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GiudiziariaNews

Chiesto rinvio a giudizio per l’ex assessore Girlando. L’Accusa è tentata concussione

La Procura della Repubblica di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex assessore al bilancio Giuseppe Girlando. Con un’accusa molto grave:

…perché, in qualità di Pubblico Ufficiale ed in particolare di Assessore al bilancio e alle società partecipate del Comune di Catania, abusando della sua qualità nell’ambito della definizione della transazione dell’importo di euro 3.989.633, 39 tra l’Ente Pubblico e l’Ati costituita da Enel Sole srl-Siram spa-Simei spa e Cogei srl, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere Chirieleison Salvatore Gianluca, direttore generale della Simei spa, a promettere la propria indebita intercessione nei confronti del Consigliere Comunale di minoranza Manlio Messina affinchè lo stesso non ostacolasse l’approvazione da parte del Consiglio comunale della delibera di Giunta cd “Sostare” proposta da Girlando. Evento non verificatosi per cause esterne alla sua volontà ed in particolare per la resistenza della persona offesa. Con l’aggravante di aver cagionato alla persona offesa, Chirieleison Salvatore Gianluca, un danno patrimoniale di rilevante gravità consistito nell’ammontare della transazione suddetta non stipulata, pari ad euro 3.989.633, 39. In Catania, il 17.02.2016”.

L’inchiesta è stata condotta dal Pm Fabio Regolo. Il 3 febbraio prossimo ci sarà l’udienza davanti al Gip.

La nostra testata si era occupata della vicenda con un articolo del 25 maggio 2016.

La denuncia, in consiglio comunale di una delle pochissime voci di opposizione, quella di Manlio Messina ha evidentemente avuto sviluppi, non solo politici, ma anche giuidiziari. In attesa della risposta della Difesa dell’avv. Girlando, non possiamo non rimarcare la gravità dell’episodio che, al di là del dato giudiziario, sembrerebbe rivelatrice di un costume, di un modo di agire dell’amministrazione nei confronti di chi dissente, in particolare di chi fa – sul serio – opposizione. Un fatto gravissimo.

Non solo: come avevamo paventato in un articolo in occasione delle dimissioni di Girlando viene fuori una straordinaria coincidenza temporale fra le stesse e la richiesta di rinvio a giudizio. Come si dice: a pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca.

 

LA REAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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