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Corso dei Martiri, verso la nuova opera che potrebbe ridefinire il potere

250 mila metri cubi di cemento che potrebbero dare lavoro almeno ad un migliaio di persone: questi i numeri essenziali della “speranza catanese”, una delle ultime di una città agonizzante dal punto di vista economico. L’occasione è data dal cantiere del nuovo Corso dei Martiri, arteria a ridosso della stazione, all’ingresso della “city”.

Dopo anni e anni di annunci, ora il “miracolo”, o meglio il nuovo San Berillo, potrebbe diventare realtà: con il nuovo anno potrebbero partire i lavori delle opere di urbanizzazione dell’area abbandonata da decenni, prologo per l’attivazione del progetto complessivo di “rigenerazione urbana” opera dell’architetto Mario Cucinella. Ad ascoltarlo, a Palazzo degli Elefanti, davanti al consiglio comunale, la giunta del sindaco Bianco, dirigenti e personale dell’ urbanistica comunale, rappresentanti del mondo delle professioni, in primis gli architetti, i rappresentanti dei privati proprietari delle aree interessate. E naturalmente, qualche decina di cittadini, qualche volto del “Cinque Stelle”, di “Catania Bene Comune”.

Malgrado gli scarsi risultati raggiunti finora –o forse proprio per questo- l’amministrazione Bianco “spinge” molto sul “tasto Corso dei Martiri”: che non è solo una questione urbanistica o storico-sociale (c’è da “sanare” la “ferita” del “risanamento” del vecchio San Berillo negli anni Cinquanta, che produsse la “deportazione” di migliaia di famiglie in periferia), ma è anche e soprattutto una questione di Potere, nel quadro complessiva di una città che sta conoscendo un’apparente “rimescolamento” di posizionamenti dentro il suo “scacchiere”, alla luce della crisi profonda di un pezzo del “vecchio sistema” (ovvero i volti dell’ex governatore Raffaele Lombardo e dell’editore Mario Ciancio). La “nuova” Catania passa anche e soprattutto dal nuovo Corso dei Martiri.

“Oggi abbiamo l’assunzione chiara di scelte urbanistiche – ha detto Bianco – e devo dare atto all’amministrazione Stancanelli di aver attuato alcune scelte da noi condivise come il mantenimento della scuola Pascoli e una significativa riduzione della cubatura”.

Al termine di un excursus storico, il sindaco ha passato in rassegna alcuni punti qualificanti del masterplan: la realizzazione di un grande parco urbano in piazza della Repubblica di due ettari e un parcheggio sotterraneo nella stessa area di 350 posti che avrà accanto un’area mercatale di seimila metri quadri. Inoltre vi sarà un museo, un teatro e un albergo (tutti privati) e residenze per circa 400 abitanti.

L’architetto Cucinella, un palermitano di 55 anni, che, fra l’altro, ha lavorato nello studio di Renzo Piano a Genova e Parigi, ha parlato di una “grande spina verde” che attraverserà San Berillo sul modello della “Rambla” di Barcellona e ha sottolineato la volontà di usare “materiali locali e vulcanici”. Dopo di lui è intervenuto, a lungo e fra qualche sbadiglio, l’architetto di origine tedesca Andreas Kipar, coetaneo di Cucinella, che ha lavorato alla parte ambientale del progetto.

Più di un “mal di pancia” si è registrato fra gli architetti catanesi presenti: si saranno sentiti “emarginati”?

In sala, fra il pubblico, anche Aldo Palmeri, amministratore di “Istica Cecos”, proprietaria di una “fetta” rilevante di Corso dei Martiri (oltre a “Risanamento S. Berillo”). Parole di ottimismo le sue, alla luce anche di un progetto che piace. Accanto a lui l’avv. Andrea Scuderi, consulente di “Istica Cecos” per le questioni amministrative. Scuderi, fra l’altro, è un ex assessore di Bianco, è zio dell’on. Giuseppe Berretta ed è uno storico esponente del Pci catanese, oltre ad essere uno dei massimi esperti di diritto amministrativo in Sicilia. Secondo molti, è la vera “anima” del nuovo Corso dei Martiri.

Ma si farà la grande opera? Pare proprio di sì, o meglio pare proprio che i soldi siano stati trovati: alcuni istituti di credito, secondo indiscrezioni, avrebbero detto “sì”. E quindi? Ora la “palla” passa al comune: o meglio alla macchina burocratica di Palazzo degli Elefanti, che dovrà lavorare per i passaggi amministrativi necessari per l’attivazione del cantiere.

E i consiglieri comunali?

Sebastiano Arcidiacono e Carmelo Nicotra (Sicilia Democratica) hanno evidenziato la necessità di garantire “trasparenza e legalità delle procedure”.

Arcidiacono nel suo intervento ha preannunziato un ordine del giorno per “impegnare l’Amministrazione Comunale a farsi promotrice fin da subito a prescrivere forme di ampia evidenza pubblica per la selezione delle imprese che dovranno eseguire i lavori sia nella parte pubblica che in quella privata, prevedendo altresì che le assunzioni del personale avvengano con priorità ai disoccupati del settore dell’edilizia secondo le procedure trasparenti previste dagli uffici provinciali del lavoro o di bando pubblico, escludendo comunque ogni forma di assunzione diretta”.

Niccolò Notarbartolo del Pd ha spiegato: “già qualche anno fa abbiamo visto una presentazione simili: oggi sembra che ci sia qualcosa di diverso. Le paure riguardano questo progetto ambizioso: si teme che queste ambizioni non si traducano in fatti concreti. Chiedo una road map dei lavori per poter vigilare sulla loro esecuzione”. Oltre a questo, Notarbartolo ha sottolineato l’esigenza di un protocollo di legalità. Parole di assoluta normalità: ma il sindaco, appena il consigliere ha concluso il suo intervento, è andato via. Una coincidenza oppure una rinnovata “irritazione” per le “uscite” di Notarbartolo?

Manlio Messina, capogruppo di “Area Popolare” ha parlato relativamente a Corso dei Martiri di “un’ustione di terzo grado in un corpo carbonizzato”. Il consigliere di centrodestra ha evidenziato la mancanza di un piano regolatore dagli anni ’50. “Da quando ero consigliere di quartiere – ha affermato Messina –ho visto presentare questo progetto 7 o 8 volte ma alla fine nessuno l’ha realizzato. Adesso facciamo in modo che si possa lavorare e che le operazioni siano quanto più trasparenti possibili”. La “palla” ora passa all’amministrazione Bianco.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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