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Cuffaro: “Musumeci sbaglia a solidarizzare con Salvini sulla chiusura porti”

Catania – Seduto in un bar di piazza Giovanni Verga ha una platea che lo ascolta assorta e divertita, gli presentano una persona e lui dice: “aspetti, la devo baciare, non lo sapete che io bacio tutti?” È una delle tante battute che fa al suo “pubblico” Totò Cuffaro, già presidente della Regione Siciliana, a Catania “per testimoniare. Per una volta, entro in una aula di Tribunale senza essere imputato” afferma ancora autoironico.

Ma quando viene intervistato ritorna la figura istituzionale, Cuffaro è nuovamente governatore della Sicilia.

Cosa ne pensa del Governo Musumeci?

«I 5 anni precedenti non hanno lasciato un buon ricordo né dal punto di vista economico né da quello amministrativo. Musumeci, ora, ha un compito difficile.
Questo governo farà la sua parte se riuscirà a spendere. La Regione Sicilia ha una sua specificità: riscuote le tasse, per cui, il nostro bilancio nasce dalla riscossione. Più la Regione spende – investe – più le imprese lavorano, più la gente paga le tasse. Così riscuotiamo. Allo stato dell’arte non sembra che la spesa complessiva si stia muovendo. Però è ancora presto per dirlo; sarebbe questa la formula per segnare la discontinuità tra Musumeci e Crocetta che, al contrario, non ha speso un euro.»

E ancora presto per dirlo, ma nel breve periodo di governo si sente di muovere una critica a Musumeci?

«Sta andando avanti con grande prudenza; un errore che ha fatto l’altro ieri è avere dato la solidarietà a Salvini sulla chiusura dei porti italiani. Io sono tra quelli che pensano che i porti vanno tenuti aperti e che noi siamo un popolo di accoglienza e dobbiamo ricevere le persone.»

Lei che è impegnato nelle missioni in Africa quindi è contrario alla chiusura dei porti?

«Faccio una valutazione, io che sono per l’accoglienza ritengo non sia giusto chiudere le porte a gente che scappa dalla fame, dalla disperazione, dalla guerra. Il governo deve fare la sua battaglia perchè la disponibilità ad accogliere questi disperati possa essere distribuita, ma una cosa è impegnarsi su questo versante, altro è chiudere i porti. La Sicilia è tutta un grande porto, moralmente abbiamo il dovere di non chiudere. La gente che intraprende questi viaggi non lo fa a cuor leggero, consapevoli di rischiare la morte. Se lo fanno però sanno perfettamente che rimanere dove sono è ancora più rischioso. Dobbiamo aiutarli a casa loro piuttosto e lo dico sulla stima dell’esperienza che ho fatto io con le missioni in Africa.»

Ha potuto seguire le elezioni a Catania, cosa ne pensa del trionfo Pogliese?

«Da cultore della politica non riesco a spiegare un fenomeno politico che ha dato oltre il 50% dei consensi appena 3 mesi fa ai 5 Stelle e che dopo podo si traduce a poco più del 5% in Sicilia. Gli stessi siciliani che 3 mesi fa hanno votato i pentastellati per esprimere un voto di protesta, ora, hanno votato il vecchio sistema della politica.»

Vuole dire che Pogliese rappresenta la vecchia politica?

«Io parlo di ciò che è successo in genere in Sicilia, Pogliese per lo meno ha la possibilità di essere un giovane che aspira a fare qualcosa.»

È un giovane con una grande esperienza

«È un giovane con grande esperienza ma non è rappresentante del vecchio sistema politico. Ciò però che voglio rilevare è che questa voglia di protestare dei siciliani si sta affievolendo.

In queste ore si parla del completamento della squadra di Pogliese, si fanno molti nomi di assessori di radice lombardiana

«Lombardo con la sua lista ha avuto un buon risultato alle comunali quindi…»

Lombardo, dunque, c’è ancora e lei?

«Io sono in Burundi, nella mia zienda e ho scelto di non partecipare più attivamente alla vita politica.»

Eppure alle ultime regionali sembrava avere una voce in capitolo

«No assolutamente, io mi sono limitato a dare una mano di aiuto all’amico di sempre che è Saverio Romano. Non mi sono scommesso, non avevo candidati diretti. Certo, resto democristiano, però è giusto che io non rientri in politica con una condanna, giusta o sbagliata che sia, che è quella che mi è stata data.»

Ma è scontata questa condanna

«L’ho scontata, però resta, e mi dico fuori per non mettere in difficoltà tante persone che potrebbero scegliere di votarmi.»

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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