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Cronache

Coronavirus, pericolo varianti: quali regioni rischiano la chiusura

La terza ondata di Covid potrebbe tornare a galoppare con la diffusioni delle varianti. Questa la paura del Governo che sta mettendo a punto nuove misure di contenimento al virus, mentre, le campagne di vaccinazione continuano serrate in tutta Italia. La Lombardia è in zona d’allarme, nella regione, infatti, sono già state istituite 4 zone rosse. L’ipotesi lockdown sembra avvicinarsi ma non è così: si starebbe pensando a delle chiusure mirate solo nelle zone maggiormente colpite. 

Quali regioni rischiano la chiusura

I dati dell’ISS sull’andamento della curva pandemica nella penisola, saranno emessi nella giornata di domani, 19 febbraio. Alcune regioni potrebbero avere un Rt superiore all’1, quindi, finirebbero in “zona arancione”, mentre, altre rischierebbero, addirittura, la rossa. Nella zona con fascia di rischio massimo, infatti, scuole, negozi, locali, qualunque tipo di attività (se non quelle essenziali) chiuderebbero i battenti.

Il virologo Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, spiega a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1 che: “Le zone rosse funzionano, però è chiaro che se abbiamo focolai con variante brasiliana o sudafricana non basta: bisogna proprio chiudere, essendo severissimi, altrimenti neutralizziamo l’arma che abbiamo, cioè il vaccino”.

Nelle regioni Umbria e Abruzzo, inoltre, si registrano diversi focolai di variante brasiliana. Rischiano la zona arancione oltre alla Lombardia e al Lazio, anche l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, le Marche, il Piemonte. Ma non solo: si ipotizzano anche Abruzzo, Basilicata, Liguria, Molise, Umbria e la provincia di Trento. In pratica quasi tutta Italia si colorerebbe di Arancione. In tutto ciò: cosa succede alla Sicilia che da poco è entrata in gialla? 

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha precisato oggi in conferenza stampa di non aver preso in considerazione l’ipotesi lockdown“Ipotesi due settimane di lockdown? Non l’abbiamo presa in considerazione, non ci sono i termini per affrontare il tema. Non conosciamo la linea del Governo nazionale, né le strategie di contrasto al Covid”. “In questo momento in Sicilia non ci sono zone che abbiano anche lontanamente i requisiti per tornare in zona rossa. In alcune zone del Nord è successo, ma qui in Sicilia la situazione non è particolarmente allarmante e dunque non è giustificabile un provvedimento del genere”.

“Abbiamo tutti il dovere e la responsabilità di mantenere l’Isola in zona gialla – ha ribadito Musumeci – con comportamenti virtuosi e con la consapevolezza che il virus non è stato sconfitto”.

Da Palazzo Chigi, fanno sapere che nel fine settimana sarà varata una nuova strategia d’intervento forse valida dopo il 5 marzo, giorno in cui scadrà il Dpcm, tutt’ora in vigore.

G.G.

 

 

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Redazione

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