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Cronache

Codice etico Ars, Fava: “È un’opera di bene”

L’Assemblea regionale siciliana, con il voto di oggi in Commissione Antimafia, si abbrevia il percorso che porterà la nascita di un codice etico. Fine ultimo è produrre un documento che definisca  doveri e obblighi per tutti i parlamentari. 

«Non si tratta di un “gentleman agreement” né una mera ed astratta elencazione. Ma di un insieme di principi e di divieti immediatamente vincolanti»,  spiegato il Presidente Claudio Fava. Il Codice è destinato ad essere parte integrante del Regolamento dell’Assemblea regionale.

Il testo finale vede il contributo determinante degli esperti della commissione antimafia, ossia il professor Nicola Gullo, il presidente Bruno Di Marco, il dottor Tuccio Pappalardo, il dott. Vittorio Bertone. Il documento si articola in quattro titoli e 23 articoli che mirano a stigmatizzare qualsiasi atteggiamento rivolto a svilire le finalità del mandato parlamentare. Partiamo dalle ipotesi di conflitto di interesse al clientelismo, dalla pratica di influenze indebite al divieto di accettare regali. Il codice prevede anche un graduale impianto sanzionatorio, dal richiamo alla censura, fino all’invito alle dimissioni dalle cariche istituzionali dell’Assemblea. Particolarmente interessante, anche sotto il profilo giuridico, è l’inserimento di una “codifica” del conflitto di interesse e del clientelismo. Tali comportamenti, come ha detto Fava, “vanno a vantaggio di singoli o dei propri amici a danno dell’interesse pubblico.”

Il Codice presenterà sanzioni

Il Codice prevede anche, attualmente caso unico nel panorama degli organi legislativi regionali, un sistema di sanzioni. Quest’ultime andranno dal richiamo orale fino all’invito rivolto all’interessato a dimettersi da cariche istituzionali interne all’Assemblea. Le sanzioni saranno comminate da un Comitato etico nominato dal Presidente dell’ARS, garantendo la presenza dei gruppi di minoranza.

«Ovviamente – ha spiegato Fava – non è possibile imporre dimissioni da cariche interne, né tantomeno dalla carica di deputato, poiché questi sono atti rimessi alle sensibilità dei singoli. Doveri, divieti e sanzioni immediatamente applicabili fanno di questo codice uno strumento di concreto decoro parlamentare e un presidio di
legalità. La Commissione si era impegnata a produrre il testo finale ad un anno dal proprio insediamento: è un impegno che ha voluto mantenere!».

«Pensiamo che il lavoro prodotto -conclude Fava – sia il contributo più utile per ricordare domani il sacrificio del giudice Giovanni Falcone: non fiori ma opere di bene. E questo codice, per la politica siciliana, è un’opera di bene».

Per entrare in vigore, il Codice dovrà divenire parte del Regolamento interno dell’Assemblea, previa approvazione a maggioranza degli aventi diritto, quindi di almeno 36 deputati.

E.G.

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Redazione

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