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Come costruire un buon rapporto genitori-figli

Punizioni degradanti e modalità di risoluzione dei conflitti

I figli spesso imparano cose ben diverse da quello che i genitori vorrebbero insegnare loro, attraverso punizioni e lezioni di vita. 

Seguendo la “GUIDA PRATICA ALLA GENITORIALITA’ POSITIVA” di SAVE THE CHILDREN possiamo fare alcune riflessioni:

Le punizioni fisiche e le altre punizioni degradanti, indeboliscono il legame tra genitori e figli e compromettono lo sviluppo emotivo del bambino.

I genitori hanno il compito di proteggere i propri figli da ogni pericolo, ma quando li feriscono fisicamente ed emotivamente, leggono questo come mancanza di protezione. Un rapporto di fiducia reciproca è alla base della genitorialità positiva, e la sua mancanza è indice di difficoltà emotive e comportamentali.

I bambini hanno bisogno di sapere che sono apprezzati anche se sbagliano e non sono perfetti. Le punizioni degradanti possono essere percepite come un rifiuto da parte delle persone di cui si ha più bisogno. La percezione di questo rifiuto può generare nei figli sentimenti di rancore ed ostilità, che non riescono ad esprimere direttamente, ma attraverso altro: cominciano ad avere paura dei genitori, a mentire e a dire bugie per difendersi. Tale esperienza può avere effetti negativi sulla loro autostima.

Questo modello di risoluzione aggressiva del conflitto diventerà un modello che il bambino tenderà a riprodurre nei propri rapporti attraverso vissuti di aggressività, bullismo e comportamenti antisociali.

I bambini che subiscono punizioni fisiche hanno più probabilità di sviluppare ansia e depressione, di fare uso di droghe ed alcool, di sviluppare disturbi psichiatrici e mentali.

Le punizioni psicologiche sono altrettanto pericolose

 Vi è un alta probabilità che sviluppino introversione timidezza, bassa autostima e remissività.

Il principio fondante della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza afferma che, in tutte le decisioni relative ai bambini e agli adolescenti l’interesse superiore del minore deve essere una considerazione preminente (articolo 3).

Tutelare il minore contro ogni forma di violenza fisica o mentale.

Occorre comprensione, empatia, gioia, calma, sostegno, neutralità, risolutezza, sicurezza, rispetto, prontezza, lungimiranza, perseveranza, fiducia. Sei un bravo genitore se sai rispettare e assecondare i bisogni, e riesci a farti stimare e farti riconoscere come guida.

Nella risoluzione dei problemi potrebbe essere un buon punto di partenza:

  1. capire cosa provano e cosa pensano i bambini,
  2. far sentire loro il proprio affetto,
  3. fornire dei punti di riferimento ed individuare gli obiettivi educativi a lungo termine,
  4. avere un approccio che cerca di risolvere e capire i problemi piuttosto che punire.

Spesso gli adulti di riferimento sono sottoposti a vari stress, e tendono ad imporre il “subito” nell’esecuzione di alcune azioni quotidiane quali vestirsi, lavarsi, entrare in casa o semplicemente “ubbidire”.
I bambini invece hanno bisogno di calma, e di capire il perchè devono fare determinate cose in quel preciso momento.

Quando agiamo sotto stress non agiamo in modo lucido e spesso tendiamo ad urlare e reagire con rabbia, dicendo cose che non vorremmo… questo indebolisce il rapporto con il bambino.

Come possiamo reagire in modo più costruttivo?

Concentrarsi su cosa vogliamo insegnare a lungo termine e non sul problema momentaneo, che sicuramente ci sta procurando un senso di impotenza, disperazione e reazioni emotive incontrollabili.

I bambini di fronte alla rabbia dei genitori e alle minacce cosa provano?

Paura? Si sentono mortificati, feriti? Questi, come reazione emotiva immediata piangono e si agitano sempre più, reagiscono esattamente come gli adulti, non riuscendo più a controllarsi.

I bambini imparano a gestire lo stress osservando i genitori

I problemi immediati dovrebbero essere un’opportunità per insegnare qualcosa per il futuro. Quali caratteristiche dovrebbero avere in futuro i nostri figli, e quali valori vorremmo insegnare loro?
Rispetto, empatia, fiducia, sicurezza…? Si può!
Comunicando con loro con gentilezza, senza ricorrere alla violenza fisica e verbale, tenendo sempre conto dei loro sentimenti, fornendo loro strumenti per raggiungere i loro obiettivi in modo autonomo e responsabile.

 

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Alessia Nestori

Catanese di nascita ma romana di adozione e studi. Psicologa laureata presso ‘La Sapienza’ di Roma, specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Psicoanalitico Lacaniano presso l’Istituto Freudiano di Roma. Dopo la laurea ho frequentato l’ABA di Roma, Associazione che si occupa di Disordini del Comportamento Alimentare, conseguendo una specializzazione in “Clinica Psicoanalitica dell’Anoressia-Bulimia e dell’Obesità”. Ho portato la mia esperienza clinica in progetti sul “Benessere Psicologico” presso alcune Farmacie. Appassionata anche di Psicologia Giuridica, dopo un master presso l’AIPG (Associazione Italiana di Psicologia Giuridica) di Roma di cui sono socia, ed un corso biennale di formazione in Psicodiagnostica, ho collaborato con l’USSM (Ufficio Servizi Sociali Minori area Penale) di Catania. Attualmente lavoro presso la Corte di Appello di Roma come Psicologo ex art. 80 per il Ministero di Giustizia negli Istituti Penitenziari.A Catania, la mia città, che non voglio abbandonare, collaboro con la Procura del Tribunale per i Minorenni, e con il Punto Luce che fa parte del circuito di Save the Children, dove mi occupo di un progetto sulla genitorialità “Spazio Mamme” ma dove i papà sono i benvenuti. Sono convinta che per il benessere dei figli occorra la partecipazione di tutti gli adulti di riferimento. La mia passione per la fotografia, i viaggi, l’arte, il cinema, il teatro e la moda, mi permette di ritrovarmi e ricaricarmi. Il mio vivere in volo tra Roma e Catania è probabilmente la mia energía e la fonte di ispirazione, come ogni viaggio in cui porti sempre qualcosa di nuovo dentro.
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