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Cronache

Concorso Rai: giornalisti alla “presa” di Bastia

Il materiale consgnato ad ogni concorrente del quizzone Rai. Mancano solo le domande dei quiz.
Il materiale consgnato ad ogni concorrente del quizzone Rai. Mancano solo le domande dei quiz.
Giornalisti in attesa nei capannoni dell'Ente Fiera di Bastia
Giornalisti in attesa nei capannoni dell’Ente Fiera di Bastia
Concorsone Rai, operazioni di riconoscimento
Concorsone Rai, operazioni di riconoscimento

Raggiungere Bastia Umbra dalla Sicilia è un’avventura, che comporta almeno quattro cambi di mezzo: aereo fino a Roma, poi il trenino Leonardo da Fiumicino a Termini, quindi a bordo del regionale Roma-Ancona che ti lascia a Foligno, infine un locale Foligno-Bastia.
Il paese è anche grazioso, a un tiro di schioppo da Santa Maria degli Angeli, la chiesa (di Assisi) che custodisce la chiesina costruita una pietra dopo l’altra da San Francesco e dai suoi dodici fraticelli. Ma tempo per visitarlo non ce n’è, perché dopo un viaggio così articolato le migliaia di giornalisti in arrivo da tutt’Italia, e soprattutto quelli, tanti, provenienti dalla Sicilia, e da Catania in particolare, vogliono solo andare in albergo a ripassare. Sperando che serva.
Ci sono in gioco 100 posti a tempo determinato nell’organico di mamma Rai, e tanto per cambiare i disagi sono maggiori per chi arriva dal Sud. Una collega sbarcata da Treviso dice che logisticamente Bastia è ben collegata. Beata lei. Un’altra collega che arriva da Cosenza, non la pensa allo stesso modo. Gli alberghi ci sono, ma lo standard non è all’altezza. Qualcuno protesta e cerca sistemazioni migliori, altri si adattano e s’arrangiano.
La scelta della sede dell’Ente Fiere di Bastia Umbra per il “concorsone” è stata

molto contestata anche dall’Ordine dei Giornalisti, ma tant’è, indietro non si torna ed è lì che si svolge la prima prova dell’esame. Un quizzone di cultura generale, conoscenza del contratto e deontologia professionale che fa storcere il naso ai giornalisti specializzati in televisione, secondo cui la prima scrematura doveva essere fatta proprio selezionando chi conosce meglio il mezzo radiotelevisivo.
Almeno, dal punto di vista organizzativo, l’esame è un orologio svizzero: i quasi quattromila giornalisti accorsi per tentare l’impresa (un migliaio tra gli iscritti neanche si sono presentati: erano 4,900…) vengono selezionati per nome, suddivisi in tre capannoni dell’Ente Fiere di Bastia, e fatti accedere secondo un sistema di accessi che funziona perfettamente: fila lunga nella misura, ma sostenibile nella durata, riconoscimento in tempi ragionevoli, consegna del materiale. Vengono sigillati i telefonini, rigorosamente spenti. Viene consegnata una busta con un codice a barre e i dati personali, un pennarello e, in un secondo tempo, il foglio con le risposte multiple, infine quello delle domande. Poi si comincia.
Prima perplessità: nella convocazione si diceva esplicitamente che la durata del test, comprese le operazioni di riconoscimento, sarebbe stata di sei ore, con inizio alle 10,30. Ma intorno alle 11,45 si comincia e si scopre che il tempo a disposizione per rispondere ai 100 quesiti è di un’ora e un quarto. Per chi ha previsto tempi più lunghi, resterà il dubbio su cosa fare dopo.
Ma intanto c’è da rispondere alle domande, che spaziano, davvero, su tutto lo scibile. Chi ha passato tempo a studiare o a prepararsi, scoprirà ben presto che di quello che ha ripassato poco è utilizzabile. perché se da un lato è vero che ci sono domande al limite dell’imbarazzante (quali tra queste emittenti non è dedicata esclusivamente ai Bambini? Boing, Boomerang, Rai Yo-yo o Sat 2000?) è anche vero che ce ne sono altre francamente difficili anche per giornalisti di vecchio pelo. Per esempio: chi sono stati i candidati primi ministri nelle elezioni indiane del 2014? Di chi ha curato la campagna elettorale lo sceneggiatore della serie House of Cards? L’indice finanziario Hang Seng di quale paese è? Quale gruppo ha il terzo numero di deputati all’Europarlamento? Chi è l’attuale premier giapponese? E lì c’è poco da aver studiato, certe risposte o le sai o non le sai. Punto. Qualche giornalista con un po’ di carriera alle spalle ne esce infastidito: “E’ una gran presa per i fondellisbotta.
Dopo un’ora e un quarto, le solerti signorine dell’agenzia che ha curato il test ritirano pennarelli, domande e risposte. Curiosamente, il foglio con le risposte non viene sigillato in alcuna busta chiusa, rimane così, volante, identificabile inequivocabilmente attraverso un codice a barre, come un pacco di pasta al supermercato. Ma senza alcun tipo di protezione. Modificabile, quindi, sostengono i soliti seguaci delle teorie del complotto e del “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”. Basterebbe un colpo di pennarello per annullare una risposta, o per inserire una risposta giusta in una domanda lasciata in bianco (a proposito, tabella punteggi: 1 punto ogni risposta giusta, zero ogni risposta “in bianco”, -0,33 ogni errore). Il fatto che tre concorrenti potranno assistere alle operazioni di correzione non rassicura la stragrande maggioranza, che un po’ di puzza d’imbroglio la sente fin da quando è stata scelta come sede Bastia e sono stati dati solo 20 giorni per prepararsi al quizzone.
Resta il tempo per girarsi un po’ la zona: a Bastia c’è pochino, c’è chi va ad Assisi, chi prova a vedere Perugia, chi si rifugia in albergo a leccarsi le ferite o a cercare su Internet quante risposte ha sbagliato. O a programmare un viaggio di ritorno che non si preannuncia più agevole di quello d’andata.
Il risultato arriverà successivamente, in Rete. Solo allora si sapranno le convocazioni per la seconda prova: 400 fortunati, sopravvissuti alla Presa della Bastia, e che potranno ancora sperare di entrare nelle grazie della Rete pubblica nazionale. Alla fine, ne resteranno solo 100. Roba tipo “Highlander”.

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