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Seltz Simone e Sale

Come siamo diventati tutti dei coniglietti incazzati?

È incredibile come siamo in grado di cambiare la nostra realtà a seconda del social in cui la raccontiamo. Fateci caso...

Sulla pagina Facebook di un importante centro commerciale italiano viene comunicato il concerto gratuito di una popolare cantante. Una cosa bella, direte voi, uno spettacolo di musica senza pagare il biglietto. E invece no. Ci sono almeno un centinaio di persone (si, le ho contate) a cui è partito l’embolo. 134 persone, incazzate nere, che minacciano di cambiare centro commerciale e augurano le peggio cose alla povera cantante in questione. Il motivo? L’artista non è di loro gradimento. Leggete alcuni dei commenti che sono arrivati con lo stesso tono con cui Franca Leosini leggerebbe i capi di accusa all’ergastolano di turno: “Sta cosa sarebbe na cantante, ma andasse a lavorare”, “Fate schifo voi e lei, da domani vado a fare la spesa in un altro posto”, “Mostruosamente mostruosa, odiosamente odiosa”. Manco a dirlo, tutti scritti in maiuscolo. Ora, per la cronaca, non stiamo parlando di una che canta alla Sagra della Polenta Taragna di Cologno, ma di una vincitrice di un Festival di Sanremo. E che ne è stato del grande adagio “Gratis macari u vilenu”?. Poco tempo fa, sulla pagina Facebook dello stesso centro commerciale, decine di persone si sono scannate per il firma-copie di una cantante uscita da un talent show. “È una falsa arrogante”, “Ignorante sarai tu!”, “Quella castellana di tua madre” e un attimo dopo erano lì a maledirsi le famiglie. In tanti anni non è mai successo” mi dice al telefono la direttrice del centro. E invece eccoci qua, anno del signore 2019: non ci sono più le mezze stagioni (ciao, Greta), le patate ormai sono un cibo per ricchi e ci auguriamo la morte perché mi proponi un concerto gratuito di una cantante che non mi piace.

Ma voi li avete mai letti tutti i commenti che si trovano sulle pagine Facebook di Repubblica, Il Corriere, l’Huffington Post o Il Fatto?
“Salvati 20 migranti”: dovete crepare tutti!
“Belen in costume”: sei solo una tro*a.
“Le spiagge più belle della Sicilia”: mafiosi di mer*a.
“Vince 1 milione al gratta e vinci”: te li devi spendere in medicinali.
“Ambra si sposa con Allegri”: schifosa lei e orrendo lui.
“Arriva il Gay Pride”: vi darei fuoco.
“Finale di Europa Leauge”: ci vorrebbe una bomba.
Ho letto di gente che invitava Antonellina Clerici a ficcarsi le tagliatelle di nonna Pina, una ad una, lì dove non batte il sole, perché aveva detto, in un’intervista, di voler invitare a cena Matteo Salvini.

Come te li immagini questi vomitatori seriali di odio, questi dispensatori di vaffanculo? Magari soli, frustrati, uomini di mezza età chiusi nel buio di un monolocale. E invece no! Clicca sulle foto che accompagnano i “Crepa!” e troverai profili insospettabili: dolci nonnine che preparano la pasta al forno la domenica; capi scout che alternano Padre Pio e insulti razziali; ragazzine angeliche che vogliono salvare le sequoie e gli scoiattoli del Canada ma che darebbero volentieri fuoco al barbone sotto i portici. Sono gli stessi che si fanno i selfie con le orecchie da coniglietto o il muso da gattino.

Su Instagram dolci coniglietti e su Facebook capre sataniche. Ma guardali, che patatoni, con quel delizioso nasino, quegli occhi a cuore pieni di lucciconi, quella vocina da folletto e quelle vocali allungate. Ma ciaoooo! Uomini e donne, anche piuttosto maturi, pronti a mostrare a tutti quanto sono pucciosi. Sessantuno anni di zuccherosità! Una dolcezza tutta da ostentare, perché io sono così: a-do-ra-bi-le! Ma solo da un verso della fotocamera. Dall’altra parte spero che Diletta Leotta venga accerchiata in un vicolo da 32 senegalesi che – subito dopo – dovranno ricevere una castrazione chimica ma A CASA LORO!111!

È incredibile come siamo in grado di cambiare la nostra realtà a seconda del social in cui la raccontiamo.
Pensiamo che un selfie possa dire tanto di noi, farci conoscere, descriverci, amplificare una caratteristica che crediamo di possedere. Ma pensiamo anche che un breve commento non ci rappresenti fino in fondo. “Sono solo parole”, come diceva qualcuno. In fondo era solo un momento di rabbia. Un minuto. Un’oretta. Un pomeriggio. Una vita.

Su Snapchat e Instagram siamo dolci coniglietti, dacci una carotina!
Su Facebook, invece, sai dove te la devi mettere quella carota?

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Simone Rausi

Belle camicie e brutti tagli di capelli dal 1986. Scrive storie. Ascolta musica orribile. Guarda troppe serie tv. Ha scritto per radio, tv, pubblicità, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale. Il suo ultimo romanzo, Libera per tutti, ha un cactus che vola in copertina. Leggerezza. Ma con le spine.

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