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Come trafficano i politici regionali

Già Scipio Di Castro nel 1600 avvertiva il vicerè Marco Antonio Colonna sulla incredibile temerarietà dei siciliani in fatto di maneggio pubblico. (…) I siciliani, scriveva “il Segretario” siciliano, sono in genere più astuti che prudenti e sottili investigatori dell’operato dei loro ministri, presumono come veramente fatto da costoro ciò che essi farebbero se fossero al loro posto.

L’antico vezzo degli Onorevoli del più antico Parlamento d’Europa è stato infatti sempre quello di “gestire” più che legiferare. A partire dagli anni 90 con l’erompere della crisi dei partiti della Prima Repubblica, il singolo deputato regionale si è trovato a operare sempre più come “imprenditore politico individuale”, facendo valere il suo potere di condizionamento ai fini della composizione delle maggioranze parlamentari. Gli intrecci emersi nell’affare Siremar sono solo l’ultimo esempio. Insomma chi più, chi meno traffica, per usare una espressione recente in tema di influenze. Nella terra di Pirandello, tutto si capovolge, perché qui i politici diventano lobbisti di sé stessi e i lobbisti, politici per le aziende. Invece, le autentiche attività di “lobbying” non “catturano” i decisori, ma li informano perché decidano più consapevolmente. Ma per questo ci vogliono nuovi lobbisti, nuovi politici e regole più chiare.

Nel Parlamento in cui si sancisce costituzionalmente e statutariamente il principio della rappresentanza degli interessi nel procedimento legislativo (art.12 Stat.), si perde il limite della “porta girevole” fra lobby e politica, perché il politico risulta un intermediatore di interessi, piuttosto che l’interfaccia del processo decisionale. Il ventre molle risulta l’apparato burocratico regionale. Già nel 2011 si registrò una sommossa parlamentare, guidata dall’attuale Presidente dell’Ars (La Repubblica, Mercoledì 1 giugno 2011) quando per primo il Direttore del Dipartimento all’energia emanò una circolare che prevedeva la “standardizzazione delle procedure e dei procedimenti”.

L’accesso agli uffici sarebbe avvenuto previa identificazione con documento e previa autorizzazione all’accesso da parte del soggetto con il quale interloquire. Il burocrate si sarebbe dovuto occupare pure della compilazione di una scheda informativa dell’incontro. Inoltre, i soggetti che rivestono cariche istituzionali, come i deputati regionali, i consiglieri comunali o quelli provinciali, avrebbero avuto accesso esclusivamente all’ufficio di gabinetto o alla direzione generale. L’improcastinabilità della circolare era dovuta ai presunti casi di corruzione di alcuni deputati regionali per “velocizzare” le pratiche.

L’introduzione del reato di traffico di influenze illecite rende oggi a maggior ragione cogente in Sicilia la regolamentazione-trasparenza dei processi decisionali negli assessorati. Proprio qui si gestisce il potere politico siciliano. Il prossimo Presidente della Regione che intende intestarsi la battaglia moderna e liberale per la Sicilia dovrà avere il coraggio di ripristinare la separazione politica dei poteri di fatto fra Parlamento e Governo.

Il prossimo Presidente dovrà realizzare le condizioni di contesto per rendere pubblici gli attori e la dinamica che conduce alla decisione sia politica che amministrativa. Infatti, nella sfera pubblica si svolge il contrasto tra i privati e si forma la domanda sociale da trasferirsi al corpo politico. Attraverso il confronto e la competizione degli interessi passa la decisione, la quale assurge a un livello di maggiore generalità quanto più il confronto è trasparente e tale da generare dinamiche positive di partecipazione. Solo nelle zone d’ombra vegeta il malaffare.

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