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Operazione Time Out, in provincia di Catania domina l’omertà I NOMI – FOTO e VIDEO

A due giorni dalla presentazione della nuova associazione antiracket (giovedì mattina, al Cortile Platamone di Catania, alla presentazione di grandi personalità, da Enzo Bianco a Ivan Lo Bello, a Tano Grasso), l’ultima indagine della Procura della Repubblica “scoperchia” una amara verità: l’omertà è ancora molto diffusa. Come ad Adrano.

“Quanto dobbiamo pagare? 500 euro. Va bene, se non dobbiamo fumare non fumiamo”: questo stralcio di intercettazioni, riferite dal sostituto procuratore Assunta Musella, la dice lunga sul costume in voga in un grosso centro del catanese, un tempo noto anche per essere uno dei “lati”, assieme a Paternò e Biancavilla, del cosiddetto “triangolo della morte”. Una lunga carneficina, decine e decine di omicidi, che ha attraverso questo pezzo di terra sicula per anni e anni, in particolare negli anni Settanta e Ottanta. Ha aggiunto il sostituto Pasquale Pacifico: “esiste un fenomeno estorsivo a tappeto, ma non vi è stata per nulla collaborazione da parte delle vittime delle estorsioni”. Insomma, una situazione allarmante.

Dalle conversazioni – ha spiegato il sostituto Musella – emerge chiaramente che il fenomeno delle estorsioni è molto diffuso, ma si avverte anche la particolare rassegnazione da parte delle vittime che si sottomettono”. Si fanno rinunce, e non poche, pur di assecondare gli estortori.

Questo viene fuori dall’inchiesta “Time out”, illustrata oggi in conferenza stampa, alla presenza anche del facente funzioni, dopo la partenza di Giovanni Salvi, della Procura Michelangelo Patanè, accanto ad investigatori e inquirenti: l’indagine ha portato oggi all’esecuzione di otto misure cautelari eseguite dalla squadra mobile della questura di Catania e dal commissariato di Adrano. Colpito il gruppo degli Scalisi, alleati della “famiglia” Laudani. Ad Adrano, secondo gli inquirenti, la “mala” si è divisa gli affari: da una parte il “pizzo”, dall’altro la droga.

Il capo indiscusso Giuseppe Scarvaglieri, “Pippu ‘u zoppu”, reggeva le fila del clan nonostante sia in carcere da diverso tempo per una condanna all’ergastolo. Da dietro le sbarre avrebbe imposto le direttive e avrebbe “designato anche il suo rappresentante a piede libero”: il suo figlioccio Giuseppe Santangelo (morto per cause naturali la scorsa estate). Non sarebbero mancate nemmeno le fibrillazioni fra gruppi diversi: “tra le due cosche che operano ad Adrano –ha spiegato il sostituto Pacifico- c’è una distinzione netta. Scalisi si occupano delle estorsioni ai commercianti, Santangelo traffico di droga. Recentemente l’anno scorso fu realizzata operazione ‘binario morto’, traffico di droga, i soggetti coinvolti erano della cosca Santangelo. Vi è una distinzione molto netta, che garantisce sopravvivenza in situazione di pace tra le cosche che operano nel territorio. Scalisi come gruppo tende ad avere una spiccata autonomia rispetto ai Laudani, abbiamo riscontrato dei contrasti nelle intercettazioni, tra chi dovesse essere il reggente in stato di libertà tra Giuseppe Santangelo (investito da Scarvaglieri) e Coco Francesco che invece era stato indicato quale soggetto deputato a raccogliere la leadership dai Laudani. Questi contrasti sono stati oggetto di discussione serrata e ha consentito di delineare l’organigramma”.

 

I nomi degli arrestati

  1. SCARVAGLIERI Giuseppe, (cl.1968), inteso “Pippu ‘u zoppu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

  2. MACCARRONE Pietro, (cl.1969), inteso “Fantozzi”, pregiudicato, Sorvegliato Speciale di P.S.;

  3. COCO Francesco, (cl.1977), inteso “Ciccio mafia ”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

  4. DI PRIMO Alfio, (cl.1967), inteso “Pisciavino”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

  5. SEVERINO Pietro, (cl.1957), inteso “ ‘u Trummutu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

  6. DI MARCO Gaetano, (cl.1962), inteso “Caliddu”, pregiudicato;

  7. DI GUARDIA Massimo, (cl.1986), pregiudicato, già detenuto per altra causa;

  8. DI MARCO Davide, (cl.1987), pregiudicato, già detenuto per altra causa;

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Redazione

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