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Tre ministeri per la crisi della formazione in Sicilia

Per salvare la formazione in Sicilia potrebbero intervenire ben tre ministeri. E’ quanto stanno valutando in questo momento a Roma dopo la presentazione del piano di savataggio e di cui si attende lo starbene del ministero del Lavoro.il piano per salvare la Formazione professionale in Sicilia è stato ufficialmente presentato a Roma e adesso si attende il via libera finale del ministero del Lavoro.

La trattativa con Roma si era ufficialmente aperta a fine aprile con la richiesta inviata a Roma, da parte del presidente Crocetta, di dichiarare lo stato di crisi del settore della formazione. «Ho trovato grande attenzione e disponibilità da parte del sottosegretario – afferma Marziano che ha preso atto dei contenuti del documento e della sua concretezza e si è fatto carico di discutere con il ministro della nostra richiesta». Nell’immediato, però, c’è un bacino di 8.200 persone da mesi senza stipendio e ormai allo stremo.

L’assessore Bruno Marziano, nei giorni scorsi, ha incontrato il sottosegretario Luigi Bobba a cui ha chiesto stato d’emergenza nel settore. L’obiettivo è quello di poter risollevare la situazione per quasi 8.000 persone impiegate nel settore e che, da mesi, non ricevono lo stipendio. Ricordiamo, infatti, che senza la firma sui decreti per l’avvio degli Avvisi proclamati da regione ed UE, i fondi non sono ripartiti tra gli enti. La cancellazione in autotutela dell’avviso 3, in questo senso, ha bloccato non solo l’avvio dell’annualità, ma anche il blocco dei fondi per i lavoratori. Secondo gli ultimi annunci, però dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta la prossima settimana.

Per superare la crisi, l’assessore ha richiesto un sostegno per lo svolgimento dei corsi ex Oif, l’obbligo formativo che sostituisce l’istruzione superiore, del valore di dieci milioni di euro. Inoltre, ha chiesto di ottenere un accompagnamento alla pensione consentendo a circa 2.500 lavoratori iscritti all’albo di andare in pensione o lasciare il bacino grazie a incentivi.

Marziano ha quindi chiesto di riconoscere incentivi all’esodo volontario per altri  dei lavoratori in esubero. Nella legge Poletti, infatti, non è prevista cassa integrazione per i lavoratori della formazione.

La Regione è pronta a stanziare 32,5 milioni, probabilmente altrettanti dovrebbe prevederli il governo nazionale per consentire a lavoratori tra i 65 e i 60 anni di andare in pensione. Terzo: farsi

L’obiettivo, nel giro di cinque anni, è di ridurre il numero dei dipendenti da 8.200 a meno di 4 mila.

I corsi, secondo quanto dichiarato dall’assessore  partiranno a ottobre.

Intanto, sembra che l’assessorato, per rimettersi in carreggiata con il pagamento dei fondi, voglia sfruttare la possibilità di sforare il patto di stabilità, sbloccando circa 46 milioni oltre alla più sostenuta strada degli ammortizzatori sociali.

 

fonte linklav

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