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BlogGoffredo D'Antona

Corteo a Catania, un’occasione perduta

I cortei hanno  due significati  quello di protesta  per un fatto specifico   e quello motore o espressione di un percorso politico.
I primi  valgono per il momento i secondi  sono una tappa.
Nei primi ci sta  che non ci siano simboli di associazioni e partiti  che aderiscono, nel secondo devono esserci.

Il corteo di sabato a Catania è un’occasione perduta perché è stato un momento.
Mentre ben poteva e doveva essere  un segmento di un percorso politico che in questa città manca dai tempi  di Cantarutti.
Che c ‘era tanta gente ( per un corteo  catanese ) è indubbio come pure è indubbio  che non avendo nessun colore rimane l’occasione sprecata.
Mi si dirà che molti  non sarebbero venuti se ci fossero stati dei simboli di partititi o associazione. Ed è vero  ma i partiti le associazioni i comitati i collettivi  sono necessariamente il tramite  di quella “maggioranza silenziosa “ che non sa dove rappresentare il suo disagio, incanalandola poi nei  movimenti populisti di tutti i tipi e di tutte le estrazioni che stanno fiorendo  in Italia.
E’ bello poter dire che c è una Catania che si batte contro la mafia, ma qual’ è ?
E’ bello dire che c è una Catania che si batte contro le speculazioni edilizie, che  distrugge i diritti, ma qual è ?

Questi erano al corteo  ma il passante distratto come sa quali sono e chi sono ?.
E stiamo attenti il passante distratto non sempre legge Facebook, e non sempre legge sui social ciò che è lontano a lui.
I momenti di protesta servono a  questo.  Il corteo serve a parlare con altri diversi  da chi partecipa al corteo,  ma se non posso dare il mio biglietto da visita, se non posso scendere con il mio  striscione, mi spiace dirlo ma l ‘occasione è persa.
Il merito se lo prende  il più grosso il più famoso, il più visibile,  magari se lo prende  quel movimento senza striscioni ma con un Senatore in prima fila,  che dividevano volantini con il logo del movimento.
Poi c è un altro problema a Catania esistono persone ( e gruppi ) che l unico effetto che hanno è impedire qualsiasi cambiamento serio.
Persone alle quali voglio bene, che mi hanno insegnato tanto, ma vivono la politica la lotta antimafia agli anni 80 quando il mafioso aveva la lupara e la coppola.
Oggi tutto è cambiato e bisognerebbe capirlo. Che poi ognuno è libero di lottare come crede, ma non  indottrinando gli altri o isolando  chi non la pensa come loro.
A Catania esiste una cultura dell’antimafia che accetta la criminalizzazione dei no tav prospettata da uno dei loro paladini
La nostra storia racconta chi siamo,  e queste persone a Catania  hanno una storia importante,  ma esiste pure il presente. Un presente che va discusso capito senza dogmi. Ripeto ognuno fa politica come meglio crede. Quando però questa maniera di fare politica di fare antimafia la si vuole che valga per tutti allora cominciano i problemi. E Catania a volte subisce il fascino di questi personaggi, un po’ per la loro storia un po’ perché manca il coraggio di criticarli. Un po’ per paura di rimanere soli.
Ma a Catania ci sono Compagni ( non mi vergogno ad  usare questo termine ) splendidi, persone poche per la verità  che sono state vicine ai fratelli Montana durante il ( breve ) processo a Mario Ciancio. E che sono state vicine a me in tanti miei momenti difficili.
Di questi dei loro gruppi dei loro comitati mi sono sempre fidato e so che ho fatto bene
Da questi compagni si può ripartire, sperando che lascino stare  chi è fermo alla Dc  e i populisti di ultima generazione.  Che solo una cosa hanno in più di questi compagni, la scaltrezza,   la faccia di bronzo e l’essere bravi a mettere cappelli all’ ultimo istante.

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