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Crocetta va per causa civile. Perché sceglie la strada più lunga?

Crocetta annunzia una causa civile contro L’Espresso, per 10 milioni, contro il Fatto quotidiano e Pierangelo Buttafuoco per un milione. Parte di questo milione, annunzia pure, che lo devolverà in beneficenza. Parte, neanche tutto.
Dei 10 milioni contro L’Espresso neanche parlarne. Ma questi sono fatti suoi.
Ciò che mi colpisce delle sue dichiarazioni è altro.
Per intanto l’annunzio in se stesso. Da avvocato mi hanno insegnato, e nel mio piccolo l’ho compreso, che prima si inizia una causa penale o civile e poi lo si comunica. Ma nel mondo di Twitter e di Fb, la comunicazione è più importante dell’azione. A parte il vantaggio che si da alla controparte che ha tutto il tempo di preparare le sue difese.
Annunziare una causa prima di iniziarla è tipico di chi non interessa l’accertamento della verità, interessando di più mandare messaggi all’opinione pubblica.

Poi la scelta di fare una causa civile e non fare una querela penale. Una causa penale ha tempi, sia pur relativi alla Giustizia italica, molto ma molto più brevi di un’azione civile.
Oltretutto a dire di Crocetta la causa è vinta. Una querela del genere si scrive in mezza giornata ( sia pur con la voglia di mare),  si cita a testimoniare il Procuratore Capo di Palermo, e la causa è fatta. E’ vinta. Il nemico battuto.
Una causa civile che può essere iniziata con molta calma ( cinque anni ) ha tempi tecnici che non sono minimamente paragonabili ad una penale. Anche perché come detto questo processo penale sarebbe ( sarebbe) ben facile da fare, rispetto ad un giudizio civile che è più articolato.

Certo ci sono degli svantaggi nell’iniziare un procedimento penale ( che non sussisterebbero nel caso in specie o forse si ). Mettiamo per assurdo che quella telefonata ci sia. Ma proprio per assurdo.
In tal caso Crocetta avrebbe accusato falsamente L’Espresso di un reato ( diffamazione per aver divulgato un fatto non vero ), quando sapeva, invece, che questa telefonata c ‘era.
In tal caso, il rischio che Crocetta debba difendersi dal reato, consequenziale, di calunnia sarebbe molto ma molto concreto.

Nel procedimento civile male che vada c’ è una forte condanna alle spese per lite temeraria ( cosa che accadrebbe come detto tra molti anni ), spese che non so bene se a carico di Crocetta Rosario o a carico del Presidente della Regione, ed in tal caso su tutti i siciliani.
Dico ciò perché non si è ben capito se Crocetta si muoverà a titolo personale o come Presidente.Lla distinzione non è da poco, come appena visto.

Altro aspetto è che il processo civile può essere dilatato nel tempo, dagli avvocati delle parti. In un processo penale la possibilità di condotte dilatorie è molto ma molto ridotta.

E allora mi chiedo: se Crocetta Rosario è cosi convinto della sua estraneità ai “ fatti telefonici “ perché non iniziare un facilissimo ed in fondo breve processo penale ( visto che la telefonata non c è ) al posto di un farraginoso e lungo processo civile ?
Perché aspettare anni per far accertare la Verità quando gli basterebbero pochi mesi ?
Honi soit qui mal y pense

Goffredo D’Antona, avvocato

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