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Condannati i “tour operator” dell’immigrazione, erano tutti rifugiati politici

Sono stati condannati per associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento aggravato ed allo sfruttamento della immigrazione clandestina e per altri reati, venti cittadini somali residenti in Italia e  beneficiari dello status di rifugiati politici. I venti imputati, sono stati anche condannati per favoreggiamento aggravato e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, oltre che di contraffazione di pubblici sigilli, di sostituzione di persona, di false attestazioni a pubblico ufficiale sulla propria identità e di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

Con tali sentenze è stata definita una complessa ed articolata indagine avviata dalla Procura di Modica e diretta e coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, cui hanno partecipato strutture investigative della Polizia di Stato (Squadra Mobile della Questura di Ragusa e Servizio Centrale Operativo di Roma) in collaborazione con la Guardia di Finanza (G.I.C.O. del Nucleo di PT di Firenze).

L’indagine ha preso l’avvio dall’esame del traffico telefonico di talune utenze cellullari rinvenute in possesso di clandestini sbarcati nel territorio costiero di Pozzallo. Attraverso le intercettazioni, si è scoperta una vera e propria organizzazione transnazionale con lo scopo di procurare l’ingresso illegale in Italia da diversi paesi, per poi agevolare il trasferimento verso il paese europeo di destinazione come Olanda, Ighilterra, Svezia, Norvegia e Finlandia.

L’organizzazione, dietro il pagamento di forti somme di denaro, falsificava tutta la documentazione necessari, coinvolgendo anche altre persone disposte a vendere i visti di ingresso. Inoltre, fornivano ai “clienti” ogni tipo di supporto logistico. L’organizzazione, infatti, pensava come un vero e proprio tour operator mettendo a punto i trasferimenti, l’acquisto dei biglietti e addirittura l’ospitalità.

Il 13 dicembre 2012, su richiesta della Procura Distrettuale il Gip presso il Tribunale di Catania emetteva 48 misure di custodia in carcere, poi eseguite nelle diverse località del territorio nazionale, sedi delle cellule operative della organizzazione ( Firenze, Prato, Siena, Torino, Cuneo, Biella, Milano, Bergamo, Genova, Napoli, Padova, Roma, Palermo). Dei quarantotto imputati nei cui confronti furono emessi provvedimenti restrittivi, 42 sono già stati condannati in primo grado.

Dalla stessa indagine, era nato un altro processo per altri 22 imputati, concluso a novembre del 2013 con sentenza di patteggiamento innanzi al Gup del Tribunale di Catania.

 

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Redazione

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