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Chiude l’Auchan, l’ira dei lavoratori: “È mafia”

Lo storico punto vendita di San Giuseppe La Rena al collasso. Si parla di "macelleria sociale"

È l’ora di raccontare i retroscena. Per troppo tempo siamo stati zitti, chissà se a Milano e in Francia sanno quello che sta succedendo a Catania. È una gestione mafiosa“. Sono quasi 110 i dipendenti dell’ipermercato Auchan di San Giuseppe La Rena che dal 1 maggio si troveranno senza lavoro. Un risvolto che, a parere di molti, era prevedebile.

Un punto vendita aperto da 20 anni. Poi, è arrivato il fratellastro a meno di un chilometro di distanza, quello del centro commerciale Porte di Catania. E tutti si sono chiesti: non si creeranno ipermercati di serie A e altri di serie B? Anni di sacrifici, raccontano i lavoratori, per far fronte alla crisi: contratti di solidarietà, decurtazione dello stipendio, clienti fidelizzati. Ma di quanto stesse realmente accadendo “non sapevamo nulla da un anno”, ci dice Francesco Munzone della Filcam Cgil. Fino alla giornata di ieri.

Ieri i dipendenti sono stati fatti uscire dal punto vendita con la scusa di un’assemblea – continua il sindacalista – e così, senza alcun preavviso, ci è stato comunicato che il 30 aprile l’Auchan di San Giuseppe La Rena chiuderà. Alla fine dell’incontro, le serrande erano abbassate. Abbiamo occupato la galleria dove si trovano un ristorante, un tabacchino, una parafarmacia, negozi di abbigliamento per bambini, elettronica e altre attività. Che fine faranno anche loro? Nessuno sapeva di questa chiusura. Ci hanno fatto uscire con un inganno”.

Hanno volutamente affondato il nostro ipermercato – ci raccontano altri lavoratori – non facendoci arrivare la merce, così il cliente man mano che non la trovava andava a Porte di Catania. Ci hanno intimidito con 34 lettere di trasferimento al Nord per ottenere la decurtazione dello stipendio e l’hanno ottenuto. Ci sono stati colloqui pilotati per trasferire una decina di persone allo Sma, lavoratori che non avevano nemmeno fatto la domandina e, dopo un colloquio di dieci minuti, il giorno sequente non c’erano già più. Sono stati salvati, seppur col ricatto della riduzione delle ore lavorative. Parliamo di un quadro generale in cui ci sono canali preferenziali per alcuni lavoratori, un clima di omertà e un pesantissimo silenzio sui retroscena. È un modo mafioso di gestire le cose”.

Solidarietà anche da alcuni dipendenti dell’Auchan di Misterbianco, oggi in piazza Università a protestare con i colleghi. “La sorte delle cento famiglie di San Giuseppe La Rena potrebbe essere la nostra domani”. Si tratta di molti nuclei monoreddito con part-time dallo stipendio medio di 800 euro mensili. “Sono separata, ho due figli e guadagno 750 euro al mese – ci racconta una lavoratrice – dal mese prossimo cosa darò da mangiare alla mia famiglia?”

La colpa è di chi ha autorizzato l’apertura dell’Auchan a Porte di Catania – insiste un’altra dipendente – di chi ha fatto trasferimenti per quel punto vendita prendendo lavoratori dal nostro ipermercato e da Misterbianco, di chi ci ha usati solo per le sostituzione ferie d’estate e ora non sa dove ricollocarci. Ma il fatturato dell’Auchan di Porte di Catania, adesso, è ovvio che salirà”.

Restano diverse domande: quale sarà la sorte del punto vendita di San Giuseppe La Rena? Ci sono acquirenti? Per i lavoratori è previsto un piano B? La solidarietà del sindaco Bianco e la promessa dei sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil di portare la questione all’attenzione nazionale non dovrebbero fare calare il silenzio sulla vicenda.

Ma oggi i lavoratori sono furiosi. Parlano di “un’azienda che ha agito con meschinità” e di “macelleria sociale”.

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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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