Cronache

C’era una volta l’arazzo dell’Università

Quando la ragione serve la fede e viene lasciata all'incuria degli elementi

Un triste spettacolo in Piazza Università.

L’antichissimo arazzo con lo stemma della dinastia degli Aragona completamente distrutto nella sua parte bassa. Quello che si è offerto questa mattina ai cittadini che per un motivo o un’altro sono passati da piazza Università. L’arazzo è un gioiello antico di inestimabile valore. Normalmente collocato nell’aula magna affrescata da Giovan Battista Piparo insieme al prestigioso podio accademico.

Si potrebbe a lungo discutere sull’utilità di un omaggio reso da quella che dovrebbe essere l’istituzione della scienza, della logica e del pensiero, ad una manifestazione che per quanto grandiosa riguarda la religione e la fede.

Si potrebbe discutere sul principio che lega laicismo e religiosità.

Come mai quest’anno è andata così?

Che se ne parli bene o male è indiscutibile che la festa in onore di Sant’Agata coinvolga tutta la città. Che si sia devoti o no, autorità laiche e religiose ne vengono coinvolte. Qualche anno fa è stato stimato che per importanza e affluenza è la seconda festa al mondo dopo la Santa Muerte in sud America, e sicuramente la più importante in Europa. Non servono i dati alla mano per capire che mai come quest’anno Catania è in fermento, popolosa di forestieri e frenetica. Il maltempo che da anni caratterizza i tre giorni di festa con temperature molto basse, quest’anno si sta dimostrando particolarmente inclemente e anche questo è sotto gli occhi di tutti.

Sant’Agata. G.B. Tiepolo. Berlino
Emblema di incuria

Ragionamenti di tipo laicistico o filosofico rischierebbero di essere infruttuosi e probabilmente inutili. Vittima inconsapevole, evidentemente, della pioggia abbattutasi a Catania durante la notte, l’arazzo diventa l’emblema di una incuria, di un menefreghismo imperdonabile!

Poco importa se si tratti dell’originale o sia una copia usata per l’occasione.

Ipotesi quest’ultima  per cui usiamo tutta la fede di cui siamo capaci. La questione inspiegabile è che l’arazzo sia stato tenuto li tutta la notte. Perché? Lasciato alla mercé degli elementi.

La devozione istituzionale, discutibilissima questione, vale lo spettacolo deprimente con cui la sede universitaria si presenta questa mattina? Quanto costerà il restauro di un tale manufatto? Bisognerà andare a ricercare, se ancora esistenti, trame e ordito originali, filo di seta e maestri ricamatori. Il danno è enorme perché non si tratta di ricucire uno strappo. Siamo curiosi di sapere come andrà a finire.

Noli offendere patriam Agathae

Questo sta diventando Catania. Una città che monta luminarie sicuramente belle e complesse senza preoccuparsi dei marciapiedi pieni di immondizia.

Una città che si occupa di devozione cieca senza affiancarla alla cura che questa devozione dovrebbe generare.

Eppure secondo la leggenda è stata proprio la sua patrona a ordinare che non si offendesse la sua patria. Comandamento sacro e nobile che non riguarda solo gli insulti o le aggressioni. Non offendere significa non ferire, non colpire, non umiliare. Non basta scendere in carrozza per rendere omaggio alla Santuzza ma adoperarsi tutti insieme per rendere la sua casa, la nostra casa quello che è, quello che merita.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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