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Confisca ai Vacante, i soldi della mafia nelle attività sportive

Due milioni di euro confiscati ad un volto noto della mafia catanese, quel Roberto Vacante, 52 anni, imparentato con i Santapaola (ha sposato la figlia di Salvatore, fratello di don Nitto), già condannato due volte per associazione di stampo mafioso. Questo l’ultimo risultato della Dia di Catania, come illustrato stamane, in conferenza stampa, dal Procuratore facente funzioni Michelangelo Patanè e dal capo centro della Direzione Investigativa Antimafia Renato Panvino.
Le indagini hanno condotto alla confisca di un’impresa di gestione di impianti sportivi, due ville ubicate tra Catania e Tremestieri Etneo, nonché conti correnti bancari. Vacante è stato sottoposto anche alla misura della Sorveglianza speciale per la durata di due anni e sei mesi.

I terreni su cui sono sorti i campi di calcetto e beach volley, che si trovano a nord dello stadio Cibali, gestiti dall’associazione Sportitalia, ricondicibile a Roberto Vacante e confiscata, erano in affitto.

L’attività investigativa di natura economico-finanziaria e patrimoniale, delegata dalla Dda di Catania ed espletate dalla Dia, hanno permesso di individuare una serie di beni che, benchè formalmente intestati ai prossimi congiunti di Vacante, sono stati ritenuti effettivamente riconducibili alla sua titolarità attraverso l’intestazione degli stessi alla propria moglie Irene Grazia Santapaola e al fratello Giancarlo Vacante.
In particolare, è stata accertata la capacità reddituale di Vacante e del suo nucleo familiare nell’arco temporale compreso fra il 1988 e il 2013, il cui esito ha evidenziato forti profili sperequativi tra i proventi dichiarati e il patrimonio posseduto. Di qui la presunzione, accolta dal Tribunale, di un’illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività delittuose connesse all’inserimento di Vacante nell’ambito del clan Santapaola.

“Abbiamo svuotato le casse di Cosa nostra – ha affermato il capo centro Dia di Catania, Renato Panvino – solo così si annullano in tutto le organizzazioni mafiose”.
Panvino ha aggiunto: “Roberto Vacante è uno dei personaggi più vicini a Cosa Nostra legato anche da legami di parentela”.
“Roberto Vacante -è scritto in un comunicato della Dia- annovera due condanne, ormai consacrate con sentenze passate in giudicato, per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La prima sentenza di condanna ad anni 2 e mesi 10 di reclusione, emessa dalla Corte d’Appello di Catania in data 22.01.2003, definitiva il 7.2.2003, ha affermato la penale responsabilità del Vacante in ordine all’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso denominata “Ercolano-Santapaola” fino all’anno 1996. A questa ha fatto seguito una successiva pronuncia di condanna, per fatti accertati fino al novembre 2005, alla pena di anni sei di reclusione giusta sentenza del GUP di Catania del 9.2.2009 resa all’esito del procedimento “Arcangelo”, parzialmente riformata dalla Corte di Appello di Catania con sentenza del 14.7.2010, definitiva il 27.1.2012,con la quale ritenuta la continuazione con la precedente condanna, la pena è stata ridotta ad anni uno di reclusione”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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