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Contrabbandavano gasolio: 12 arresti e maxi sequestro

Un volume d’affari per quasi un milione di litri di gasolio, con profitti in nero di svariate centinaia di migliaia di euro e con imposte evase superiori al milione di euro. Tre sodalizi criminali che gestivano il traffico del carburanti in soste attrezzate. E’ quanto scoperto dai finanzieri del Comando provinciale di Catania che, all’alba di oggi, a conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica etnea e in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, hanno eseguito 12 arresti domiciliari, 7 provvedimenti di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il sequestro preventivo di somme di denaro per un totale di 4,5 milioni di euro.

Il prodotto petrolifero “contrabbandato” proveniva da raffinerie dislocate in Germania, Polonia e Austria ed era trasportato da autoarticolati di proprietà di società rumene e bulgare. I soggetti arrestati, per eludere i controlli su strada, utilizzavano falsa documentazione che attestava il trasporto di un prodotto diverso da quello realmente caricato (olio lubrificante anziché gasolio per autotrazione) e indicava fittiziamente come località di destinazione finale del prodotto alcuni paesi esteri quali Grecia, Malta e Cipro anziché Catania.

La cessione del carburante veniva effettuata in diverse aree di sosta attrezzate come vere e proprie stazioni di servizio completamente abusive, in assenza di qualsiasi precauzione antincendio e in spregio a ogni norma di sicurezza, con rischi elevatissimi per l’incolumità di coloro che si trovavano a maneggiare il prodotto ovvero in transito nell’area.

In più, è stato accertato che anche il trasporto dei prodotti petroliferi avveniva in presenza di gravissimi pericoli a causa dell’impiego di automezzi assolutamente non idonei allo spostamento di merce infiammabile: infatti, le organizzazioni criminali, per occultare i prodotti trasportati, anziché utilizzare autocisterne, caricavano decine di contenitori plastici da 1.000 litri – le cosiddette “bonze” – su normali autoarticolati “telonati”, delle vere “bombe” viaggianti.

Tra i destinatari della misura cautelare, anche Carmelo Pavone (classe 1949) già noto alle cronache perché condannato per estorsione e per la sua partecipazione al clan mafioso dei “Laudani”, che insieme a Mario Mauro (cl. 1948)gestivano di fatto un autolavaggio e aree di parcheggio, siti rispettivamente in Aci Sant’Antonio e Acireale, adibite allo stoccaggio e al commercio del gasolio nel territorio catanese. Nello stesso contesto associativo erano presenti anche i figli di Carmelo Pavone, Cosimo (cl.1991) e Camillo (cl.1972) nonché Denis Susto (cl.1977), Antonino Mario Chiantello (cl.1967) Rosario Torrisi(cl.1984) e Carmelo Scuderi (cl.1957).

Una seconda organizzazione criminale vedeva, tra i partecipanti, l’autotrasportatore Fabrizio Colapicchioni (cl.1975) e gli amministratori di una società di autorasporti con sede a Roma, i fratelli Alessandro (cl.1975) e Stefano (cl.1979) Marchetti. Questo gruppo criminale rappresentava per il territorio etneo e per quello campano una rilevante fonte illecita di approvigionamento di prodotti petroliferi. Questa associazione, anche per mezzo di società estere, era operativa in diversi Paesi europei (tra i quali Gran Bretagna, Germania, Austria, Polonia, Malta, Grecia e Cipro) e risulta già sottoposta a giudizio immediato in un altro procedimento penale alla sede di Roma per le medesime vicende delittuose.

una terza invece era promossa da Santo Santonocito (cl. 1964), titolare di una ditta di autotrasporti, che rappresentava per il gruppo catanese una secondaria fonte illegale di rifornimento: il gasolio da lui contrabbandato proveniva da depositi commerciali di gasolio per agricoltura ubicati nel siracusano e nel catanese.

Ai destinatari delle misure è contestata l’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al contrabbando di prodotti petroliferi immessi nel mercato nazionale in evasione d’imposta.

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Redazione

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