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Crocetta, Procura Palermo e turbamento dell’ordine pubblico

La Procura di Palermo sta indagando i due giornalisti de L’Espresso autori dell’articolo sulla “ intercettazione “ tra Tutino e Crocetta, per il reato previsto dall’art. 656 Codice penale che punisce anche con il carcere “ Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico.”

Piccole considerazioni da parte di un piccolo avvocato di provincia.
Per intanto la Procura compie altro atto di difficile comprensione ai più.
Il primo atteneva alla smentita motu proprio della presenza di quella telefonata nei propri atti.
Capita che un giornalista riporti una notizia non vera. Magari diffamatoria. Ma raramente, quasi mai ricordo, che una Procura si occupi in tempi cosi brevi di smentirla, di sua sponte.
Chi viene diffamato da una notizia non vera da un articolo non vero ha una serie di diritti a tutela della propria immagine e del proprio onore.
Il primo è il più semplice, chiedere di essere sentito, interrogato, subito ( ed un Presidente di una regione ha maggiormente questo diritto ) in relazione a quel fatto. In tali casi, ed in caso di infondatezza della notizia, una Procura ha il diritto anzi il dovere di smentire. “ Non ti interrogo su questo fatto perché questo fatto per me non esiste, non è nei mie atti “.
Ciò non è accaduto.

Altro aspetto, sul reato contestato ai due giornalisti. “ Pubblicazione di notizie false per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico. “
Dal basso della mia piccola esperienza non mi sembra un reato particolarmente comune. Sembra E lo è infatti una norma tipicamente da ventennio fascista, o tambroniana.
Una sorta di norma penale in bianco, ovvero una norma volutamente generica da contestare all’occorrenza. Questo in generale sulla norma. Che ogni tanto è stata sospettata di illegittimità costituzionale appunto. Passando comunque indenne al giudizio della Corte Costituzionale.

Andiamo noi. Per intanto sarebbe stato “ appurato “che la notizia è falsa o comunque esagerata o tendenziosa. Per la verità un giudizio sulla falsità non c è stato.
Crocetta non ha presentato una querela, annunziando un giudizio civile.
La smentita della Procura di Palermo è sicuramente importante. Ma da questo a dire che la notizia sia falsa, ce ne vuol, ed è sicuramente prematuro. Magari lo è,. Ma in questo momento non lo si può dire con assoluta certezza. Con quella certezza necessaria per indagare due giornalisti.
“ Io Procura sostengo che quella notizia è falsa e pertanto indago per questa notizia chi la riporta. “
Nel sistema processuale penale italiano le cose funzionano in maniera diversa. Alle Procure non competono Giudizi. Questi come dice il termine competono ai Giudici.

Altro aspetto. Queste notizie, false sia pur in assenza di un giudizio sul punto, avrebbero potuto turbare l’ordine pubblico.
Anche qui la valutazione di questo accadimento, sia pur in ipotesi, sia pur in astratto, appare tecnicamente un po’ forzata.
In particolar modo se analizziamo le propalazioni di uno dei protagonisti di questa vicenda.
Ovvero Crocetta Rosario, Presidente della Regione Sicilia.
In più occasioni, anche troppe a parere di chi scrive, Crocetta ha accusato di essere mafioso chi non la pensa come lui.
Ricordiamo la vicenda del MUOS di Niscemi, e le sue affermazioni sulle infiltrazioni della mafia dentro il movimento NO MUOS. Per la cronaca Crocetta è stato archiviato per queste affermazioni. In quanto se è vero che avrebbe detto questo in realtà voleva dire che parte della mafia era contro il MUOS.
O ancora aver chiamato in causa cosa nostra come possibile responsabilità di un incidente stradale che lo vedeva coinvolto. Incidente per la verità dovuto alla follia della costruzione di una casello di pedaggio in un rettilineo dell’autostrada Catania Siracusa nei pressi di Avola.
Come ricordato da Walter Rizzo sul Fatto Quotidiano o da Nicolò Marino ( magistrato ed ex assessore di Crocetta ) ogni volta che Il Presidente è in difficoltà invoca la mafia.
Ecco questo forse turba l ordine pubblico. Che l’ unica opposizione a Crocetta in Sicilia sia riconducibile a cosa nostra.
Ma la Procura di Palermo non la pensa cosi. Non ricordo che abbia convocato il Crocetta per chiedergli spiegazioni su tutti gli attentati da parte della mafia, su tutte le infiltrazioni di cosa nostra in Sicilia nei movimenti democratici dell’isola, di cui solo lui è al corrente.

E’ giusto che la Procura di Palermo indaghi chi crede, aspettando poi i Giudizi e le Sentenze, parimenti giusto che ognuno si faccia la sua idea.
E comunque Crocetta non si tocca, non si tocca quando si accompagnava durante la campagna elettorale con il mafioso di Gela Celona, non si tocca quando parla con Tutino ( queste la Procura non le ha smentite ) dell’allontanamento poi avvenuto della dottoressa Daniela Faraoni, rea di aver chiesto la sospensione di Tutino da primario.

«La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità».

Goffredo D’Antona – avvocato.

tratto da wordpress con il consenso dell’autore

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