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Perchè prenotare le vacanze a Creta

Una delle ultime terre europee con ancora un piccolo barlume di genuinità

Θε μου πόσο παράξενοι/είν’ οι δικοί μας τόποι/θλιμμένα τα τραγούδια μας/και γελαστοί οι ανθρώποι” (Dio mio come sono strani i nostri luoghi, malinconici i nostri canti e sorridenti gli uomini“, trad. del brano tratto dalla canzone Θάλασσα πικροθάλασσα)

Bella, e feconda sovra il negro mare Giace una terra, che s’appella Creta” (Brano tratto dall’Odissea; Libro XIX)

Creta è per grandezza la quinta isola del mediterraneo

Non è Santorini e non è Mikonos, non la si scopre in una settimana, muniti solo di infradito, tacco 12, risvoltini o mocassino, intendiamoci. Magari il cappello di paglia da scimunito vacanziero e l’occhiale da sole con la montatura da architetto dandy ma se proprio non potete abbandonare il dress code da selfie da aperitivo al tramonto, andate altrove. Anche i cretesi ve ne saranno grati. Qui di seguito non troverete la sintesi di una guida turistica. Piuttosto impressioni e sensazioni che spero invoglino il lettore a visitare questa mitica isola più di quanto possa fare una didascalisca descrizione o un vlog su youtube.

Grande e forse snobbata, selvaggia ma accogliente come poche terre

Troppo grande per divenire main stream, poco popolata per asfissiare (poco più di 600.000 abitanti in un’isola così grande!) e poco organizzata per competere con mete turistiche già collaudate come le predette isolette modaiole dell’Egeo: meta dei tanti italiani che non vogliono scoprire la Grecia. Forse meglio così, fate una scelta diversa dalla loro.

Le tipiche casette bianche col tetto azzurro sono purtroppo rare, molte strade impongono al guidatore una preghiera ortodossa ed una cristiana, ogni volta che ci si appresta a percorrerle con un mezzo che non sia cingolato.

Non vi aspettate, insomma, ubriacanti immersioni in gallerie d’arte, inebrianti degustazioni di architetture del passato, mezzi pubblici scandinavi o infinite passerelle di vip e dive. Tutto gira intorno alla natura in senso più che lato e mi spiegherò di seguito. Scoprire Creta è scoprire l’infinita grandezza della semplicità.

Il punto di forza di Creta sono proprio i cretesi

Il loro rispetto per l’incantevole natura che li circonda, la loro ruralità e la loro devozione per le tradizioni, rendono quest’isola una delle ultime poche terre europee con un piccolo barlume di genuinità.
Le baie sembrano contendersi i bagnanti a colpi di mare davvero cristallino, silenzio, tranquillità e panorami mozzafiato. Il marketing non è di alto livello e questo la rende ancor più affascinante perché poco sfruttata. Certamente non stuprata come gran parte dell’Italia meridionale.

Potenziale umano e non solo geografico

Il cretese ha le sue tradizioni, fieramente le difende e non vuole (per ora) sputtanarsi per piacere ad ogni costo alle masse ed ai mercati. Qui il passato ed il presente si fondono in un’atmosfera incantevole. Musica tradizionale ed un sonoro fanculo alla musica per ascensori ed aeroporti, tipica dei lounge bar italioti. Nei villaggi, specialmente, il tempo sembra essersi fermato e non è difficile che qualcuno apra la propria porta al forestiero, pur non conoscendolo, offrendo un dolce o un buon caffè greco.

Da sinistra il pittore Domenikos Theotokpoulos “El Greco”, il compositore Manos Hadjidakis, la cantante Nana Mouskouri, il compositore Mikis Theodoraki, in basso l’affermato imprenditore internazionale Eftychios Vlahakis)

Creta è la meta ideale per famiglie

Famiglie che hanno figli piccoli e per giovani e meno giovani, vogliosi di paesaggi incontaminati, momenti di silenzio e percorsi gastronomici molto semplici ma genuini ed a basso prezzo. Ritmi lenti e scorci di natura ai quali l’europeo si è forse disabituato. Il turista è accolto a colpi di grande ospitalità, sorrisi ed un buon livello medio di inglese (altro che Italia!). In Grecia anche il fruttivendolo riesce ad esprimersi in inglese e solo questo dovrebbe far arrossire di vergogna moltissimi italiani che vorrebbero far turismo.

Lo scrivo con un pizzico di rammarico dato che, da siciliano, conosco i pochi grandi limiti dell’ineguagliabile isola dalla quale provengo.

A Creta non è difficile trovare una spiaggia attrezzata del minimo, con pochissima gente (il greco medio non ama la calca in spiaggia), mare cristallino, panorami mozzafiato, zone non abitate per chilometri e taverne alla portata delle tasche meno generose con prodotti, il più delle volte, super biologici.
In strada molte jeep Toyota, un marchio di fabbrica di pastori ed agricoltori locali. Uomini veraci, dall’aspetto un po’ duro ma dal cuore grandissimo.

