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Operatori sanitari ancora senza mascherine: la lettera di Fsi-Usae

Niente Dpi -dispositivi di protezione graduale- in arrivo per gli operatori sanitari come annunciato dal Governo nazionale. Così il Segretario Generale Fsi-Usae indirizza una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ed al Ministro della Salute, Roberto Speranza.

La lettera

«Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro della Salute, avete appena prolungato per altre due settimane il blocco di questa nostra Italia. Avete fatto bene. Ma per favore, basta bugie. Non si può continuare a dire che: “va tutto bene, madama la marchesa”. Perché non va tutto bene. Non è vero che i dispositivi di protezione individuale sono arrivati nella sanità. Non è vero che il Governo ha fatto tutto ciò che doveva per gli operatori della sanità. A 60 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nelle corsie degli ospedali pubblici gli operatori sanitari sono ancora alle prese con la mancanza di mascherine, tute, calzari, respiratori e quant’altro. Per non parlare di quello che accade nelle RSA dove il personale è abbandonato a se stesso chiuso dentro con i pazienti-ospiti. Non chiamateli eroi, ma non chiamateli nemmeno “paramedici” che oggi suona quasi offensivo!», si legge nella lettera.

«Sono Tecnici Sanitari di Radiologia Manici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, Assistenti Sanitari, Tecnici di Riabilitazione Psichiatrica, Terapisti Occupazionali, Educatori Professionali, Tecnici Audioprotesisti, Tecnici Ortopedici, Igienisti Dentali, Podologi, Ostetriche e Infermieri. Ma anche Oss o Autisti soccorritori. Sono professionisti della sanità, che hanno subito le regole sbagliate messo in campo dal vostro governo ed hanno fatto il loro lavoro con serietà e dedizione. Mandati ad un fronte innevato con le scarpe di cartone, ma non sono arretrati. Sono professionisti della sanità, che sono rimasti al proprio posto a combattere questa guerra contro un nemico infido con le mascherine sbagliate e pure contate».

“Siate grati ai sanitari attraverso i mezzi di protezione e non solo a parole”

«Sono quei professionisti che fanno tutto questo per circa 1500 euro al mese ma che non possono andare avanti così. Avete sbandierato su tutte le televisioni che il paese gli deve riconoscenza,bene, agite subito per la loro tutela, rimuovete quelle norme assurde che impediscono il riconoscimento dei rischi che affrontano, tutelate loro e le loro famiglie se avranno la sventura di ammalarsi. Ma, soprattutto, ricordatevi ciò che avete detto ora, quando tutto questo sarà finito, perché in questo paese che acclama e reclama calciatori pagati milioni di euro al mese i professionisti della sanità hanno diritto ad avere altri e diversi inquadramenti e hanno diritto a stipendi più alti e dignitosi. Hanno diritto ad essere ascoltati, quando si programma l’organizzazione della sanità e del lavoro. Noi ve lo ricorderemo. Noi saremo in prima linea a ricordarvelo», conclude il sindacato.

E.G.

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Redazione

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