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“Voto Sì e mi piace Marchionne”. Ciccia, il nuovo volto del Pd renziano

Incontro Giulio Ciccia in un bar di via Crociferi, davanti a un caffè. Tiro fuori il notes e una penna, attivo il registratore del cellulare: “Ti sto registrando”. “Ok”.
Intervistare Giulio Ciccia sul referendum non è impresa facile per uno che come me sostiene convintamente  – e nel merito –  il No. Più che un’intervista è un corpo a corpo. Hai davanti un renziano ortodosso della prima ora, membro della direzione provinciale del Pd, convinto sostenitore del Sì. E di Renzi: “Ho preso la mia prima tessera nell’anno in cui è nato il Pd. Da allora sostengo Renzi. Del resto, come lui, anch’io provengo dagli ambienti ex Margherita”.
Ok Ciccia, partiamo dalla domanda delle domande, perché voti Sì al referendum.
«Vorrei prima fare una premessa sul contesto…»
Prego…
«Occorre partire dalla fase politica in cui ci muoviamo: abbiamo un governo che sta mettendo in atto delle grandi riforme che segnano sicuramente un passo in avanti rispetto all’immobilismo degli ultimi anni. E la riforma costituzionale si muove in questa direzione»
Mi fai un esempio di “grandi riforme”?
«Penso per esempio alla “Buona Scuola” o al “Jobs Act”, riforme che hanno prodotto dei risultati»
Sui risultati potremmo discutere. Ma torniamo all’immobilismo: ha senso muoversi per muoversi?
«Non ho detto questo. Dico che noi seguiamo una linea riformista e che queste riforme si muovono dentro questa visione di cambiamento».
Sì ok, ma se non piacciono a nessuno qualche problema ci sarà?
«Non è vero che non piacciono a nessuno».
Prendiamo per esempio gli insegnanti, sono alquanto arrabbiati
«A me non sembra che siano arrabbiati…»
Tu non vedi dissenso nei confronti delle riforme? Non vedi un calo di popolarità di Renzi?
«Vabbè ma si sa che governare logora… Anche se penso che nei confronti di Renzi non vi sia un calo di popolarità»
Non c’è un calo di popolarità?
«Diciamo che non è percettibile… Certo, c’è un po’ di disorientamento tra i nostri militanti e nel nostro elettorato ma è fisiologico. Ma con le nostre riforme stiamo sbloccando il paese, per esempio col Jobs Act»
Che, diciamocelo, piace molto a Marchionne e Confindustria e poco a quello che dovrebbe essere il vostro mondo di riferimento, per esempio la Cgil…
«A me non dispiace Marchionne…»
Vabbè, torniamo alla riforma. E’ davvero utile al Paese?
«Sì, perché rende l’Italia più snella, più competitiva e dinamica. E poi serve a riacquistare credibilità internazionale e in Europa…»
In che senso ci rende più snelli e veloci?
«Perché semplifica, sburocratizza. Ti faccio un esempio, oggi servono in media 700 giorni per fare una legge, con la riforma i tempi saranno molto più celeri.»
Ma il Lodo Alfano o la legge Fornero sono state approvate in qualche settimana, non sarà più che altro un problema di volontà politica?
«Anche. Ma superare il bicameralismo paritario con tutto l’orpello di “navette” e così via non può che aiutare l’iter legislativo…»
Parliamo del Senato. Perché non si è abolito al posto di renderlo un dopolavoro per nominati?
«Chiaramente questa soluzione è frutto di un compromesso con le altre forze politiche che hanno contribuito a scrivere la riforma. E poi il Senato rappresenta le autonomie territoriali come in altri paesi europei, per esempio la Germania…»
Con la differenza che in Germania, nel Bundesrat, i senatori hanno il vincolo di mandato. E poi quale territorio rappresentano i cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica?
«Questo in effetti è un vulnus, lo ammetto»
Chi l’ha scritta la riforma?
«Innanzitutto la ministra Maria Elena Boschi»
Ma Calamandrei diceva che quando il parlamento discute di riforme costituzionali i banchi del governo dovrebbero rimanere vuoti…
«Non sono d’accordo con Calamandrei»
Che ne pensi di chi, come D’Alema, si è messo di traverso?
«D’Alema è in malafede e in questa fase storica è pure inutile, il suo contributo non serve né al partito né al Paese. E poi dai, uno che fa le manifestazioni con Fini e Quagliarello»
Qualcuno però dice che questa riforma assomiglia a quella di Berlusconi
«E’ vero, ci sono molti punti in comune ma non vedo svolte autoritarie o filoautoritarie come sostiene qualche mio amico. Non li vedo nemmeno nell’intreccio con l’Italicum che considero un’ottima legge elettorale»
Anche il premio di maggioranza alla Porcellum?
«Il premio di maggioranza è necessario in un sistema bipolare o tripolare che sia»
E ti vanno bene pure i nominati?
«Diciamo che ne avrei fatti di meno»
E cosa pensi del famoso Articolo 70? Non ti sembra poco chiaro?
«A me sembra chiarissimo. Ridisegna le competenze delle Camere»
Qualcuno vede in questa riforma un orientamento preciso verso le privatizzazioni dei servizi e delle prestazioni pubbliche come la sanità o i trasporti
«Io sono assolutamente d’accordo con le privatizzazioni, possono rendere più efficiente il sistema… Solo chi è resistente al cambiamento può essere contrario»
Cosa accade se vince il Sì o se vince il No?
«Se vince il Sì avremo un paese più moderno, se vince il No non cambia nulla»
E Renzi dovrebbe dimettersi nel caso vincesse il No?
«No, ma dovrebbe avviare una verifica dentro il partito»
Cosa pensi di quelli del No?
«Alcuni ragionano nel merito ma altri sono in malafede»
Ah grazie, e io sono in malafede?
«No, o almeno non oggi»
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