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Vedova uccisa al cimitero, dopo 3 anni la svolta: figlio inchiodato dal DNA – VIDEO

Una lite furibonda tra le cappelle del cimitero di Catania, poi i colpi alla nuca e alla schiena con sassi da 23 e 18 chili. Così Angelo Fabio Matà, sottufficiale 43enne della Marina Militare, avrebbe ucciso la madre il 7 gennaio 2014.

E’ questa la ricostruzione della Polizia di Stato che, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Sturiale, ha arrestato stamattina l’uomo, accusato di omicidio con l’aggravante di aver commesso il fatto contro l’ascendente.

Un pomeriggio come tanti altri, in cui la vedova 59enne Maria Concetta Velardi si reca nella cappella di famiglia accompagnata dal figlio. Poi, la tragedia. matà2Sono le 16:20 quando il 118 riceve la telefonata di una signora che avvisa di aver trovato una donna ricoperta di sangue. In sottofondo, le urla del figlio.

Una violentissima aggressione avvenuta in due fasi – spiega il dirigente della Squadra Mobile Antonio Salvago – la donna è stata colpita inizialmente alla nuca, poi trascinata in un vicoletto tra le cappelle e ferita diverse volte con due sassi pesantissimi”.

matà3Tre anni di indagini in cui gli inquirenti hanno escluso il coinvolgimento delle quattro persone inizialmente indagate, due delle quali di cittadinanza rumena. Fondamentali, per concentrare tutti sospetti su Matà, sono state le analisi della Polizia Scientifica. Dalle sue tracce di sangue sotto due unghie della vittima fino a quelle sullo sportello dell’automobile. Ma non solo.

Quella che gli investigatori tracciano come una “messinscena” comincia quando Matà si allontana dal cimitero, si reca senza apparente motivo dal meccanico e poi al bar dove compra un caffè per la madre. A insospettire immediatamente è l’anomalia del suo comportamento rispetto alle abitudini che Salvago definisce “assillanti”. Infatti, il sottufficiale non avrebbe mai lasciato la madre da sola al cimitero e solitamente, quando lontano, le telefonava ripetutamente. Eppure, il 7 gennaio 2014 porta con sé il cellulare della madre.matà5

Interrogato lo stesso giorno dell’omicidio, in seguito il 10 gennaio e il 10 febbraio, Matà si è sempre dichiarato innocente. Eppure a testimoniare il litigio con la madre sono tre persone che sentono le loro urla tra le cappelle. A non corrispondere, inoltre, sarebbero gli orari indicati dall’uomo. Secondo l’analisi dei tabulati, la vittima sarebbe stata aggredita tra le 15:30 e le 15:45, quando cioè l’indagato dichiara di trovarsi all’esterno del cimitero. Una condizione smentita dalle indagini.

Com’è possibile che l’uomo non si sia macchiato i vestiti di sangue? Secondo gli inquirenti, avrebbe sferrato un primo colpo alla nuca per stordirla. Poi, l’avrebbe trascinata lontano da “occhi indiscreti”, causandole diverse abrasioni nella parte inferiore della schiena, e le avrebbe inflitto i colpi di grazia con i due pesantissimi sassi tenendosi a debita distanza. Dopo 45 minuti di agonia, la morte.

matà1La motivazione del delitto sarebbe legata a dissidi personali tra i due. L’uomo, cioè, avrebbe nutrito forte rancore nei confronti della madre perché considerata un ostacolo alla realizzazione dei suoi progetti di vita. Una pagina drammatica della cronaca catanese che tre anni fa colpì l’opinione pubblica: Maria Concetta Velardi sarebbe morta così, a un passo dalle tombe del marito e del figlio Lorenzo, in un pomeriggio d’inverno.

Il VIDEO
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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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