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Centro direzionale di Cibali e la guerra delle opposte propagande – Fact Checking

Districarsi nella polemica sul Centro Direzionale di Cibali, per un cittadino medio come me, non è cosa semplice. Il rischio di soccombere alle versioni di parte è forte. Troppi richiami tecnici, storici e giuridici: il piano regolatore, le varianti. Una classica cosa per addetti ai lavori. Poi se ci mettiamo il clima politico tutto si fa più confuso. Le elezioni si avvicinano e tutti alzano il tiro. Ne viene fuori una guerra tra propagande dove ciascuno cerca, legittimamente, di affermare la propria verità. A scapito del merito. Da una parte l’amministrazione comunale, l’assessore all’Urbanistica Salvo Di Salvo e i sostenitori di Enzo Bianco. Dall’altra la variegata opposizione sociale, istituzionale e non. Un rumore di fondo caotico e insistente al quale ho voluto dare un senso. Ne è venuto fuori questo tentativo di Fact Checking.
I FATTI
Il 14 luglio, il sito Catania Bene Comune, riconducibile a Matteo Iannitti, già candidato sindaco di Catania, lancia un “allarme”: “La giunta approva la variante. Speculazione edilizia e finanziaria inutile alla città”.
variante
La “variante” si riferisce all’area del centro direzionale di Cibali, situata tra via Adelia, via Sabato Martelli Castaldi, via Nazario Sauro e via Damiano Chiesa, estesa circa 18 ettari, storicamente oggetto di appetiti speculativi, sin dai tempi dei Cavalieri del Lavoro. Si solleva un polverone. Se ne occupano le testate locali e persino Il “Fatto Quotidiano”. Sui social si scatenano gli oppositori di Bianco. Ma critico sembra anche qualche esponente della stessa maggioranza di Bianco come i consiglieri comunali Sebastiano Anastasi e Agatino Lanzafame e il presidente della municipalità in cui ricade l’area. 
area
Si scomoda persino un esposto del Partito Comunista Italiano del 1988, firmato da Vasco Giannotti e Adriana Laudani, in cui si denuncia la speculazione edilizia e finanziaria legata al centro direzionale di Cibali e ad altre grandi opere e gli interessi clientelari della Democrazia Cristiana. 
esposto
Ma c’è un però. La giunta non ha approvato alcuna variante. Ha votato, in data 10 luglio, una delibera che ha più un valore di indirizzo politico: una proposta di variante. La “variante”, quella vera, la approverà il consiglio comunale, dopo un lungo iter procedurale che prevede anche una fase di consultazione pubblica.
L’INCENDIO
Come se non bastasse si aggiunge un “giallo”. Due giorni dopo l’approvazione della delibera, nei giorni in cui va a fuoco tutta la Sicilia, vanno a fuoco pure i terreni oggetto della proposta di variante. Iannitti ipotizza un incendio doloso a fini speculativi, e sollecita un intervento della magistratura.
INCENDIO
C’è da dire che l’ipotesi, al momento, non ha alcun riscontro concreto. Ma ho trovato alcune testimonianze di residenti della zona che erano presenti sul posto al momento dell’incendio. E non sembrano accreditare l’ipotesi dell’incendio doloso a fini speculativi.
testimoni
Inoltre, per scoraggiare iniziative dolose,  in caso di incendio in zone boscate, la legge (sia regionale – n. 16 del ’96 – che nazionale) e le discipline vincolistiche prevedono il blocco dell’edificazione per almeno 15 anni.
Da BlogSicilia
Da BlogSicilia
Sono stato ieri sul posto, dal lato di via Cave Villarà, a scattare delle foto. Ho girato anche un piccolo video. L’area è recintata e se accedi sei perseguibile penalmente, dice un cartello del Consorzio centro direzionale di Cibali.
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E’ andata in fumo soprattutto la sterpaglia. Hanno resistito, per fortuna, gli alberi di pregio e quelli che Legambiente Catania, nella proposta formulata al Consorzio direzionale di Cibali (controllato da Bankitalia) nel marzo 2016, chiama i “boschi di Cibali”, ossia “lembi di vegetazione boschiva delle basse quote etnee caratterizzati da querceti caducifogli con copertura arborea e arbustiva superiore al 50%, tale da far rientrare questi lembi nella classificazione di bosco di cui alla L.r. 16/1996.”
Prima e dopo l'incendio
Prima e dopo l’incendio
La zona è degradata, abbandonata e sono presenti rifiuti. Lo ammette anche Legambiente,che propone di salvaguardare l’integrità naturalistica dell’area, ammettendo la possibilità di edificare solo nelle zone marginali e più prossime alle aree urbanizzate. Qui un estratto del doumento dell’associazione ambientalista:
Le aree con caratteristiche di bosco, anche se parzialmente deteriorate, vanno mantenute nella propria estensione ed integrità e valorizzate in quanto tali. Tali aree potrebbero assumere anche la funzione di “bosco sociale”, già proficuamente sperimentata in città quali Ferrara, per lo sviluppo di progetti partecipati di educazione ambientale. Occorre consentire la trasformazione edilizia soltanto delle aree marginali al nucleo centrale naturale e prossime alle aree già urbanizzate e alle arterie stradali. Nuove edificazioni possono essere consentite in quelle porzioni ove non compromettano il mantenimento dei valori naturali e l’uso sociale del territorio. Peraltro, la contiguità con aree già dotate di urbanizzazioni riduce i costi di realizzazione e, di conseguenza, consente di destinare all’uso pubblico maggiori territori.
Di contro, l’amministrazione comunale, il 10 luglio, ha deliberato una proposta che prevede una colata di 165.000 metri cubi di cemento. Che sono, è vero, circa la metà dei 330.000 metri cubi previsti nel piano regolatore originario, realizzato dall’architetto Luigi Piccinato nel ’69, ma sono un’enormità in una città che già risulta tra le 10 più “voraci” di suolo a livello nazionale. E soprattutto, come dice Dario Gulisano del Sunia, disattendono un indirizzo politico consolidato, presente – in teoria  anche nell’amministrazione, quello del consumo zero di suolo.
Su La Sicilia del 19 luglio, l’amministrazione, attraverso l’assessore Salvo Di Salvo, attacca gli oppositori del progetto, minimizza l’impatto dell’opera e sostiene che si destinarenno migliaia di ettari al verde e che verranno realizzate strutture destinate all’housing sociale e alle residenze universitarie. La realtà, però, sembrerebbe diversa. Sono previsti anche parcheggi, palazzine da 12 piani e aree commerciali.
parcheggi

E comunque, fa notare sempre Gulisano, housing sociale può significare tutto e il contrario di tutto. E nella proposta di variante del comune questo aspetto non è affatto chiaro.

La verità, dunque, sta come al solito in mezzo. Nel bel mezzo di una guerra tra opposte propagande.

p.s. Opinione personale: il documento di Legambiente contiene delle buone proposte e potrebbe essere una buona base di partenza. Auspico il coinvolgimento dei cittadini, dei residenti e dei soggetti sociali nella discussione sulla proposta di variante.

 

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