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D’Agostino fa sentire il suo “ruggito”

La lunga intervista con il deputato regionale Nicola D'Agostino che rompe il silenzio autoimposto per parlare senza veli di tutto

La parte del leone certo non la si può negare all’onorevole regionale Nicola D’Agostino che fino a due anni fa era il protagonista indiscusso della politica isolana ottenendo sia in prima persona, che attraverso gli uomini del suo gruppo, risultati elettorali straordinari. Nel 2018 l’allora sindaco di Acireale Roberto Barbagallo viene coinvolto in un’inchiesta giuridica. Barbagallo è espressione dell’area D’Agostino e suo amico. A quel punto il deputato decide di fare un passo indietro, una sorta di “time out” volontario. Lo spiega «ho preferito fare così anche in rispetto della magistratura che stava indagando».

Sciolti i nodi, i tempi sono ormai maturi per rompere il contegno low profile autoimposto. D’Agostino nei giorni più caldi di questa anomala estate 2020 parla all’Urlo e se sia un leone ancora forte sarà il futuro a dirlo, sicuramente, ruggisce e non tace nulla in questa lunga intervista. Risponde a tutte le domande senza mai argomentare con un No Comment.

Come vede la Sicilia?

«Connotata da una situazione economica difficile dovuta evidentemente all’emergenza Covid-19 che non è stata superata e che esploderà ad ottobre con un enorme carico di emergenza sociale. Saremo allora tenuti a rivedere i modelli decisionali amministrativi dal punto di vista politico. La società dal basso ce lo imporrà.

Lei aderisce a “Italia Viva”

«Ho accettato questa sfida perché ritengo Renzi il miglior politico del Paese. “Italia Viva” si colloca in una posizione centrale dove possono convergere altre forze similari. Se si va con il sistema elettorale proporzionale l’idea del centrosinistra e centrodestra a cui ci siamo abituati in questi 20 anni si attenuerà, non ci saranno più divisioni insormontabili. Ma da qua a tre anni c’è ancora tempo. La politica comunque dovrà dare risposte più precise. Certamente, uno spazio di centro va occupato, le persone sentono la necessità di ritrovarsi in posizioni più moderate.

Il suo rapporto con Musumeci e come giudica l’operato del Governatore?

«È un Presidente leale che non manca mai alla parola data. Pur riconoscendogli la buona gestione dell’ultima Finanziaria, non riesco ad esprimere un giudizio positivo sul suo governo. L’ho anche detto alla presentazione della sua relazione programmatica sui primi due anni e mezzo di attività. Ci saremmo aspettati molto di più; riforme che non sono arrivate, al netto di quella urbanistica che è recente e che tutti quanti abbiamo votato. Sono mancati soprattutto interventi sul sistema economico e produttivo regionale. Piuttosto abbiamo assistito ad una gestione del potere tipica del passato. Tutto questo è stato costellato da qualche scandalo – per cui Musumeci non ha responsabilità – ma che avviene durante la sua gestione».

Quali scandali si profilano sotto il governo Musumeci?

«Eolico, rifiuti, sanità. Temi sensibili che avrebbero richiesto una maggiore presa di consapevolezza e invece c’è stato il tentativo di “annacquare”».

Il governatore non si è accorto di ciò che accadeva sotto i suoi occhi? Lei parla di mancanza di consapevolezza.

«Glielo abbiamo chiesto in aula ma lui è stato evasivo. Non c’è un altissimo grado di consapevolezza da parte di questo governo perché le contromisure adottate sul piano dell’anticorruzione non sembrano essere adeguate.»

Contromisure preventive?

«Preventive ma anche e soprattutto successive. La commissione antimafia, per esempio, aveva già avuto percezione della questione dei rifiuti quando la magistratura – ma noi non lo sapevamo – aveva già aperto un’inchiesta. Se si sta con gli occhi aperti, si possono vedere le cose che accadono».

Quando parla di rifiuti a cosa si riferisce?

«Parlo in generale, ma alla fine gli scandalix riguardano tutta l’isola. Quello che poi è successo a Catania è stato abbastanza eclatante».

Sicula Trasporti e Leonardi?

«È solo un esempio, ripeto: problemi ce ne sono ovunque. Ora però ci ritroviamo a dover prendere una decisione su un’ulteriore ampliamento di una discarica. E su tutto questo cala il silenzio».

Si avverte una debolezza, da cosa dipende?

«Ampliare le discariche significa risolvere nel breve periodo il problema dei rifiuti ma non è questa la vera soluzione. Mancano gli impianti pubblici e ci affidiamo solo ai privati, nel frattempo però compromettiamo il territorio. Musumeci è per i termovalorizzatori? Li faccia! Nel frattempo mancano anche gli incentivi alla differenziata…».

In questi anni è stato membro attivo della Commissione regionale antimafia

«Il lavoro svolto da questa Commissione è senza precedenti. Dipende da chi la presiede. La competenza e la credibilità di Claudio Fava fanno la differenza. Il lavoro svolto dalla Commissione regionale è addirittura superiore rispetto a quella nazionale, che pure ha degli strumenti legislativi enormi.»

Quali sono i punti dolenti che emergono attraverso le indagini della Commissione?

«Le questioni legate ai fatti corruttivi dentro la pubblica amministrazione. Tutto passa dalla gerarchia burocratica che è in grado di bloccare o no un intervento. La politica si solleva da ogni responsabilità con la legge Bassanini; il politico non firma più e invece ha il dovere di vigilare. È inammissibile che un assessore sostenga di non sapere cosa fa il suo dirigente. Se la politica sceglie delle scale gerarchiche e queste non funzionano la colpa deve ricadere sulla politica».

Da ultimo lei insiste fortemente sul caso Antoci.

