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Crisi via Plebiscito, l’allarme dei sindacati: “Con la chiusura dell’OVE muore la zona”

La chiusura e il conseguenziale svuotamento dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania a favore della nuovo struttura del San Marco di Librino sta segnando la fine per i commercianti. È questo l’allarme lanciato dalla Cgil e dalla Fillea Cgil di Catania che chiedono ancora una volta al Comune ed all’Università di Catania, di avviare un confronto con i sindacati. Un incontro che dovrà coinvolgere anche i comitati e le associazioni che svolgono da anni attività di quartiere.

«In una zona già difficile, il prossimo abbandono delle botteghe porterebbe ad un grave rischio criminalità. La richiesta di confronto da parte della Cgil, era partita ancora prima che il vecchio nosocomio venisse svuotato. Ció conferma le preoccupazioni sulle possibili conseguenze che sembrano essersi verificate, punto per punto. L’area del centro storico adesso soffre sia dal punto di vista commerciale sia per l’imminente “allarme degrado”», si legge in una nota dei sindacati.

Più opzioni per rivitalizzare la zona

A chiedere con urgenza un incontro sono la segretaria confederale Rosaria Leonardi e il segretario della Fillea Cgil, Giovanni Pistorio: « Si potrebbe realizzare una cittadella universitaria di fatto esistente in pectore nel quartiere, grazie alla popolosa presenza degli studenti che frequentano le lezioni accademiche all’ex Monastero dei Benedettini. O anche una struttura di accoglienza e abitativa con l’inserimento dunque di nuovi servizi sociali. Ma senza dimenticare le potenzialità artigianali e culturali dell’ intera zona che vanno assistite e potenziate».

«In ballo c’è l’interesse e la salvaguardia di questi importanti quartieri del nostro centro storico. Di certo riqualificare è importante non soltanto perché si recupera occupazione e si rinsaldano i rapporti tra cittadini e territorio. Ma anche perché si recuperano antiche tecniche restaurative ed edilizie, utilizzando comunque materiali innovativi, più rispettosi dell’ambiente. È necessario dunque che si riapra un confronto reale con i cittadini, veri protagonisti del territorio».

“Le istituzioni sapevano, ma non hanno voluto attivarsi subito”

La situazione è precipitata anche grazie al progressivo svuotamento degli ospedali vicini, Santo Bambino, Santa Marta e Ferrarotto.

«In tanti a lanciare accorati appelli alle istituzioni affinché si decidesse in fretta su quello che doveva essere la destinazione del vecchio nosocomio. Tutti sapevano ma nessuno degli attori istituzionali interessati ha scelto di non attivarsi subito», tuonano i segretari.

«Lo svuotamento – continua la nota- anche se progressivo, pone immediatamente problemi alle attività economiche dei residenti e ne stravolge le abitudini economiche. A pagare il prezzo più alto sono le attività e i commercianti che investono in quel territorio da circa 20 anni. Avviando la trasformazione della struttura, ne beneficerebbe invece la vitalità del quartiere e l’avvio di cantieri di lavoro, che ridarebbero ossigeno ad una città sempre più in agonia. Immaginiamo uno scambio di idee ed azioni tra cittadini, imprese e sindacato».

Cgil e Fillea di Catania, infine, sottolineano che le condizioni di abbandono rischiano di fare precipitare il valore di immobili, aree e attività commerciali della zona e con ciò, le attenzioni di chi eventualmente avrebbe interesse ad avviare attività speculative.

E.G.

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Redazione

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