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Claudio Fava, un impegno, un seggio

Nel suo famoso “La mafia comanda a Catania” aveva scritto che i catanesi ammirano chi è più furbo, anche impercettibilmente. Ecco, forse era veramente autobiografico quel lavoro di Claudio Fava alla luce di quanto è successo in queste ultime settimane.

I dati finali dicono che Fava ha il suo seggio all’Ars mentre tanti giovani che hanno dato l’anima per lui restano fuori dall’assemblea regionale siciliana. Un ennesimo capolavoro dello sceneggiatore già impegnato con mediaset per fortunate serie antimafia e che ora ritorna in Sicilia dopo essere stato eletto nell’ultima tornata elettorale in Lombardia per SEL.

Quindi malgrado le attese il dato finale della lista Cento Passi è inferiore a quanto gli si attendeva come riferito anche su molti giornali stamattina. Ma Claudio Fava tira dritto e si dice orgoglioso di avere superato lo sbarramento, addirittura!

Insomma la sinistra è questa, in Sicilia e anche in Italia. In mezzo alle polemiche, ad un Pd ormai in frantumi, in mezzo ad accuse che volano sul web e vie etere quel che resta della sinistra siciliana, si riunisce attorno un personaggio a metà strada fra cinismo e retorica antimafia. Cosa faranno adesso Fava e company?

Ci si aspetta un azione di opposizione inflessibile e di controllo. Insomma la vecchia storia della legalità in Sicilia. Ne vedremo delle belle, auguri.

“CHE TRISTEZZA AVERE RAGIONE
Almeno a Catania numericamente parlando la lista 100 Passi è andata peggio dell’equivalente del 2012.
Con una piccola differenza che in quest’esperienza ultime elezioni c’era l’alleanza con D’Alema e Bersani. Forse questi due i veri vincitori di queste elezioni.
L’alleanza con gli scorrimenti del PD è stata l’ennesima sconfitta della Sinistra.
Come era stato ampiamente detto e anticipato.
Ps a scanso di equivoci io il mio dovere del voto l’ho compiuto.”, si legge in un post dell’avvocato Goffredo D’Antona.

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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