L'opinione

C’è un nuovo gregge in giro, il “gregge social”

Social network e piattaforme di messaggistica i loro prati, il "gregge social" pascola con lo smartphone

La generazione 2.0 riesce a smanettare correttamente, ma smette di vivere. Il “gregge social” cresce ogni minuto di più e nessuno lo ferma. Alzare il naso dallo smartphone sembra proprio un enorme sacrificio

Si pensa sempre con più malinconia agli anni passati, quelli in cui il cellulare era un mattone e serviva solo per le chiamate urgenti. Oggi lo smartphone, ultimo erede dei vecchi cellulari, serve principalmente per pascolare online. La nuova generazione è un “gregge social”.

Perché gregge?

Semplice da spiegare. Accedendo ai social, si nota in modo evidente che la società odierna segue l’altro in un giro infinito, come un cane che si morde la coda. Ad ogni evento climatico, ad ogni cambio stagione, ad ogni serie tv o film riproposto, partono sistematicamente le lamentele.

Proprio negli ultimi mesi, il post più in voga è stato “auguri a te e famiglia”, soppiantato da “cosa postate per San Valentino?”, con una chiara allusione alle coppie poco fedeli.

Poi vi sono gli scontri tra fandom. Che sia una serie tv, una saga letteraria, un attore, un cantante o un genere musicale, i battibecchi non mancano. Anzi, si riesce anche a minacciare chi non condivide i propri gusti.

Ma a far da padroni indiscussi sono i video: divertenti, ironici, strani, gattini, cagnolini, scherzi e non dimentichiamoci delle ricette. Capita sempre di più di vedere video con persone che cadono, sbattono, scivolano, o qualsivoglia tipo di incidente, perché hanno il naso bloccato sullo smartphone. Sui social gira proprio di tutto e di più.

Perché accade tutto ciò?

La società si è evoluta regredendo, così come aveva postulato Einstein. Per spiegare ciò partiamo dall’inizio: i neonati. Non esiste più la pazienza di intrattenere i neonati che piangono, semplicemente o si piazzano alla tv o si da’ loro uno smartphone o un tablet. Tuttavia, occorre sottolineare, che molti sono i genitori che lavorano entrambi.

Le immagini colorate, con musiche e rumori, attirano la loro attenzione, smettono di piangere e costruiscono il primo passo per entrare, a pieno titolo nel “gregge social”.

Osservando gli scolari delle elementari salta all’occhio la differenza sostanziale con appena 20 anni fa. Si passa dalle figurine dei giocatori e la bambole a “guarda il mio ultimo video”.

In breve, il consumismo porta tutti noi a dimenticare come costruire una personalità forte, un membro della società che sappia comunicare senza schermo touch.

Internet era nato per creare dipendenza?

Semplicemente no. Non stiamo qua ad approfondire le tesi complottistiche dell’utilizzo di web da parte di CIA ed FBI. Il web è un’invenzione che poteva, e può, dare conoscenza a 360°. Purtroppo i generatori delle cosiddette “fake news”, nate per far sorridere e poi degenerate, portano uno scompiglio incontenibile.

Tuttavia, se usato correttamente, il web è una fonte inestimabile di conoscenza, ma bisogna distillarne l’utilizzo. Inoltre bisogna ricordarsi che esistono mezzi di conoscenza basilari, formati da cellulosa e inchiostro, i famosi e temuti libri.

Oggi si dimentica che la propria libertà finisce là dove inizia la libertà altrui.

Questa dimenticanza è imputabile ad internet? No. Questa dimenticanza è imputabile all’uso sproporzionato di internet, alla comunicazione verbale caduta in disuso, alla mancanza di rapporti umani.

Qualche nostalgico crea immagini dove si sottolinea che un momento è bello viverlo, non fotografarlo e postarlo; un piatto è meglio gustarlo che fotografarlo; una conversazione è più vera se “fatta face to face” e non con messaggi vocali.

Al “gregge social” bisogna ricordare che c’è sempre il modo di cambiare strada, basta diventare la pecora nera.

 

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