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Corrado Labisi, il lato oscuro della casa di cura “Lucia Mangano”

Da patron di premi antimafia ad accusato di aver generato un buco alla casa di cura “Lucia Mangano” di S. Agata li Battiati, di oltre dieci milioni di euro. È proprio questo il profilo di Corrado Labisi, principale indagato per distrazione di fondi regionali destinati a strutture socio-sanitarie. Tra i sei indagati, la figlia, la moglie e i collaboratori.

Chi è Corrado Labisi?

Il Gran Maestro Corrado Labisi, trentatré della massoneria, in passato “sovrano, gran commendatore e gran maestro della Serenissima Loggia del Sud”. Ha contatti internazionali ed è stato anche attivo in Africa, a fini umanitari.

Patron di premi antimafia, quali quello dedicato alla madre e quello dedicato a Saetta – Livatino, il massone si conferma assoluto protagonista della vicenda.

Il provvedimento ha disposto la misura della custodia in carcere del già Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Medico Psico-Pedagogico “Lucia Mangano”, sostegno per i poveri della città e della provincia, che ha creato centri di mutuo soccorso, elargendo sussidi a favore degli stessi, creando laboratori, offrendo assistenza medica e alleviare lo stato di eventuale disagio in cui gli assistiti potessero trovarsi, per disoccupazione, malattia o altro.

L’indagine

Labisi, come capo, organizzatore e promotore, viene accusato di reati di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita di somme di denaro. Ai domiciliari anche la figlia Francesca, la moglie Maria Gallo e i collaboratori Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì, contestando agli stessi il reato associativo finalizzato all’appropriazione indebita di somme di denaro.

Dalle indagini sono emersi presunti illeciti nella gestione dei fondi erogati dalla Regione Siciliana e da altri enti finalizzati alle cure dei malati ospiti della struttura, per scopi ben diversi. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, le cifre riportate sugli estratti conti accesi per la gestione della clinica venivano gonfiati, fino a racimolare un debito di oltre 10 milioni di euro. Una cifra di certo non indifferente.

Nel corso dell’indagine è emerso che soltanto Corrado Labisi avrebbe utilizzato per fini diversi la somma di €1.341.000,00 mentre la moglie Maria Gallo quella di € 384.000,00.

Questa gestione sarebbe chiaramente censurata proprio dallo statuto associativo dell’I.M.P.P. Lucia Mangano, che prevede “l’esclusione irrevocabile dall’associazione di qualsiasi membro che approfitti del proprio ruolo per impossessarsi, con espedienti vari, per fini propri di somme di denaro destinate alla normale gestione.”

L’operazione “Giano Bifronte” porta un nome ben azzeccato per la vicenda. Labisi, infatti, manifestava un comportamento duplice e completamente opposto. Paladino della legalità e Presidente dell’associazione denominata “Saetta – Livatino”, impegnata a sostenere le iniziative antimafia, insignendo del premio omonimo a personalità delle istituzioni che si sono evidenziate nel contrasto alla criminalità mafiosa.

E c’è anche un Labisi senza alcuno scrupolo che si sarebbe dilettato in atteggiamenti illeciti, distraendo ingenti somme di denaro per soddisfare esigenze diverse. Tra queste il pagamento di fatture emesse dalla Pubblicompass per pubblicizzare gli eventi da lui organizzati, di spese sostenute dalla moglie e dalle figlie, di cene e soggiorni ad amici.

Il rapporto con Giorgio Cannizzaro

Il Gran Maestro era vicino al pregiudicato Giorgio Cannizzaro, noto membro della famiglia “Santapaola- Ercolano”. E tale vicinanza è emersa a seguito di due grandi operazioni che hanno attenzionato il rapporto tra cosche e massoneria: ‘Fiori bianchi’ e ‘Belfagor’.

«La vicinanza tra i due uomini è stata anche confermata dalla presenza di Cannizzaro tra le prime file, in chiesa, durante il funerale della madre di Labisi» sottolinea il capo della Dia di Catania, Renato Panvino. 

Labisi, le associazioni e i poveri

La famiglia Labisi non avrebbe mai manifestato il ben che minimo interesse nei confronti dei più bisognosi. Questi sarebbero sempre stati curati e attenzionati in ogni tipo di loro esigenza solo grazie all’affettuoso personale. «Se fosse dipeso da loro, si continuerebbe a dare ai pazienti latte allungato con acqua, maglie di lana e scarpe invernali nel periodo estivo» è la dichiarazione di un dipendente.

L’indagine ha evidenziato che Labisi avrebbe impiegato ingenti somme distratte dall’Istituto Mangano per la copertura di costi relativi all’organizzazione del premio Livatino. Altrettante somme di denaro sarebbero state utilizzate per iniziative connesse dell’Associazione “Antonietta LABISI”, madre di Corrado. La donna in vita era impegnata nell’opera di assistenza a minori e gli anziani nelle zone di degrado catanesi.

Il carisma di Labisi

Il Gran Maestro deteneva un gran carisma e ottime qualità persuasive. Questo gli ha permesso di creare un’immagine da “eroe”, e riuscire a coinvolgere molte persone nel sostenerlo.

Cruda è la conversazione captata tra Labisi ed un suo amico, dopo una perquisizione delegata operata dalla DIA di Catania presso la Struttura sanitaria “Lucia Mangano”  e nello studio del commercialista di riferimento, che ha portato al sequestro di copiosa documentazione contabile.

«Dobbiamo capire a 360° se c’è qualcuno che deve pagare perché questa è la schifezza fatta a uno che si batte per la legalità … vediamo a chi dobbiamo fare saltare la testa» era stato il commento di Labisi, e le allusioni alla Dia e ai Magistrati era chiare.  Ma «da parte del soggetto del Ministero non arrivano parole di distacco rispetto alle affermazioni di Labisi» chiarisce procuratore Fabio Regolo.

Come delinea anche Zuccaro, l’intento di Labisi non avrebbe avuto alcun successo. «Nonostante questa forma di richiesta di interessamento, gli uomini della Dia hanno avuto pieno mandato dalla Procura per proseguire».

Spuntano anche i servizi segreti

Labisi avrebbe intrattenuto amicizie importanti con apparati dello Stato. Nel corso delle intercettazioni, appare un amico di Labisi «appartenente ai servizi segreti e, in particolar modo, al Ministero della Difesa» spiega il pm Zuccaro.

Gli altri indagati

Tutte le appropriazioni indebite portate avanti dagli indagati avrebbero portato alla distruzione dell’ente benefico. Questo si sarebbe posizionato nel tempo a livello di un’azienda con scopo di lucro e assoggettabile al fallimento.

Per sanare la pesante condizione debitoria dell’Istituto, Labisi ha proceduto, nel corso del 2017, alla vendita del ramo dell’azienda facente capo alla struttura destinata a RSA, ubicata in locali di proprietà dell’ente nel Comune di Mascalucia.

L’operazione si è conclusa con la cessione del ramo d’azienda ad una associazione calatina e con la cessione di un’importante quota di debiti.
Dopo la cessione del ramo di azienda, a capo del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto andava la figlia di Corrado Labisi, Francesca.

Gli indagati Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì, stretti collaboratori del Gran Maestro, erano regolarmente assunti presso l’istituto con mansioni differenti da quelle effettivamente svolte. Loro avrebbero messoconsapevolmente a disposizione le loro buste paga, ove sarebbero state inserite voci di costo giustificative delle uscite indebite dell’istituto. Tutto questo a fronte di benefit e premi di produttività per cassa, il cui ammontare variava tra i 500 e 1.500 euro.

EG. DS.

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Redazione

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