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Cronache

Circolare Salvini, la replica del Centro Sociale Colapesce

Riceviamo e pubblichiamo la replica all’articolo sulla circolare di sgombero del Ministero dell’Interno resa nota dalla pagina facebook del Centro Sociale Colapesce.

La replica.

“L’immobile è privato. Si tratta dell’ex Hard Rock Cafè divenuto di fatto sede di partito di Potere al Popolo.”

«Queste sono le uniche parole che Debora Borgese, dall’alto del suo giornalismo, ha voluto dedicarci all’interno di un articolo pubblicato su “L’Urlo” e in cui passa in rassegna i posti occupati a Catania a scopo non abitativo. Posti che dovrebbero quindi rientrare nelle mire delle politiche repressive che Salvini vuole attuare a partire dal 5 settembre.

L’ipocrisia è una cosa che ci ha sempre provocato un senso di sdegno, soprattutto se appartiene a un giornalista, perché, e i nostri tempi ne sono testimoni, modifica la percezione della realtà nei confronti di chi legge e si informa quotidianamente con questi articoli. È così quindi che l’ex Hard Rock, abbandonato da 12 anni e di proprietà del colosso finanziario Unicredit (non proprio un privato qualunque…) si limita ad essere un posto privato che ospita abusivamente riunioni di un partito, che poi partito non è, ignorando la centralità invece che ha da un punto di vista sociale questa occupazione.

Forse perché lontana dal progetto politico di Potere al Popolo, un soggetto politico nato dalla spinta di tante esperienze come il CPO Colaesce che, spesso proprio in posti occupati, offrono alternative sociali dal basso in quartieri difficili, è con consapevolezza che ignora tutte le attività che si svolgono all’interno del Colapesce.

Si ignora il doposcuola popolare, l’attività più partecipata dalle famiglie del quartiere che nel tempo è diventata punto d’incontro e di socialità tra bambini di diverse nazionalità, che piuttosto che crescere per strada ritrovano un punto di riferimento per crescere in nome della solidarietà e dell’uguaglianza. Si ignora lo sportello di supporto ai lavoratori, in cui con un avvocato si da una mano a chi si ritrova costretto a lavorare in nero o in grigio, o chi semplicemente nonostante un contratto, viene sfruttato. Si ignora lo sportello di supporto ai migranti, strumento per riparare una delle tante falle del sistema d’accoglienza italiano con cui si cerca di far acquisire documenti a tutte quelle persone che per un motivo o per un altro, pur con tutta la volontà, non riescono ad ottenerlo. Si ignora la raccolta indumenti rivolta a tutte le famiglie in difficoltà. Si ignora anche l’offerta culturale, che fisicamente è rappresentata da uno studio di registrazione a disposizione di chi in questa città cerca di emergere ma non ha gli strumenti per farlo, ma anche da tutte quelle assemblee, presentazioni di libri e concerti che puntualmente trovano ospitalità in questo centro popolare, in cui spicca senz’altro l’esperienza del teatro popolare e il laboratorio di poesia.

Ci domandiamo, dunque, se con questo articolo la Borgese abbia espresso delle preferenze di centri sociali e dunque, per esclusione ma anche per evidenza, abbia dato indicazioni di sgombero alla Questura. Certo, la cosa ci fa ridere. In ogni caso, attendiamo la Borgese a braccia aperte, al CPO Colapesce, così magari la prossima volta prima di parlare sarà meglio informata sulla realtà».

~DB

 

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Redazione

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