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Corleone: San Giovanni si “inchina” a Ninetta Bagarella

Sta facendo discutere l’ennesimo inchino religioso avvenuto in prossimità dell’abitazione di un boss. Siamo a Corleone e la casa è quella di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina

Corleone (PA) -La scorsa domenica, durante la processione di San Giovanni Evangelista, la vara del santo si è fermata dinnanzi l’abitazione di Ninetta Bagarella, la moglie del “capo dei capi” Totò Riina.

Per protesta il maresciallo dei carabinieri e il commissario di polizia di Corleone hanno lasciato la processione e hanno segnalato il tutto alla procura distrettuale antimafia.

C’è un’indagine sulla processione e già ci sono eclatanti risultati: uno dei membri di quella confraternita, Leoluca Grizzaffi, è cugino di secondo grado di Ninetta Bagarella.

Come al solito non sono mancate le reazioni a posteriori dei vescovi: il vescovo di Monreale Michele Pennisi ha riferito che su episodi come questi non bisogna transigere.

Gli inchini non riguardano solo Corleone e la provincia di Palermo, ma anche la provincia di Catania.

Lo scorso 3 dicembre fece il giro del mondo un video, relativo ad un’annacata religiosa, girato di fronte l’abitazione dei figli del boss Salvatore Assinata (articolo Santa Barbara si inchina alla mafia a Paternò). In quell’occasione giunse a Paternò la redazione del programma “Le Iene”: Giulio Goria intervistò i due figli del boss paternese, fra i quali il minorenne Vito Assinnata (Giulio Golia del programma Le Iene incontra il sindaco di Paternò Mauro Mangano: è scontro).

Lo scorso aprile le prime pagine dei giornali vennero dedicate ad un “anonimo” comune del calatino: San Michele di Ganzaria. In quell’occasione, a seguito di un inchino avvenuto in prossimità dell’abitazione del boss Francesco La Rocca, il parroco decise di sospendere le processioni (articolo San Michele di Ganzaria, il vescovo sospende le processioni).

Nel mondo della mafia ultimamente vanno di moda anche gli striscioni: a Catania lo scorso aprile era stato esposto uno striscione per celebrare l’uscita dal carcere del “re” Roberto Spampinato (articolo Catania: “il re è tornato”. Sequestrato striscione, ma andrebbero sequestrati anche i video). Un altro manifesto è stato realizzato lo scorso settembre per il battesimo del figlio di Antonio Felice Rapisarda. I bambini sono innocenti, ma il cartellone esibiva il seguente slogan:  “Questa creatura meravigliosa è…cosa nostra!”  (articolo Questa creatura meravigliosa è…cosa nostra! L’innocenza di un bimbo dietro cui si nasconde il “potere”).

Intanto è arrivata la smentita del sindaco di Corleone Leoluchina Savona. Per la Savona i media hanno strumentalizzato la vicenda perché la sosta rientrava nel tragitto che il santo doveva seguire. Il primo cittadino di Corleone non ha però aggiunto nulla sulla segnalazione arrivata alla procura distrettuale antimafia.

Detto ciò rimane un mistero il fatto che tali inchini e più in generale tali esibizioni di potere stiano venendo a galla solo adesso, in un periodo dove peraltro la devozione popolare è ridotta al minimo, mentre è alta l’attenzione mediatica, grazie soprattutto agli smartphone e ai social network.

 

 

 

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