Certo, il paragone con la Sicilia non può esser fatto per storia, figli illustri ed arte

Creta non ha città come Siracusa, Catania, Palermo, Cefalù, Taormina, Trapani, Erice, Ragusa, Modica, Noto o Acireale ecc ecc. Creta non ha l’Etna, non una cucina assai elaborata e probabilmente, oltre le rovine di Knosso, non ha siti archeologici di grande impatto come Segesta, Selinunte, Piazza Armerina, Agrigento o tanti parchi naturalistici con centinaia di diverse specie florofaunistiche. Creta, seppur grande, non ha treni e non ha autostrade e superstrade. Non ha servizi che in Sicilia ci sono da vent’anni. Eppure, probabilmente esce vincitrice da un confronto polemico e certamente poco elegante ma necessario per comprendere il perchè di una vacanza al mare fuori i confini italiani.

A Creta c’è una cosa che in Sicilia pare impossibile ottenere. A Creta non ci sono siciliani. Sembra scontato ma il risultato di questa assenza è determinante.

Non ho visto immondizia per le strade o in mare, non ho visto prezzi gonfiati tra bar e taverne, non ho visto traffico asfissiante, non ho sentito urla per strada, non ho sentito di rapine o scippi all’ordine del giorno, il cretese medio (rinomato tra i greci per essere rude e ruvido come la terra che abita) non è sospettoso o malizioso, non costruisce scarichi fognari a mare ogni venti km, importuna i bagnanti in spiaggia raramente non con tappeti e salvagenti, non pratica agonisticamente gli sport dell’abuso edilizio su spiaggia e della rissa su strada per futili motivi e non concede ai privati la maggior parte del suolo balneare.

(Il monastero di Arkadi)

Sebbene il loro dialetto abbia un retrogusto tra il greco antico, il portoghese ed il sardo e sebbene il loro passato sia stato influenzato più dalle dominazioni veneziane ed ottomane che dalla successiva riconquista greca, credo di poter affermare con una discreta certezza che il popolo cretese è un formidabile concentrato di calabresità e sicilianità. In loro riecheggia il timore dell’ateniese al sol sentir l’accento cretese, come in noi italiani il timore piemontese o lombardo al semplice udir un “minchia” pronunciato con sicula destrezza.

Vale la pena tuffarsi nelle abitudini locali per carpire l’essenza di questa magnifica terra.

Il pasto ad esempio: per i cretesi non ci deve essere necessariamente un limite al pasto, esso può continuare fin quando cuore, fegato o stomaco non gridano pietà attraverso inequivocabili segni sulla pelle o in volto. Ottima qualità dei prodotti ma porzioni certamente non da nouvelle cuisine.

Tralasciate il cibo greco come la Moussaka, il “freddo espresso”, i gyros pita che servono ai turisti sotto l’Acropoli ad Atene o gli aperitivini a Santorini e Mikonos. Creta è ancor più mediterranea ed il km 0 è quasi sempre assicurato. La fortuna di quest’isola è il rapporto allevatori/agricoltori – ristoratori. Creta, lunga e stretta, è capace di apportare ad ogni ristorante ingenti quantità di fresche materie prime, sia dall’entroterra che dal mare, ai ristoranti sulla costa o alle taverne nei villaggi più reconditi. Il km0 è la regola.
Iniziate il pasto con delicatissime insalate (il mio consiglio vivissimo è la Dàkos) senza rinuciare alla tipiche olive cretesi, piccole ma dolcissime (N.B. la battuta di Verdone in Borotalco sulle olive greche non fa presa sulla popolazione locale, come d’altronde la miserabile battuta italiota “Creta, abitata da cretini” che, se tradotta ai locali, può farvi guadagnare punti… di sutura a seguito di coltellata. Creta è anche famosa per la produzione di coltelli e per un humor non molto elastico.).
Proseguite brevemente con un gamopilafo, risotto al sugo di carne. Svoltate subito sulla carne di vitello, maiale, capra o pecora in spiedini, stufata, affumicata (apaki), l’oftò, carne cucinata in pentole di terracotta e patate fritte non pelate, lo stifado è brasato di vitello con cipolle e aromi naturali, in genere servito insieme alle dolmades, foglie di vite ripiene di carne macinata e riso (asciugare per bene con una calitsunia è una focaccia con verdure), le sìngline, carne di maiale affumicata e conservata in anfore di coccio, lo tsigariastó o il coniglio fritto.
Saltate con estrema nonchalance sul pesce con kalamarakia, calamari fritti o alla griglia, barbunia, triglia cucinata in diversi modi, kakkavia, zuppa di pesce condita con limone, olio di oliva, cipolle e patate, seppie cucinate con i finocchi e la ahinosalata, insalata di ricci di mare.
Non dimenticate i formaggi: mizithra, staka, kefalotyri, anthotiro, xinomyzithra, tyrozouli e graviera.
Innaffiate tutto con vino locale o ottimi distillati orgogliosamente cretesi e con un gradazione alcolica che ricorda vagamente la benzina agricola.

