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Milazzo, CNA: a Catania si lavora 258 giorni all’anno per pagare le tasse. Colpa del comune

E se è vero che a Gorizia il 17 settembre si festeggia il tax free day, vale a dire il giorno in cui l’imprenditore può finalmente cominciare a destinare i guadagni aziendali all’impresa e alla propria famiglia, a Catania bisogna attendere il 7 settembre.

Anche quest’anno l’osservatorio del Cna, confederazione nazionale della Pmi, rende noto il suo studio sulla tassazione della piccola impresa “Comune che vai fisco che trovi” che analizza 124 comuni italiani, a partire da tutti i capoluoghi di regione e di provincia prendendo a riferimento una impresa individuale, con cinque dipendenti, 430mila euro di fatturato e 50mila euro di utili prima delle imposte. L’impresa italiana tipo.
Il Cna misura il Total Tax Rate il peso complessivo del fisco; per quest’anno la media nazionale si attesta al 60,9%: il 3,6% in meno rispetto al picco toccato nel 2012 (64,5%) quando fu introdotta l’Imu. A produrre principalmente questa diminuzione – tra il 2012 ed il 2106 – la deducibilità completa dall’Irap del costo dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato e l’esenzione dalla Tari delle aree destinate alla produzione di rifiuti speciali.

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Il dato nazionale sulla pressione fiscale rimane confortante «ma a Catania si registra un triste primato» ha dichiarato Andrea Milazzo segretario provinciale del Cna Catania commentando i dati.

«Seppure nel resto del Bel Paese sia stata registrata una riduzione Catania va in controdenza – continua Milazzo – scala due posizioni e da sesta si attesta al quarto posto assoluto dietro Reggio Calabria, Bologna e Roma con un total tax rate pari al 68,5%. Determinante è il peso delle imposte comunali»
Dal confronto con le medie nazionale e regionale ma soprattutto con Enna e Trapani, i comuni capoluoghi isolani più virtuosi emerge che per imposte locali versate – IMU, TARI, addizionale comunale – un imprenditore di Trapani versa €  , ed uno di Enna € 5.366, mentre un imprenditore catanese raggiunge l’incredibile quota di € 10.991

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«L’IMU versata da un imprenditore catanese è pari al 162 % della media nazionale al 187% di quella versata da un imprenditore di Enna e al 208% di uno di Trapani – continua Milazzo – Il dato relativa alla TARI è, se possibile, ancora più impressionante: il 186% rispetto alla media nazionale, il 313% rispetto al dato ennese, il 347% rispetto a quanto pagato da un imprenditore trapanese.»

«Ed a queste cifre va aggiunta la beffa della doppia imposizione ovvero del costo ulteriore per lo smaltimento dei rifiuti speciali cui si provvede a proprie spese.»

L’associazione suggerisce 3 proposte, per migliorare il sistema tributario

  • la detassazione degli immobili strumentali destinati alle attività produttive o quanto meno la totale deducibilità dell’IMU dal reddito d’impresa (oggi ferma al 20%),
  • l’utilizzo delle risorse provenienti dalla spending rewiew e dalla lotta all’evasione per ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro,
  • l’introduzione di una misura premiale che riduca l’imposizione sul reddito incrementale rispetto al reddito “ideale” stimato dagli studi di settore

Se Catania si trova in queste condizioni la colpa è del governo regionale ma soprattutto cittadino. Da tempo il Cna denuncia lo stato precario in cui versano le aziende, Andrea Milazzo chiede interventi al sindaco di Catania «Crediamo che la amministrazione Bianco debba finalmente passare dalle parole ai fatti ed attuare quanto promesso in occasione della Assemblea 2015 di Cna Catania ovvero modificare il regolamento comunale ed escludere dalla base impositiva della TARI le aree destinate alla produzione in via prevalente di rifiuti non assimilabili a quelli urbani comprese le superfici adibite a magazzini, così come sancito da un apposito chiarimento ministeriale del 2014».

 

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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