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Crisi del Teatro Stabile, Fichera: “Dipasquale si dimetta”. Contrario Pistorio

Sull’esclusione da parte del Ministero dei Beni culturali del teatro Biondo Stabile di Palermo e del teatro Stabile di Catania, tanti e discordanti i pareri e le considerazioni.

Se da una parte per Nico Torrisi di Federalberghi Sicilia, l’eslusione è “un atto dovuto, alla luce delle norme era infatti quasi impossibile che venisse riconosciuto tale perché ci sono una serie di prerequisiti – anche di natura finanziaria – che in questo caso non venivano rispettati”, per Giovanni Pistorio, segretario confederale CGIL Catania, invece “non si riesce a capire per quale ragione lo Stabile sia stato escluso dai teatri di interesse nazionale. I parametri erano infatti abbondantemente rispettati. Catania ha tutte le carte in regola, si tratta di un’esclusione assolutamente irrazionale che penalizza gli sforzi straordinari per poter aderire ai parametri del ministero”. La causa, secondo il sindacalista, sarebbe da ricercare in un’interpretazione di carattere complessivo o forse nella decisione di “fare un torto a Catania per non farne uno a Palermo”. Della stessa opinione Cosimo Fichera, segretario UGL spettacolo, per il quale non si è tenuto conto della storia del Teatro Stabile sulla quale però pesa da anni una cattiva gestione.

Anche sul fronte della ricerca e dell’attribuzione delle responsabilità, i pareri sono discordanti. UGL Spettacolo e la CISL chiedono le dimissioni del direttore Giuseppe Dipasquale e paventano la possibilità di un commissariamento dell’ente da parte della Regione. “La gestione del Teatro Stabile è stata evidentemente fallimentare sotto tutti i punti di vista”, denuncia Fichera, dipengendo l’operato del direttore come segnato da poca trasparenza e da atteggiamenti vessatori nei confronti dei lavoratori iscritti alla UGL e alla CISL. Mistero anche sulla durata e la scadenza dell’incarico del direttore. “Per queste ragioni chiediamo un comissariamento del teatro Stabile. C’è bisogno di trasparenza. Anche sul fronte degli abbonamenti. Dipasquale ha dichiarato che gli abbonati sarebbero sei mila ma in realtà sono meno di tremila, il ministero farà le sue indagini e i suoi riscontri. Ci sono stati addirittura spettacoli con trenta spettatori dei quali almeno venti avevano un biglietto omaggio”. Dimissioni assolutamente non necessarie, invece, secondo Pistorio: “Non ne vedo le ragioni. C’è chi chiede il commissariamento del teatro per qualsiasi motivo ad ogni pié sospinto. I teatri devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare fuori dalle polemiche, se sono in condizione di gestire e finanziare le proprie attività. Mi meraviglia che per qualsiasi ragione si invochino da parte dei soliti soggetti le dimissioni del consiglio di amministrazione come se ci fosse un fatto personale, come se il minimo comune multiplo fosse un fatto personale”.

Nonostante la crisi economica, lo stato di salute dei teatri etnei sarebbe in linea con la tendenza nazionale o addirittura migliore. “Il calo degli abbonamenti in un periodo di crisi economica – afferma Pistorio – è un calo registrato in tutti i teatri italiani, indistintamente. Calano gli abbonamenti ma aumenta la vendita dei biglietti e Catania è in tendenza. Anzi, il calo è stato inferiore alla media nazionale e il numero di biglietti – quindi le persone che vanno a teatro – è addirttura in aumento rispetto alla media nazionale. Il teatro è assolutamente in linea sui parametri, anzi Catania gode anche di questo vantaggio e a differenza delle altre città non ha svenduto i biglietti a prezzi irrisori e con un abbassamento pur di aumentare i prodotti venduti e tiene benissimo perché l’offerta è di qualità e il pubblico risponde bene”. Tra le ricette per il rilancio, quella di Torrisi, “fatta da catanese, da appassionato e da ex abbonato”, prevede un’offerta teatrale “moderna, contemporanea che riporti la gente a teatro” su modello dei teatri internazionali, fatta anche di appuntamenti aggregativi anche a latere del momento tipicamente teatrale per far sì che il teatro possa vivere non soltanto di fondi pubblici.

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Redazione

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