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Che “Senso” ha la Festa di Sant’Agata?

Sant’Agata, evento autogestito? Le parti protagoniste sono tre: la chiesa, il comune ed i devoti. Per molti anni chi l’ha fatta da padrona sono stati (lo sono ancora?) i devoti che nel clou della festa hanno preso in mano le redini – per non dire le maniglie – e manifestare il loro potere. Attenzione, questa osservazione proviene da una voce autorevole, quella di Monsignor Gaetano Zito che a Catania è custode della cultura per la Curia. Negli anni ’70 e ’80 il mondo ecclesiastico, consapevole, si lascia scivolare tra le dita Sant’Agata e chi prende il sopravvento sono i devoti che rivendicano quasi una proprietà sulla Santa; poi accadono i fatti di cronaca, incidenti dovuti alla cera scivolosa sulla strada, la morte tragica di un devoto. La festa arriva perfino nelle aule dei tribunali, oggi l’interessantissimo articolo di Dario De Luca pubblicato su Meridio fa il punto proprio su questo: un giro di scommesse, la supremazia sulle candelore, la presenza accanto al fercolo dei boss e dei loro figli, la loro iscrizione nei circoli agatini, un bailamme che mette in ombra Agata.

Dove va a finire la sacralità della festa? Chi ne parla più? A domandarselo, in prima istanza, è la chiesa tramite i suoi figli laici e non già il comune di Catania. L’Ucsi, Unione Cattolica Stampa Italiana, ha promosso una tavola rotonda, coordinata dal presidente provinciale Giuseppe Adernò, per parlare dei nodi. Ci sono tanti interrogativi, si sta tentando di ritrovare la retta via ma c’è ancora tanta strada da fare.

«Il sacro non si può comunicare ed è facile equivocare» ha detto Don Paolo Buttiglieri, consulente regionale Ucsi, che ha portato ad esempio (leggendolo) un esperimento mal riuscito di un articolo scritto da una giornalista. Il servizio, dal gusto più che altro new age, poneva l’accento su un’eventuale dimensione naturalistica dando l’impressione di parlare più che di una ricorrenza cattolica di una festa pagana.
«Certo, le luminarie ed i fuochi del 3 non sono il massimo della comunicazione. La festa dovrebbe essere più veloce» suggerisce Buttiglieri.

Il fatto è che la festa di Sant’Agata non si può cambiare, né lo si deve fare. La natura profonda di questa ricorrenza è legata alla cultura siciliana e nulla può avere a che vedere con i festeggiamenti ad esempio dei santi patroni del lombardo-veneto. Però certe procedure possono essere modificate, come è già avvenuto nel passato. Le considerazioni di Monsignor Zito fanno riflettere «le parti in causa sono tre, e ognuno è portatore di un interesse specifico, questi tre comunicatori non si intendono tra di loro – afferma – i devoti, ad esempio, sono convinti di possedere Sant’Agata e per manifestarlo hanno messo in essere atti di forza, ma Agata appartiene alla Chiesa (alla comunità Cristiana tutta NdR).»

Giuseppe Carbonaro presidente del gruppo Amici Del Rosario porta il suo contributo. Lui è alla guida dei devoti aderenti al gruppo di preghiera diocesano, il cui statuto risalente al 1995 porta la firma dell’allora Arcivescovo Luigi Bommarito. Gli amici del Rosario pregano e lo fanno tutto l’anno. Appuntamento ogni martedì per recitare il rosario, sì, ognuno vive Sant’Agata a suo modo ma ci sono anche loro che celebrano la loro devozione in maniera continuativa e si sono conquistati nel tempo il loro spazio. «Nel 1992 eravamo in tre, l’anno successivo in 12, nel ’95 ventuno – afferma – noi siamo cresciuti e ci siamo formati perché ci siamo avvicinati alla chiesa. All’inizio creavano dei cordoni per non farci avvicinare, pensavano che “abbracciandosi” noi ci saremmo demoralizzati, ma negli anni le cose sono cambiate ed ora mi sento amato».

Assente alla tavola rotonda il comune, seppure fosse previsto l’intervento di Luigi Maina, presidente del comitato esecutivo per i festeggiamenti di Sant’Agata.

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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