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Da Catania a Milano. La sanguinosa ascesa dei Cursoti milanesi

Smantellati gran parte dei residui dello storico clan dei “Cursoti milanesi”, è interessante conoscere la storia  di questo anomalo ma potente gruppo criminale catanese.

I Cursoti nascono in una delle zone più popolari e centrali del capoluogo etneo, via Antico Corso. Assumono per molti versi la forma di un vero e proprio clan intorno alla fine degli anni sessanta ma per altri versi non presentano le fattezze di una famiglia appartenente a Cosa Nostra. Sin dagli anni sessanta si rendono responsabili di numerosi furti , taglieggiano qualche commerciante del centro, gambizzano qualche piccolo rivale e si specializzano nelle rapine in trasferta ma non riescono mai , anche quando si scontreranno apertamente con altri gruppi criminali catanesi, ad organizzare al proprio interno ferree regole e ruoli “dirigenziali”. Restano divisi in gruppi e si uniscono di volta in volta solo in eccezionali occasioni (guerre particolarmente lunghe ed importanti traffici). Un clan insolito, frastagliato e per molti versi disorganizzato ma non per questo meno pericoloso.

Una delle figure storiche di spicco è sicuramente Corrado Manfredi inteso “Currau”, il padre delle rapine in trasferta nelle città del nord e colui che diede una forma al gruppo criminale, aumentando gli affari, imponendo la propria presenza agli altri gruppi criminali catanesi, incrementando gli affiliati, creando basi in molte città del  nord Italia e allacciando rapporti con esponenti della politica etnea (il pentito Calderone sottolinea i frequenti rapporti tra Manfredi e l’onorevole Lupis).

Il 15 gennaio del 1982, Manfredi è freddato presso l’albergo Canova di Milano. E’ una Milano dove i cursoti svolgono molte attività criminali anche con l’appoggio di malavitosi di altissimo rango come Francis Turatello e Angelo Epaminonda detto “Il Tebano” (quest’ultimo sarebbe proprio il mandante dell’uccisione del boss dei cursoti).

Morto Manfredi, si fanno largo due giovani rampolli del gruppo : Luigi “Jimmy” Miano e Giuseppe Garozzo detto “U maritatu”.

Dalla contrapposizione di questi due personaggi, nasce la sanguinosa scissione dei Cursoti. Garozzo appoggiato da Santo Mazzei ed occultamente da Santapaola da una lato mentre Miano appoggiato dai Cappello dall’altro. Il gruppo facente capo a Miano assume il nome di “Cursoti milanesi”.

Luigi Miano è stato un autentico criminale di razza. Arrestato per la prima volta nel 1966, nel suo lungo curriculum spiccano i sette ergastoli (il suo nome compariva nei fascicoli di processi come quello riguardante la strage dell’autoparco di Milano, processo “Count down” e processo “Wallstreet”sempre a Milano), la partecipazione nel 1981 alla strage di carabinieri al casello di San Gregorio (CT) ed il suo coinvolgimento negli omicidi di Francis Turatello e di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo.

Nel 2005, dopo una lunga detenzione, Miano muore  per un infarto. In questo periodo, i cursoti milanesi hanno già al vertice personaggi di alto spessore criminale. Rosario Pitarà “Sarettu u Furesteri” , arrestato proprio nel 2005, si ritiene sia ancora uno dei reggenti storici del clan. Francesco e Carmelo , figli del boss Gaetano Di Stefano ed elementi di spicco del gruppo, nel 2009 danno, autonomamente e contro il parere di Pitarà, il via ad una guerra contro i Cappello-Bonaccorsi (attraverso il tentato omicidio di Orazio Pardo ed il progetto di eliminare Giovanni Colombrita, elementi di primo piano dei Cappello) e contro gli Arena di Librino. Sono ancora oggi loro, secondo alcuni collaboratori di giustizia, i reggenti della fazione interna al gruppo criminale che non riconoscerebbe la leadership di Pitarà. La guerra contro i Cappello ed la gestione della piazza di spaccio di San Giovanni Galermo sarebbero all’origine del conflitto dei Di Stefano con Pitarà.

Secondo gli inquirenti , oggi il clan avrebbe fortissime influenze sui quartieri di Nesima, San Berillo Nuovo, San Giovanni Galermo controllata da Antonio Nigito, San Giorgio, Villaggio Sant’Agata con reggente Sebastiano Solferino, piazza Carlo Alberto sotto il controllo di Mario Tosto, parte di San Cristoforo controllata da Salvatore Francesco De Luca, Librino con Mario Russo come uomo di fiducia del gruppo, Corso Indipendenza , San Leone e nel comune di Misterbianco.

 

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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