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Crocetta a giudizio per diffamazione. Richiesti 2 milioni di euro e il sequestro cautelare dei beni

Rosario Crocetta risponderà penalmente dinnanzi al Tribunale di Gela, il 20 Ottobre 2015, per le dichiarazioni diffamatorie rilasciate all’Agenzia ADNKRONOS, durante la campagna elettorale per le elezioni regionali, nei confronti di Salvatore Lo Cascio, imprenditore nisseno, già titolare dell’omonima ditta leader a livello nazionale nella produzione di serbatoi per compagnie petrolifere ed, all’epoca dei fatti, datore di lavoro dell’antagonista Giancarlo Cancelleri, candidato Presidente della Regione del Movimento 5 Stelle. Durante un’intervista, rilasciata in campagna elettorale, Crocetta disse : “l’azienda presso quale lavora (Cancelleri) è diretta da un tale Lo Cascio, molto, molto amico di quell’ingegnere Di Vincenzo, al quale oggi è stato confermato il sequestro di un patrimonio di 400 milioni di euro. Guardasse chi sono gli amici degli amici e ricordasse che io sono stato il primo politico in Sicilia a denunciare i rapporti di Di Vincenzo con la mafia mentre lui, candidamente, non sa neppure con chi ha a che fare quotidianamente.”

L’avv. Pietro Ivan Maravigna, difensore di Salvatore Lo Cascio, ricevuta la notifica della fissazione dell’udienza a carico di Crocetta ha affermato: “La polemica politica non dovrebbe mai spingersi oltre limiti che comportino la distruzione morale di una persona e della sua dignità pubblica e privata ed a compromettere persino la sopravvivenza di aziende che hanno prodotto ricchezza ed occupazione, specie quando tali aziende sono state vanto del nostro territorio e quella persona, del tutto estranea ad ogni contesa politica, è un onesto lavoratore per tutta la vita dedito alla propria famiglia ed alla propria azienda.

Nel momento in cui il Crocetta rilasciò quelle diffamanti dichiarazioni la Lo Cascio s.r.l. attraversava un grave momento di crisi finanziaria. Era, però, ben avviata una trattativa con gli Istituti bancari creditori per una soluzione di ristrutturazione del debito, ma le dichiarazioni di quello che, dopo pochi giorni, sarebbe diventato il Presidente della Regione Siciliana che, senza alcuno straccio di indizio, indicavano la Lo Cascio s.r.l. come azienda in odore di mafia ebbero l’effetto di fare cessare ogni trattativa. Evidentemente le Banche, senza minimamente approfondire l’inconsistenza delle dichiarazioni del Crocetta, non vollero correre il rischio di affidare propri capitali ad una azienda che poteva essere oggetto di provvedimenti di sequestri ai sensi delle normative antimafia. Venne pertanto chiuso l’accesso al credito e la Lo Cascio, nell’impossibilità di poter continuare ad operare sui mercati in condizioni competitiva, fu messa in ginocchio e costretta, nell’Ottobre 2013, a licenziare il personale, affittare ad altra società il principale ramo d’azienda e, dopo aver visto rigettata l’istanza di ammissione al concordato preventivo, sempre per il voto contrario dei medesimi Istituti di Credito, a fallire.

Per noi c’è, dunque, un evidente nesso eziologico tra le dichiarazioni diffamatorie dell’imputato Crocetta, il fallimento della Lo Cascio s.r.l. ed i dani materiali e morali del suo amministratore Salvatore Lo Cascio. Per questo all’udienza del 20 Ottobre ci costituiremo parte civile richiedendo il risarcimento della somma di due milioni di euro. Nelle prossime ore presenteremo istanza al Tribunale di Gela affinchè adotti un provvedimento cautelare conservativo di sequestro dei beni del Crocetta diretto ad evitare che vengano poste in essere condotte atte ad impedire la soddisfazione dei crediti connessi al reato riconosciuti da un’eventuale sentenza di condanna.”

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Redazione

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