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Cronache

Comitato per la legalità nella festa di S.Agata, “Più ordine, ma ancora ceroni accesi e abusivi”

«Quest’anno la presenza delle forze dell’ordine alla festa di Sant’Agata, è stata avvertita  in modo particolarmente forte, con riscontro positivo anche tra i cittadini». Lo ha dichiarato  Renato Camarda portavoce del Comitato per la legalità nella festa di S. Agata, che da anni si impegna insieme a numerose associazioni (Addiopizzo, Cittainsieme, Asaae, Asaec “Libero Grassi”, ANM, Assostampa, Banca Etica Sicilia Orientale, Catania possibile, Centro Astalli, Fondazione Fava, Coordinamento catanese di libera, Manitese Sicilia, Movi, Pax Christi) affinchè la festa agatina venga svolta nel pieno rispetto della legalità.

Questa mattina all’interno dell’Aula 13 del Monastero dei Benedettini è stato tempo di bilanci. Presenti anche il docente Nunzio Famoso, in rappresentanza dell’Università, la prof. Maria Teresa Ciancio della fondazione Fava,  Lorenzo Costanzo del Cna e Marco Gurreri di Mani tese

Renato Camarda evidenzia elementi positivi  come «l’intervento delle forze dell’ordine, presenti alla festa e durante la processione dei cerei, la tempestività con la quale è stato possibile ripulire le strade dalla cera, e l’esempio virtuoso delle isole di legalità, presso le piazze Palestro e Cavour».

«Il primo bilancio positivo – continua- è arrivato già negli scorsi giorni dal Sindaco, dalle Forze dell’ordine e dalla Chiesa, per i quali le associazioni dei cerei hanno rispettato il nuovo regolamento che prevede il rilascio di ricevute per le offerte, la decisione anticipata dei percorsi e l’assicurazione per i portatori di cera, mancano però dei dati concreti che possano fornire un’idea più chiara  di come siano andate le cose».

Una festa certamente più ordinata, e per la quale Camarda ringrazia caldamente le autorità e i cittadini, sottolineando l’impatto positivo della presenza del Comitato per i festeggiamenti con la presidenza di Marano, ma rimangono ancora irrisolti alcuni nodi che penalizzano ancora prepotentemente la festa agatina: «l’accensione dei ceroni e la questione dei venditori ambulanti. Entrambe le categorie, dietro alle quali si nasconde spesso la criminalità organizzata, non solo sabotano la legge, con un evasione fiscale di massa, ma intralciano il regolare svolgimento della festa. Se si registra una partenza della processione in anticipo di due ore, si deve notare però, che il rientro della Santa in cattedrale è avvenuto intorno a mezzogiorno, clamoroso ritardo rispetto agli anni precedenti».

Altro punto critico, il ritardo con la quale vengono stabilite le misure di prevenzione dell’illegalità della festa da parte del Comune, della Chiesa cattolica e delle forze dell’ordine: «sarebbe utile cominciare da Ottobre, piuttosto che dal mese di Gennaio».

«Lungo tutta la serata del 5 il divieto di accendere i ceroni non è stato rispettato».

«La zona della città nella quale si avverte maggiormente la necessità di intervenire sul problema dei ceri votivi accesi – sottolinea Camarda- è Via Caronda. Qui la festa registra un forte afflusso di partecipanti della festa e di portatori di ceroni, che bloccano la strada formando un vero e proprio “tappo”, specialmente giorno 5. Alcuni devoti incuranti delle indicazioni del maestro delle maniglie, si allontanano solo di qualche metro, per poi tornare prepotentemente sulle postazioni iniziali.  Si potrebbe, tra le altre soluzioni, pensare di modificare questa parte di percorso che rallenta l’intera processione, con ritardo più grave proprio di fronte alla chiesa della Mercede, come si è fatto per la salita di Via Garofalo».

«Chiaramente in queste condizioni – continua  Camarda – è difficile per le forze dell’ordine porre rimedio alla situazione, vietare che si accendano i ceri durante il corso della festa, perché un loro intervento potrebbe creare delle serie tensioni, ed è per questo che diventa necessario organizzarsi prima».

Il pericolo dei ceroni accesi viene inevitabilmente legato alla morte di due giovani, veri e propri martiri della festa agatina: Andrea Capuano, morto nel 2010, scivolando dal motorino sulla strada, resa viscida dalla cera, e Roberto Calì che che 2004 viene calpestato da una massa di devoti.

«Si comprende il legame tra il devoto e il cero acceso – spiega Camarda – ma non si tratta di una tradizione della festa, ma di un elemento introdotto negli anni ’80, un commercio di ceri alcuni di grosso peso, per i quali non viene nemmeno rilasciato lo scontrino».

Sul tema commerciale degli ambulanti abusivi, molti dei quali diventano tali, proprio in occasione della festa, si pronuncia Lorenzo Costanzo del Cna: «si verifica una totale assenza del pagamento del suolo pubblico, che toglie al Comune ben 30.000 euro, si tratta di  ambulanti privi di regolare licenza. Questo oltre che illegale, non assicura al cliente la qualità dei prodotti che consuma. Problema che si può risolvere con delle licenze temporanee e con la creazione di street food, ovviamente legali. Interviene inoltre la cattiva abitudine degli ambulanti di non pulire il suolo che occupano illegalmente, e per la quale si spende un totale 400.000 euro».

Soddisfatto dei suggerimenti accolti dal Comitato per i festeggiamenti, Renato Camarda avanza la proposta di «anticipare la programmazione da parte delle autorità a partire da Ottobre, creare  un coordinamento ancora più forte tra le forze dell’ordine, la chiesa e il Comune, stabilire un tavolo di dialogo fra tutti i soggetti della festa, identificare il percorso della processione come prioritario in termini di difesa dai ceroni e dai venditori abusivi, proibire il posizionamento dei venditori abusivi a partire dal giorno 3 e durante tutta la festa, curare le vie di fuga per i mezzi di soccorso, considerare la registrazione della carta di identità al momento dell’acquisto dei ceroni e offrire ai portatori di ceroni alcune concessioni in cambio di alcuni cambiamenti nei comportamenti».

Si aggiunge alla carrellata di proposte anche quella di Maria Teresa Ciancio della fondazione Giuseppe Fava di «portare la processione della Santa anche all’interno dei quartieri popolari, come Librino e San Cristoforo» e di Nunzio Famoso, il quale ritenendosi soddisfatto dei riscontri positivi raccolti nel corso del tempo, ritiene che parlare di legalità e festa religiosa a partire dalle scuole possa migliorare la festa cittadina».

«Esplicito e significativo – conclude Camarda – il paragone del prelato Don Corrado Lorefice, tra Sant’Agata e Don Puglisi, morto per mano della mafia. Obiettivo principale, rimane sempre quello di informare e responsabilizzare la città, con la speranza di migliorare significativamente la festa e liberarla dall’illegalità».

 

Foto: Elvira Bonanno

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