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Cena con gli invisibili, in servizio con i volontari tra le strade della città

Sono le 19:00. Come ogni sabato, i volontari della Chiesa di Santa Maria di Ognina, si preparano per girare tra le vie della città, alla ricerca di chi ha bisogno di cibo e di un orecchio capace di ascoltare.

In occasione di questo giro settimanale, ad accompagnare  Antonella, Maurizio e Caterina,  per il servizio di unità di strada, ci sono anche io.

Con le nostre pettorine azzurre, raggiungiamo la mensa della Caritas, dove troviamo il capogruppo Matteo Cusimano, che ci rifornisce di tè e cibo.

Sono circa settanta pasti divisi in sacchetti di plastica, e in ogni singolo pacco c’è un panino, della pasta e un dolce. In macchina ci sono anche delle coperte.

«Si fa attenzione a non imbottire il pane di carne -spiegano i volontari-  perché molti senzatetto sono di religione musulmana».

La prima tappa che raggiungiamo è Piazza Verga, dove due uomini, hanno tutta l’aria di essersi fermati li appositamente per aspettarci.

Sono catanesi. Ci chiedono più sacchi di cibo, da portare a casa per la famiglia. Una volta afferrato il pacchetto, ci sorridono e si allontanano istantaneamente, dopo averci ringraziato.

Dall’altra parte della piazza, un ragazzo seduto su una panchina, non si avvicina, tiene il viso basso, lancia un’occhiata rapida verso la nostra macchina, per poi rivolgere di nuovo lo sguardo a terra.

E’Antonella a intuire che nonostante l’apparenza, anche il giovane, come tanti altri, può aver bisogno di cibo, così insieme agli altri volontari, si avvicina con cautela.

L’impressione della volontaria non era sbagliata, il ragazzo ringrazia e timidamente si allontana con il pasto ricevuto.

In macchina, si continua il percorso per raggiungere le zone della città dove più facilmente è possibile reperire chi si trova in difficoltà, vivendo di elemosina e del cibo, che generosamente gli viene donato.

Le aree che prevedono una più vasta quantità di senza fissa dimora sono Piazza Falcone, Via IngegneriVia Etnea, Via Luigi Sturzo, Via Calatabiano, Viale Mario RapisardiCorso Sicilia e Piazza della Repubblica, ma durante il tragitto, che prevede la fermata per ognuna di queste tappe, la macchina e le divise colorate, attirano l’attenzione di molti lavavetro, ai quali chiediamo se vogliono del cibo.

Qualcuno non accetta, ma la maggior parte di loro ci accoglie con grandi sorrisi, e richiamando i compagni dall’altro lato della strada, avvisano dell’arrivo del cibo.

Nessuno si allontana dalla macchina dei volontari senza mostrare un sorriso pieno di riconoscenza.

I volontari dall’altra parte, non dimenticano mai il sorriso di Khalid, un giovane musulmano, che al Viale Mario Rapisardi, si guadagna da vivere, vendendo fazzoletti di carta.

«Ho cambiato angolo di strada – spiega- perché dall’altra parte del Viale, non riuscivo più a lavorare. Sono in Italia da molti anni, e ho rispetto per le feste cristiane, perché anche se da musulmano non le festeggio, sono comunque un momento di gioia per gli altri».

Lasciamo Khalid e il suo carismatico sorriso, per entrare in un panificio che solitamente fornisce cibo invenduto ai volontari.

Del pane, qualche pizzetta e dei pezzi di colazione, rimpolpano i sacchetti pronti per la distribuzione.

Dalle scale del palazzo occupato di Via Calatabiano, scende un ragazzino, che imbarazzato, ci ringrazia per poi rientrare nel buio androne dell’edificio.

E’ un altro ragazzino ad aprire una saracinesca di Via Luigi Sturzo, dentro la quale vivono almeno altre otto persone in collocazioni di fortuna.

Ci spostiamo al Corso Sicilia, dove i clochard sembrano insofferenti al freddo, e con il viso pietrificato non si mostrano aperti a dialogare con i volontari, che cautamente si avvicinano per donare del cibo.

Qualcuno sembra riconoscente, altri rimangono avvolti tra le coperte che li sollevano a pochi centimetri dall’asfalto.

«Non tutti – spiega Maurizio- si affidano a delle strutture per dormire in stanze, con la speranza di togliersi dalla strada, perché questo significherebbe sottostare a delle regole, mentre in molti desiderano totale libertà. Altri invece, non sempre vengono accolti dalle strutture, per le quali ci sono posti limitati».

La macchina dei volontari viene circondata da italiani ed extracomunitari quando attraversa Via Etnea e Piazza della Repubblica.

La gente chiede del cibo per le famiglie. Io e i volontari cerchiamo di districarci  al meglio, per distribuire rapidamente i pasti ancora caldi e per versare del tè.

In Piazza della Repubblica, una coppia di giovani bulgari chiede dei vestiti per sé e per le bimbe, che giocano spensierate attorno a mamma e papà.

La donna racconta di aver vissuto a Catania per sei anni, lavorando come badante, mentre il marito era muratore:

«siamo tornati in Bulgaria per qualche mese e adesso che siamo tornati a Catania abbiamo perso tutto, viviamo nelle baracche e speriamo un giorno di avere una casa, soprattutto per le nostre bimbe piccole. Facciamo la doccia alla Caritas, ma non sempre troviamo dei vestiti. Non possiamo tornare in Bulgaria, perché li sarebbe anche peggio».

Le lacrime interrompono il racconto della donna che appare visibilmente provata, nonostante Caterina e Antonella provino a confortarla. La donna non comprende perché non può avere degli abiti, nonostante le sue continue richieste, così le volontarie le spiegano che non sempre i vestiti bastano per tutti, e che certamente verrà presto aiutata.

La serata è tutta una sequenza di volti, che silenziosamente avanzano, chiedendo del cibo che ricambiano con un timido e sincero sorriso, prima di sparire nel nulla.

Diversamente identificati come clochard, barboni, senza fissa dimora, vagabondi o senzatettosono loro gli invisibili che la città di giorno ignora, e che improvvisamente appaiono, raccogliendosi davanti a un pasto caldo.

Con l’assalto finale agli ultimi pacchi rimasti, il giro del sabato sera si conclude qui.

«E adesso che abbiamo distribuito tutti i pasti – concludono i volontari- ci sentiamo felici e arricchiti ».

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