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Economia

Crolla il Pil siciliano, Milazzo (CNA Catania): “Il 15% delle attività locali potrebbe non arrivare a fine 2020”

Le attività di artigianato hanno un ruolo fondamentale nel progresso e nello sviluppo poiché motore attivo del progresso e della creatività dell’uomo. Non solo l’artigianato e le piccole imprese creano ricchezza all’interno della comunità e collettività nel territorio ma rappresenta nel nostro territorio il 90% della totalità delle attività.

In questi mesi, le piccole imprese subiscono una forte pressione economica, sia per quanto concerne la chiusura forzata che per quanto riguarda l’aumento delle spese e il calo di guadagni per chi, invece, non è stato obbligato a chiudere.

Il Segretario territoriale CNA Catania Andrea Milazzo, sostiene che questi molteplici fattori determinano una forte situazione di crisi. Stima che circa il 15% delle attività locali non potrebbe arrivare alla fine dell’anno se si andranno ad aumentare nuovamente le restrizioni.

Anche la diffusione degli acquisti online è stato motivo di perdita per le imprese di artigianato.

«La comunità si è impoverita – afferma il segretario – il crollo del PIL causa un crollo della ricchezza. Questo sicuramente va ancor di più ad aggravare il divario socio-economico che da sempre divide Nord e Sud».

Ma quali saranno i tragici effetti post- lockdown sull’economia siciliana? Ormai da mesi il PIL siciliano precipita, ma quello che dovrebbe farci allarmare sono le previsioni di crescita per il 2021: per la Sicilia si prevede una crescita dell’1.2%, mentre per il Veneto sarà del 5%.

Questo non potrà che influire negativamente in termini di occupazione, giovanile e non, che non può che peggiorare.

Milazzo dichiara: «Il CNA sta portando avanti una battaglia che potrebbe avere un grande risultato nella legge di bilancio di fine anno. Tale proposta si concentra sulla revisione dei criteri del “decreto ristori” emanato dal governo. Chiediamo  di superare i codici Ateco (classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat) e ampliare la moratoria fiscale».

«Nel quadro delle risorse sono da considerarsi favorevolmente le proposte volte a rafforzare l’efficacia degli interventi per il sostegno dei lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti, attraverso l’ampliamento della moratoria fiscale a tutte le attività economiche che hanno subito importanti cali di fatturato’», recita la proposta.

Attraverso questa modifica che verrà introdotta nella legge di bilancio, gli aiuti economici -che momentaneamente sono destinati soltanto a quelle attività che in questi ultimi mesi sono state costrette a chiudere-, dovrebbero essere estesi a coloro che comunque hanno subito un notevole calo di fatturato. Si pensi ai negozi di abbigliamento, parrucchieri, autoriparazione e molti altri che, nonostante abbiano potuto continuare a lavorare, hanno subito un forte calo delle entrate. Si chiede quindi di «attribuire i ristori anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che non ne hanno beneficiato».

Diventa quindi indispensabile adottare come criterio per acceder al contributo a fondo perduto il calo di fatturato, unico strumento che effettivamente rispecchia l’andamento delle imprese.

«Quello che si spera -conclude il segretario- dopo questo passo importante è che ora dovrà essere rapidamente tradotto in un nuovo meccanismo per erogare i contributi a fondo perduto per le imprese».

È un periodo duro per coloro che hanno un’attività e che rappresentano davvero le fondamenta del nostro Paese e del nostro territorio. Ma, questa crisi che si protrae ormai da mesi, sembra non finire e, purtroppo per molti, ha determinato una chiusura definitiva e un pezzo della nostra storia che se n’è andato per sempre.

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Redazione

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