«Perché certa informazione ha rilevato strane contraddizione assolutamente condivisibili».

Ma in questo caso emerge un conflitto tra Commissione e magistratura?

«La magistratura archivia senza aver trovare un colpevole, un movente. Di fatto, senza mai dimostrare che si trattasse di un vero attentato mafioso».

Cosa ipotizza la Commissione antimafia?

«Tre vie: l’attentato mafioso, l’avvertimento, la simulazione. L’attentanto mafioso è l’ipotesi più debole».
(a questo link la relazione finale della Commissione regionale antimafia sul caso Antoci)

Lei per cosa protende?

«Non sono un magistrato. Da membro della Commissione, che ha svolto un’inchiesta, ho posto delle domande. Emergono una trentina di interrogativi ai quali dovrebbe dare qualche risposta la magistratura messinese. Claudio Fava, audito in Commissione antimafia nazionale, ha detto di essere pronto a fare i nomi di soggetti istituzionali che riservatamente sostengono tesi non convenzionali. Attende di essere chiamato da chi di dovere».

Passiamo alla politica locale. Come vede Acireale?

«La città ha fatto notevoli passi indietro a causa di un’amministrazione comunale mediocre e per il ritorno ad un certo “conformismo”. Il sindaco Alì non sarà rieletto e la politica non esiste ad Acireale…»

E per chi le riconosce delle colpe?

«Ho preferito tenermi ai margini durante le ultime elezioni. Mi sono schierato ma non ho fatto comizi, incontri e telefonate. È stata una scelta rispettosa delle istituzioni, tutte, ma anche della Città.

E ora per il futuro cosa si prospetta. Ha intenzione di scendere in campo con un uomo sua diretta espressione?

«Certamente. Piano, piano sto riorganizzando la proposta politica regionale e a tempo debito mi preparerò anche, ma non solo, per le elezioni comunali di Acireale. Sperando di fare ordine in questa città e di portare avanti un gruppo dignitoso.»

Il sindaco è d’accordo con una sua collega deputata ex pentastellata e concittadina Angela Foti

«Lei dice? A me Stefano Alì sembra slegato da tutto».

È o non è un sindaco M5S?

«Questo bisogna chiederlo a lui, io me lo ricordo nel Partito Democratico a sollevare questioni di coerenza politica ai candidati del centrosinistra. Quando si è candidato lui però non si è posto questi problemi».

E il giudizio per Catania?

«Le cose devono ancora succedere, il quadro politico sarà più chiaro in autunno. E anche qui bisognerà riorganizzarsi».

Come si è comportato Pogliese in questi anni di amministrazione.

«Ha fatto quello che ha potuto. Certamente ha pesato una situazione difficile tra dissesto e processo in corso».

Avrebbe potuto fare di più?

«Avrebbe dovuto osare di più, uscendo dai classici schemi politici. Ha scelto strade più sicure».

Pensa di esprime qualcuno su Catania?

«Sicuramente faremo campagna elettorale, contribuendo all’elezione di un sindaco in grado di affrontare questioni enormi. Ci saremo, ma dobbiamo prima vedere come evolve il quadro politico».

Come giudica la decisione del sindaco di non dimettersi?

«La legge gli permette di non dimettersi per 18 mesi. Se ha fatto bene? Pogliese è convinto di essere innocente e di poter tornare in carica entro, evidentemente, questi 18 mesi. Se però reggerà il quadro politico, non saprei dire».

Lei ha sollevato dubbi sulla presidenza di Vito Branca a Riscossione Sicilia

«L’ho detto chiaramente a Musumeci in aula. Com’è possibile che il Presidente di Riscossione Sicilia sia tirato in ballo – seppure non indagato – dentro un’indagine così importante – quella sui Rifiuti a Catania – e non si senta l’esigenza di chiedergli di dimettersi? A mio parere c’è incompatibilità. E questa mi sembra una debolezza di Musumeci».

Manifestare dubbi su Branca le ha attirato le antipatie di alcuni?

«Sicuramente sì. L’avvocato svolge una funzione importante in questa città che è nota a tanti e che coinvolge tanti ambiti di interessi».

Spieghiamo i rapporti tra lei e la Sac?

«L’amministratore delegato Nico Torrisi è un mio fraterno e storico amico. Con lui c’è stata anche una parantesi politica, mi riferisco al tempo in cui, indicato da me, era assessore tecnico nella giunta Crocetta. Se qualcuno pensa che io abbia capacità, titolo ed interesse ad ingerire nelle dinamiche gestionali della società aeroportuale si sbaglia di grosso. In Sac ci passo quando viaggio o, raramente, per salutare uno dei miei più cari amici. Nico Torrisi – anche per evitare polemiche – non vuole più fare politica, preferendo un profilo tecnico-gestionale. Per questo lo rispetto. Quando e se avrà voglia di tornare a fare politica, a me potrà fare solo grande piacere».

Ad acireale c’è una nota dolente. L’incompiuta del Cable Park nella frazione di Aci Platani.

«Questa iniziativa l’abbiamo sostenuta e sponsorizzata a più non posso. Barbagallo da sindaco ed io come deputato regionale. Venni anche contattato dagli imprenditori. Che però hanno commesso errori, arrivando a commettere abusi edilizi che hanno portato inevitabilmente al sequestro del terreno e al blocco di quella che era una bellissima iniziativa. La colpa per una volta non è della politica. Hanno sbagliato a non aspettare il cambio di destinazione d’uso dei terreni. Una cosa che nessun cittadino, in Italia, può fare per quanto l’iniziativa alla base sia meritoria e lodevole. Mi auguro che possano presto risolvere e che il tutto possa essere recuperato. Certo, non mi pare che l’amministrazione comunale abbia fatto molti in questi due anni in tal senso».

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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