi, manifestazioni a cui la Sicilia comincia ad abituarsi, ma che negli ultimi tempi sono calati di numero: “Questo perché – spiega ancora D’Antoni – la Sicilia rimane poco competitiva, sia dal punto di vista logistico, perché è più difficile da raggiungere rispetto ad altre realtà regionali, sia per la cronica mancanza di strutture, meno accentuata nel catanese piuttosto che nelle zone di Palermo. Giusto per fare un esempio, il Trentino per un evento internazionale di tennistavolo riesce ad accogliere qualcosa come 5mila persone. La Sicilia potrebbe non essere da meno, e invece resta indietro”.

Un altro punto debole del sistema è il mancato accesso alle risorse che il sistema sanitario dovrebbe prevedere sotto la voce “prevenzione”: “Siamo una delle regioni con la più alta percentuale di bambini obesi – conclude D’Antoni – Un bambino obeso oggi è un potenziale malato di domani, che andrà a pesare sul sistema sanitario regionale. Si potrebbe incentivare lo sport con parte delle risorse previste per la prevenzione: la Sicilia spende per la sanità qualcosa come 4 milioni di euro, ci basterebbe il 10%, ma anche il 5% per poter fare qualcosa”.

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