Il napoletano “bivv” (reso celebre in una scena di Gomorra) a Creta è legge. Sia chiaro! Non per criminali secondi fini o con liquidi non commestibili nel bicchiere ma con vini e distillati (la “raki -ρακή” o “τσικουδιά – tsikudià” ad esempio), anch’essi artigianali, che nimmanco in Polonia, nudi per strada a gennaio.
Il consiglio è di trovare un paio di commensali cretesi. A tavola, l’invito a bere non è un invito, è una minaccia, è un consiglio di chi non vorrebbe farti del male a mani nude se non costretto dal tuo affronto, è un bicchiere concepito per non esser mai vuoto. È un imperativo categorico. Cene e pranzi, in compagnia di cretesi, sono vere e proprie battaglie culinarie: pranzi e cene, fianco a fianco come in una falange oplitica, spalla a spalla come alle Termopili, come a Platea, occhi sul piatto come a volerlo sfidare, respiro pesante in attesa di una battaglia dove o si vince a pancia piena o si muore annegati nella vergogna di chi rinuncia al bis e chiede pietà. Altrettanto pericoloso è pagare il conto. Urla, sguardi in cagnesco in stile film western di Sergio Leone, sgomitate perché a fine cena tutti vogliono pagare il conto per tutti. Una battaglia epica combattuta a colpi di “Κάτσε” (“kàtze”, lett. “Siediti, stai fermo..”) e “εδώ, εγώ..” (edò, egò, lett. “Qui, io…)
Il paradiso degli spilorci. I cretesi pagheranno sempre tutto. Son fatti così. Generosi come pochi, l’ospite è sacro. Ne avrete inequivocabile e totale conferma se avrete la fortuna di essere invitati ad un loro matrimonio.

A fine pasto, la frutta o il dessert, sono quasi sempre offerti dalla casa. Tutto spesso accompagnato da bottigliette di alcolici locali. E’ un’amabile usanza locale alla quale i greci tengono molto. Quasi un dazio da pagare da pagare ai clienti, una sorpresa per fidelizzarli ancor di più.

Se poi qualcuno gustate il tutto con un sottofondo dei più apprezzati cantanti locali Nikos Xylouris o Psarantonis, è ancora meglio. Il sottofondo musicale vi aiuta ad entrar meglio nell’atmosfera. Non disdegnate di fermarvi ad ascoltare i tanti concertini di musica tradizionale. E’ una formidabile occasione per conoscere altri suoni, bere a scrocco e fare tante amicizie. Tutto molto bello anche se personalmente preferisco il meraviglioso mondo della rebetika del porto del Pireo (su tutte la meravigliosa Μη μου ξαναφύγεις πια di Σωτηρία Μπέλλου).

Il tono di voce dei cretesi e la loro tradizionale nerissima camicia è una chiarissima affermazione di leadership; più roca e greve è la voce e più si è autorevoli, più crespa è la barba e più si è “masculi“. Uomini mitologici, metà minotauri e metà subwoofer, novelli spartani con una stretta di mano delicata come l’abbraccio di un’anaconda affamata o come la più anziana tenaglia in un’industria metallurgica russa.

(N.B. la popolare danza “sirtaki” che tanto pensiamo sia tradizionale, è solo una colonna sonora di un film del 1964. Evitate insomma di richiederla o canticchiarla per approcciare i locali perché risultereste goffi come il sergente Nicola Lo Russo nel film “Mediterraneo” e perchè quasi equivale allo straniero che con sommo gaudio, per sciogliere il ghiaccio, ci canta “L’italiano” di Toto Cutugno. La Grecia, Creta in special modo, è piena zeppa di diverse danze e musiche. Quasi una per ogni villaggio.).

(Il porticciolo di Rethymno)

Sui luoghi da visitare

Beh, non mi spendo più di tanto perché sarebbe un crimine. Perché non ho voglia e capacità di dilungarmi fino a scrivere una guida turistica e perché non voglio mortificare un’isola che va scoperta senza poi tanti programmi. Salvo i resti archeologici di Knossos, Faistos, Malia, il museo archeologico di Iraklio ed Hagia Triada, non credo sia opportuno fissare altre tappe obbligatorie. Creta è da scoprire in sella ad una moto Tour od una Enduro o alla guida di un’auto che non abbia un assetto molto basso, zigzagando tra sud e nord. Non contate sui mezzi pubblici e munitevi di un navigatore!

Se proprio devo concludere con qualche suggerimento, beh, consiglio le città di Chania e Agios Nikolaos per la vita notturna, le spiagge di Vai, Elafonisi, Kolymbari, Kastelli, Perastikos, Gramvousa, Plakìas, Preveli, Balos e Matala (ex capitale mondiale del movimento hippie), il Parco Naturale di Samaria, le gole di Kourtaliotis, Imbros e Tipoliano, i monasteri di Arkadi e Varsamonero, il museo di Nikos Kazantzakis a Mirtià, l’isoletta di Spinalonga, il monte Psiloritis, le intere aree di Lasithi, Rethymno e Chania, il distretto di Amari, le ceramiche di Margarites, Kentri e Ierapetra, le vicine isole di le isole di Gozzo, Mikronissi e Chrysi.

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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