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Crostacei con chele legate: arriva la condanna per maltrattamento

Qualcuno direbbe che tanto dovranno morire, ma una cosa è un’iniezione letale, un’altra un duro supplizio.

Per la cronaca il protagonista è un ristoratore di Campi Bisenzio che aveva presentato ricorso contro una condanna in primo grado per maltrattamento di animali emanata dal tribunale di Firenze.

Il ristoratore era stato condannato perché conservava aragoste, astici e granchi vivi sul ghiaccio e con chele legate, un autentico supplizio al quale assistiamo ogni giorno quando andiamo in un ristorante, al banco pesce di un supermercato o alla pescheria.

Il ristoratore dovrà dunque pagare una multa di 5000 euro.

Soddisfatti gli animalisti della Lav per i quali i i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento.

Sono stati gli stessi animalisti della Lav a presentare denuncia e a costituirsi parte civile.

Per gli animalisti ogni volta che qualcuno denuncia fatti simili le Forze di Polizia dovranno intervenire, mentre il Parlamento dovrà emanare una norma per il divieto.

Sono stati gli stessi animalisti a citare, non solo le case del pesce, ma anche i supermercati, spesso afferenti alla grande distribuzione, ove sono presenti queste situazioni di maltrattamento, spesso tollerate, se non sostenute dalla clientela.

Anche in Sicilia e nel catanese non sono pochi i supermercati, i ristoranti e le pescherie che legano le chele ad astici e aragoste. Quasi tutti invece tengono i crostacei sopra il ghiaccio. La soluzione idonea sarebbe invece quella di tenere i crostacei in acquari senza chele legate.

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Redazione

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