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Scienze

Covid-19: la strategia dello Screening diffuso

Le parole della Dottoressa Claudia Torrisi

La Dottoressa Claudia Torrisi, direttore tecnico del Centro Analisi Catanese S.C.a R.L. e specializzata in Microbiologia e Virologia fa sentire la sua voce in merito alla difficile crisi sanitaria in atto in tutti i comparti ospedalieri della penisola.

«Da oltre un mese riceviamo giornalmente decine di telefonate da parte di pazienti che vorrebbero effettuare il test per la diagnosi di infezione da Coronavirus»

Tuttavia, «in ossequio alla normativa vigente e alle indicazioni dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, rispondiamo che non possiamo effettuare il test, che non devono venire da noi, né recarsi presso gli ospedali, ma esclusivamente chiamare i numeri deputati (1500, 112, 118 e 800458787).»

Le categorie più a rischio senza test

Puntualizza la Dottoressa: «Ancor più difficile è dover rispondere negativamente alle centinaia di colleghi che giornalmente sono impegnati in prima linea e a tutte quelle categorie a cui dobbiamo essere grati e riconoscenti  essendo esposti giornalmente ai rischi del contagio e che, ad oggi, non possono effettuare alcun tipo di test!»

Analisi sullo sviluppo sanitario

La Dottoressa Claudia Torrisi, si fa ancora sostenitrice di riflessioni, doverose, che a questo punto sorgono spontanee e che producono effetti sulla vita di tutti i giorni.

«Tale analisi deve necessariamente prendere spunto dai numeri che tristemente vengono comunicati con cadenza giornaliera dalla Protezione Civile.»

Continua la Virologa: «Da una fredda analisi di detti numeri sembrerebbe che il tasso di mortalità in Italia sia ampiamente più elevato rispetto a tutti gli altri paesi anche a parità, o quasi, di tamponi effettuati.»

«Ciò certamente dipende dal fatto che in Italia si considerano deceduti a causa del Coronavirus tutti i deceduti positivi al virus, mentre negli altri paesi si indicano diverse cause di morte per i pazienti.»

«Altra considerazione è quella che in Italia si effettua il tampone solo sui malati sintomatici, da qualche giorno in Lombardia anche monosintomatici, e tra questi ce ne sono anche tanti arrivati in ritardo al risultato del tampone e, quindi, in condizioni critiche.»

Tale situazione, precisa la Dottoressa, è causa dello stato attuale vigente in tutti i comparti della sanità sia pubblica sia privata; di fatto, «le strutture che effettuano il tampone sono poche».

Inoltre, rende noto la Torrisi: «Qualche giorno fa l’Assessorato Regionale alla Salute ha pubblicato una manifestazione di interesse per i soggetti privati accreditati per supportare i laboratori pubblici nell’esecuzione dei tamponi.»

Infatti, «l’allegato tecnico riportava, alcune particolari tecniche che identificavano una specifica apparecchiatura di una, ed una sola, casa produttrice, di fatto escludendo la stragrande maggioranza di laboratori che avrebbero potuto essere di supporto a tale attività.»

«Nonostante ciò- fa sapere il medico- lungi da me l’idea di sollevare alcuna polemica: è il momento di restare uniti fattivamente e non solo nelle dichiarazioni, ed anzi proprio nello spirito di una fattiva sinergia pubblico-privato»

IL RUOLO DEGLI SCREENING PER GLI ASINTOMATICI

«La strategia dovrebbe prevedere due livelli di intervento-sostiene la Torrisi- invece di continuare a fare (pochi) tamponi per scoprire chi, presentando sintomi, è positivo al Covid-19, sposerei la proposta scientifica che prevede di puntare piuttosto su più semplici screening che rilevano gli anticorpi e scoprono chi è positivo pur essendo asintomatico, ma potendo diffondere il virus (oggi non intercettabili in alcun modo), e chi si è già immunizzato pur non avendo sintomi rilevanti. Imponendo, dunque, i tamponi solo per validare le positività al test anticorporale.»

Questi test, sulla scorta delle dichiarazioni della Torrisi sarebbero già validi a livello internazionale-ad esempio dalla Food and Drug Administration americana- ed ampiamente utilizzati in Cina, Corea del Sud ed oggi negli Stati Uniti.

«Secondo l’ex direttore del Policlinico di Milano, il professor Ferruccio Bonini- continua la Dottoressa- si tratta di adottare una diversa strategia di screening del Covid-19 che punti a trovare coloro che sono già immuni pur non avendo avuto i sintomi della malattia permettendo a una parte delle attività collettive di riprendere prima che l’economia subisca danni irreparabili

Inoltre, assieme alla direttrice dell’UO di Epatologia, Maurizia Brunetto, Bonini ha realizzato uno studio in proposito mostrando i risultati all’AGI.

Gli studi di Brunetto

Emerge che nel caso del nuovo coronavirus, il 60-75% dei pazienti è positivo per 9 giorni dal contagio. Dopo il nono giorno, solo il 40-50% dei pazienti rimane positivo.
“Il fatto che nonostante la disponibilità di test anticorpali di comprovata sensibilità tali test non siano usati per lo screening di prima battuta è un errore, infatti, la procedura del test tramite tampone-osserva Bonino- è gravata dal rischio di errore di campionamento fino al 20%, sicuramente molto più alto della probabilità di trovare un malato ancora negativo per l’anticorpo anti-Sars-Cov-2”.

Secondo lo scienziato, dunque, “il test anticorpale è molto meno costoso e potrebbe essere effettuato anche in laboratori periferici, per la semplicità della procedura e della strumentazione richiesta”, infatti sarebbe sufficiente un semplice prelievo di sangue.

«I tamponi potrebbero essere effettuati come test di secondo livello esclusivamente sui positivi alle IGM dei test anticorpali; tale strategia di doppio livello permetterebbe di effettuare un vero e proprio screening su una fascia molto più ampia di popolazione.»
Ciò verificherebbe il livello di infezione e immunità effettivo nella popolazione.
Sarebbe, infatti, secondo il parere della microbiologa, «un dato indispensabile sia per minimizzare i contagi con la quarantena obbligatoria anche per i positivi asintomatici, sia per una strategia di intervento molto più efficace e anche tranquillizzante perché almeno il 10-15% della popolazione dovrebbe essere già immune e protetta e lavorare per far ripartire l’economia.»

Infine, informa la Dottoressa, «I prelievi, sicuramente di più facile esecuzione, potrebbero essere effettuati presso il domicilio del richiedente in modo da evitare al massimo il contatto tra un sospetto positivo ed il resto della popolazione e gli arrivi concomitanti presso i laboratori di analisi.»

Le parole della Torrisi sono piene di speranza verso la scienza e le autorità: «Restiamo solo in attesa di un’autorizzazione da parte della Regione Siciliana per poter attivamente scendere in campo al fianco della sanità pubblica e dare il nostro modesto contributo in questa guerra che ci vede tutti in prima linea.»

G.G.

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Redazione

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